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“Il sentiero dei profumi” e le fragranze che diventano un linguaggio comunicativo

Cristina Caboni ha pubblicato Il sentiero dei profumi (per Garzanti) nel 2014, ma io ho scoperto questo libro solo qualche tempo fa, frugando come solito tra gli scaffali della libreria, incuriosita proprio da quella copertina che mi ricordava altri testi simili e che mi erano particolarmente piaciuti.

La vita mi ha messo alla prova. Ma con l’iris ritrovo la fiducia. La vaniglia mi fa sentire protetta. Perché i profumi sono la mia strada.

Per Elena Rossini i profumi non sono solamente delle fragranze da spruzzare sul corpo, ma soprattutto un sentiero da seguire e in cui credere, a differenza delle persone di cui, invece, non si fida più. La ragazza ha un passato difficile che l’ha segnata nel suo rapporto con gli altri, ma anche una vita decisamente “impegnativa”. Elena, infatti, discende da una antica famiglia di profumiere e comincia ad accostarsi a quest’arte grazie alla nonna, la persona che veramente l’ha cresciuta e da cui è stata abbandonata dalla madre perché il suo nuovo marito, Maurice, non l’ha voluta riconoscere come figlia. Come se non bastasse, pure il suo presente fatica a trovare la giusta direzione, soprattutto dopo aver scoperto che il suo compagno Matteo – con cui immaginava e progettava un futuro – l’ha tradita con un’altra donna. 

L’odio è un sentimento molto complesso. Si odia ciò che si desidera intensamente e non si può più possedere, si odia ciò che non si comprende, quello che sembra troppo distante. Odio e amore sono troppo vicini, i loro contorni sfumati, non hanno confini chiari.

A Elena non resta altro che rifugiarsi a Parigi dall’unica persona che per lei c’è sempre stata, la sua migliore amica Monique. Neanche a farlo apposta, sarà proprio lei ad aiutarla a riprendersi e – involontariamente – a farle conoscere anche Cail, un uomo affascinante e misterioso che, con la stessa delicatezza delle rose che ama coltivare, non solo entrerà nella vita di Elena fino a darle il giusto ordine, ma nello stesso tempo le farà capire anche cosa lasciarsi alle spalle.

Pepe nero. Allerta i sensi, raduna la forza interiore. Insegna che quando la strada sembra perduta, spesso è solo smarrita.

Per tutto il romanzo si susseguono delle evocative fragranze che sembra quasi di poter sentire attraverso la lettura. Elena è una ragazza con il dono (o il “naso”, come viene scritto nel libro) di capire quale sia il profumo perfetto per ciascuna persona, per questo lavora come profumiera e infonde fiducia a coloro che si affidano a lei. Le fragranze sono per lei un linguaggio in cui esprimersi, da preferire anche alle parole: sono rari, infatti, i dialoghi in cui lei lascia trasparire le sue emozioni e quanto prova, al contrario i riferimenti all’arte della profumeria sono davvero numerosi e molto spesso rappresentano un’espediente per poter costruire tutte le vicende che accadono. 

A differenza delle parole, gli odori arrivano dritti ai sensi delle persone. E’ l’olfatto il primo dei sensi in assoluto, perché si annida negli oscuri recessi dell’anima primordiale e reagisce alle sollecitazioni secondo una serie di archetipi olfattivi nati con l’uomo. E’ emozione pura.

Se da una parte le fragranze spingono Elena a scoprire la ricetta del “profumo perfetto” – appartenente alla sua famiglia e alle sue origini – dall’altra rappresentano anche una delle poche parti del romanzo davvero coinvolgenti e stimolanti (sebbene un po’ ripetitive se si pensa ai momenti di “consulenza” che la ragazza ha con le persone che invocano l’aiuto del suo “naso”). Leggendo il romanzo, appare chiaro fin da subito il carattere difficile e piuttosto “burbero” (ma sì, mettiamoci anche odioso) della protagonista: nonostante la sua straordinaria bravura con le essenze, Elena ha la “cattiva” abitudine di trattare male chi le sta intorno, un aspetto che può essere parzialmente giustificato dal passato le pesa dentro come un macigno, ma che a lungo andare nella lettura la dipinge quasi come una ragazza insoddisfatta e poco grata. La storia, a tratti, sembra anche quasi “irreale”: certo, ci troviamo in un romanzo rosa in cui ogni cosa può realizzarsi, ma leggere significa anche “sperare” in un risvolto di realtà, mentre in questo caso, più che altro, ci si chiede solamente come possa essere possibile che accadano certe cose. Insomma, alcune situazioni sono poco chiare e spingono più all’incredulità piuttosto che all’appagamento per l’esito positivo della storia, come ad esempio accade con la partenza di Monique o il rapporto con Cail. Il sentiero dei profumi si può leggere come il lungo racconto di un amore che ha tante sfaccettature: quello per i profumi, quello per la famiglia (qualunque essa sia), quello per i nuovi rapporti, ma è anche un romanzo che ha disatteso le mie aspettative: sulla scia de Il linguaggio segreto dei fiori &co, speravo che quella “magia” potesse ripetersi ancora, replicando anche l’atmosfera fatta di significati nascosti e poetici, ma così non è stato. Nulla da togliere al modo in cui è scritto, ma come storia – e lo dico con rammarico – purtroppo non ci siamo. 

Parole chiave:

  • Profumo: o meglio “i profumi”, gli elementi centrali di tutto il romanzo e attorno a cui ruota l’intera storia. Aiutano Elena a diventare più forte e indipendente, a cercare la sua anima, ma rappresentano anche una cornice che circonda la sua vita, proprio come le descrizioni delle fragranze che si trovano all’inizio di ogni capitolo e danno forma alle vicende che poi verranno raccontate. Il sentiero dei profumi insegna che il “profumo perfetto” esiste davvero, ed è quello che ci descrive e ci veste in maniera unica, pensato su ciò che vogliamo dire e trasmettere, per nulla lasciato al caso: «il profumo è il sentiero. Percorrerlo significa trovare la propria anima».
  • Monique: l’amica di Elena che tutte vorrebbero avere. E’ una donna determinata, forte e premurosa, un personaggio che non può non piacere fin dall’inizio. L’aiuta in diversi momenti, ma soprattutto a capire che il suo “naso” è un dono che deve sfruttare per far felice se stessa e le persone che la circondano.
  • Parigi/Firenze: le due città in cui si svolge la vicenda e che si incontrano per tutto il romanzo. Rappresentano il passato e il presente di Elena, ma si incrociano continuamente diventando dei pezzi di cuore in cui ritrova la sua vita.
  • Dizionario dei profumi: un piccolo scrigno di fragranze che si trova alla fine del libro e che arricchisce il romanzo con delle descrizioni che avvicinano ulteriormente il lettore a questo mondo, soprattutto perché ogni profumo ha una sua nota personale e una propria storia da trasmettere.
  • Delusione: ce ne sarebbero di cose da dire su questo punto, ma mi limito solamente a rinnovare il mio dispiacere per non aver trovato il libro che speravo di leggere. Mi auguro che qualcun altro possa riuscire ad apprezzarlo meglio di me.

Voto: 2 segnalibri su 5

Il sentiero dei profumi - Cristina Caboni

Titolo: Il sentiero dei profumi
Autore: Cristina Caboni
Editore: Garzanti
Lunghezza: 392 pagine
Prezzo: 12 euro
Trama: Elena non si fida di nessuno. Ha perso ogni certezza e non crede più nell’amore. Solo quando crea i suoi profumi riesce ad allontanare tutte le insicurezze. Solo avvolta dalle essenze dei fiori, dei legni e delle spezie sa come sconfiggere le sue paure. I profumi sono il suo sentiero verso il cuore delle persone. Parlano dei pensieri più profondi, delle speranze più nascoste: l’iris regala fiducia, la mimosa dona la felicità, la vaniglia protegge, la ginestra aiuta a non darsi per vinti mai. Ed Elena da sempre ha imparato a essere forte. Dal giorno in cui la madre se n’è andata via, abbandonandola quando era solo una ragazzina in cerca di affetto e carezze. Da allora ha potuto contare solo su sé stessa. Da allora ha chiuso le porte delle sue emozioni. Adesso che ha ventisei anni il destino continua a metterla alla prova, ma il suo dono speciale le indica la strada da seguire. Una strada che la porta a Parigi in una delle maggiori botteghe della città, dove le fragranze si preparano ancora secondo l’antica arte dei profumieri. Le sue creazioni in poco tempo conquistano tutti. Elena ha un modo unico di capire ed esaudire i desideri: è in grado di realizzare il profumo giusto per riconquistare un amore perduto, per superare la timidezza, per ritrovare la serenità. Ma non è ancora riuscita a creare l’essenza per fare pace con il suo passato, per avere il coraggio di perdonare. C’è un’unica persona che ha la chiave per entrare nelle pieghe della sua anima e guarire le sue ferite: Cail.
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“La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo”: quando causa ed effetto si confondono

La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo (in lingua originale: The Time Traveler’s Wife) è un romanzo pubblicato nel 2003 e scritto da Audrey Niffeneger, già autrice delle graphic novel The Three Incestuos Sisters e The adventuress. Henry DeTamble, il protagonista della storia, ha un’irregolarità genetica: suo malgrado, infatti, si ritrova a viaggiare nel tempo e a ripercorrere così diversi momenti della sua vita. E’ proprio durante una di queste “perlustrazioni temporali” che l’uomo conosce l’artista Clare Abshire, incontrata quando ancora era una bambina e per questo inconsapevole del peso della sua scomoda malattia.

Innanzitutto credo che c’entri il cervello. Credo che viaggiare somigli molto a un attacco epilettico, perché tende a succedere quando sono stressato, e ci sono elementi scatenanti che sono fisici, come le luci abbaglianti.

Punto cruciale della trama è il diciottesimo compleanno della ragazza, quando i due riescono a incontrarsi finalmente nel tempo presente per entrambi. C’è solo un problema: lei conosce ogni aspetto della vita del ventottenne Henry, ma lui, al contrario, sembra non sappia nulla di quella di Clare, colpa ancora una volta di quei viaggi temporali che recano più svantaggi che vantaggi. Ma se c’è una cosa che questo libro insegna è proprio la perseveranza, soprattutto quella di un amore sincero che è in grado di sfidare tempo e distanze.

«Sarebbe buffo» dice. «Io avrei tutti questi ricordi di esperienze che tu non faresti mai. Sarebbe come.. Be’, è come stare con qualcuno che soffre di amnesia. Infatti è così che mi sento da quando siamo arrivati qui.»
Rido. «Allora nel futuro tu potrai guardarmi vacillare dentro ogni ricordo fino a quando non li avrò collezionati tutti. Fino a che non avrò la collezione completa.»

La rarissima malattia genetica di cui soffre Henry si può dire sia il motore portante dell’intero romanzo. Viene chiamata in diversi modi, ma tutti quanti riconducono inevitabilmente a un grande difetto: si parla di “schizofrenia”, di “menomazione” (un termine che rievoca anche certi personaggi del teatro beckettiano), ma soprattutto porta il protagonista a essere una «persona cronologicamente disorientata». I viaggi temporali di Henry sfuggono a qualsiasi controllo e capitano quando meno se li aspetta; è incapace di capire dove andrà, per quanto resterà in un determinato posto e, addirittura, di portare dei vestiti con sé. Insomma, un vero disagio più che un particolare dono. La sua unica certezza è che la causa scatenante di ogni suo viaggio temporale è lo stress, per questo deve cercare qualsiasi espediente pur di rimanere ancorato al presente il più possibile («Le cose diventano un po’ circolari quando si è nei miei panni, causa ed effetto si confondono.»). Inutile dire che i protagonisti indiscussi del romanzo sono proprio Clare ed Henry. I due infatti, oltre a conoscersi sin dall’infanzia – sebbene in una maniera un po’ strana -, attraversano tutta la storia passandosi di volta in volta il ruolo di narratore in prima persona. Clare è essenzialmente un’artista che lavora sulla nostalgia: se da una parte crea sculture mettendo insieme diversi pezzi di materiali, dall’altra invece tenta di fermare il tempo che le sfugge con Henry proprio attraverso quell’arte che tanto ama fare. Entrambi portano sui loro corpi, sia esternamente che internamente, i segni dei traumi che hanno vissuto, come se le rispettive difficoltà fossero una sorta di documento personale della loro esistenza. Neanche a farlo apposta, Henry è proprio un bibliotecario: non solo ha a che fare con i libri, ma anche con gli archivi, i luoghi del “passato” per eccellenza.

Ho una cicatrice nel punto in cui mi ha sfiorato. (..) Un momento prima stavo guardando noi mentre entravamo nel camion e il momento dopo ero in ospedale. Quasi completamente illeso, in stato di shock. (..) Così, la mamma è morta e io no.

La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo è un romanzo molto originale che è in grado di rispecchiare la temporalità disordinata del protagonista della vicenda. La storia, infatti, non segue una linearità standard, piuttosto compie continui salti narrativi che ricreano nel lettore lo stesso stato di alienazione che è costretto a vivere Henry a causa della sua patologia. Le varie citazioni artistiche e letterarie, come anche le date e i fatti storici, rappresentano sicuramente un tocco in più a questa storia: oltre che a servire come una sorta di “certezza” in un racconto interamente bombardato dagli spiazzanti viaggi nel tempo, hanno il merito di dare un senso logico a una trama di per sé completamente irrazionale. Il romanzo è veramente lungo – forse l’unico aspetto negativo della lettura – e una “sfoltita” alle pagine non sarebbe stata male, ma questo è un difetto davvero misero considerando la particolarità dei fatti riportati e la maniera delicata con cui sono stati raccontati. La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo è la storia di una continua attesa e anche di un amore che supera il tempo e le distanze materiali, una lettura che va ben oltre il romantico e arriva a toccare il pensiero che la fisicità, in realtà, non conta poi molto se al primo posto si mettono dei sentimenti profondi.

Parole chiave:

  • Tempo: La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo è un romanzo che fa del “tempo” un tema centrale. Quest’ultimo non solo attraversa tutte le vicende, ma anche gli stessi protagonisti, come se l’intera storia non seguisse il normale senso lineare, ma fosse intervallata da rimandi in avanti e indietro che fanno ritornare a ritroso nel passato e proiettano anche verso il futuro. A questo proposito, è davvero evocativa la parte finale del libro in cui c’è una citazione tratta dall’Odissea in cui Clare è paragonata a una Penelope che aspetta il suo Omero. 
  • Trauma: quello che vivono Clare ed Henry sulla propria pelle, ma anche quello evocato dai fatti storici realmente accaduti (la nonna della protagonista che perde il fratello nella Seconda guerra mondiale; il riferimento alla tragedia delle Torri Gemelle: «un grattacielo bianco in fiamme. Un aeroplano, come un giocattolo, che lentamente vola contro la seconda torre bianca.»)
  • “Chiarezza”: una parola che rimanda al nome della stessa “Clare” e al nome della figlia che quest’ultima, dopo non poche difficoltà, riesce ad avere. La piccola, infatti, si chiama “Alba” e il suo nome è stato scelto consultando sia il “Dizionario dei nomi”, sia l’Oxford English Dictionary («Nome di alcune città rase al suolo dell’antica Italia»; «Una bianca città. Una fortezza impenetrabile su una bianca collina.»)
  • Arte: nel romanzo ci sono diversi riferimenti a questo argomento. Vengono citati, infatti, artisti, quadri, scrittori, opere letterarie e anche la fotografia.
  • Testimonianza: lo sfondo del romanzo che compare ai protagonisti come un ricordo di quanto è stato, soprattutto attraverso lettere e disegni.

Voto: 4 segnalibri su 5

La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo - Audrey Niffeneger

Titolo: La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo
Autore: Audrey Niffenegger
Editore: Oscar Mondadori
Lunghezza: 503 pagine
Prezzo: 11 euro
Trama: Clare incontra Henry per la prima volta quando ha sei anni e lui le appare come un adulto trentaseienne nel prato di casa. Lo incontra di nuovo quando lei ha vent’anni e lui ventotto. Sembra impossibile, ma è proprio così. Perché Henry DeTamble è il primo uomo affetto da cronoalterazione, uno strano disturbo per cui, a trentasei anni, comincia a viaggiare nel tempo. A volte sparisce per ritrovarsi catapultato nel suo passato o nel suo futuro. È così che incontra quella bambina destinata a diventare sua moglie quando di fatto l’ha già sposata, o sua figlia prima ancora che sia nata.
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