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L’effetto farfalla raccontato da Ray Bradbury

L’effetto farfalla, scientificamente parlando, prende le basi dalla “teoria del caos”, ipotizzata ufficialmente negli anni Settanta dal fisico Edward Lorenz e basata sull’idea che anche il disordine abbia le sue regole. Sostanzialmente, l’opinione è quella secondo cui dietro la semplicità e l’apparenza di un ordine prestabilito si trovi nascosto qualcosa di inconoscibile per cui non solo un evento vicino può avere conseguenze anche lontane, ma che variando le condizioni iniziali di un certo sistema quest’ultimo si evolverà quasi certamente in maniera inaspettata. Ma da dove deriva a sua volta questo pensiero? Per dare risposta a questa domanda bisogna tornare indietro al 1952 e citare il romanzo A Sound of Thunder di Ray Bradbury, un testo breve – ma veramente significativo – che ha avuto notevoli influenze culturali. Basti pensare a The Butterfly Effect, un film di fantascienza del 2004 diretto da Eric Bress e J. Mackye Gruber, che si apre con la celebre frase, offerta da una voce fuori campo, «Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo»; ma anche al meno conosciuto Il risveglio del tuono di Peter Hyams del 2005. 

FRANCE-LIBYA/
Immagine presa dal web

Ritornando al romanzo di Bradbury, invece, è proprio la camminata non prevista di un cacciatore su una Terra di milioni di anni fa (avvenuta durante un safari indietro nel tempo) ad aver portato alla creazione di un nuovo futuro diverso da quello previsto. Molti conoscono l’autore statunitense soprattutto per Fahrenheit 451 o Cronache marziane, poco per i suoi racconti, altrettanto interessanti da essere considerati ciò che di nascosto si trova sotto la punta dell’iceberg-mondo fantascientifico da lui narrato. Rumore di tuono è proprio tra questi, ma per “immergerci” meglio in questo testo, ecco alcune citazioni e la trama.

La scritta sul muro sembrò baluginare, come sotto una pellicola d’acqua calda in movimento. Eckels si sentì battere le palpebre sulla fissità degli occhi, e in quella momentanea oscurità la scritta arse:

SAFARI NEL TEMPO, INC.
SAFARI IN QUALUNQUE ANNO DEL PASSATO.
VOI SCEGLIETE L’ANIMALE.
NOI VI PORTIAMO LÀ.
VOI SPARATE.

Un muco caldo si raggrumò nella gola di Eckels, che inghiottì per mandarlo giù. I muscoli attorno alla sua bocca formarono un sorriso, mentre tendeva lentamente la mano nell’aria, e in quella mano sventolava un assegno di diecimila dollari verso l’uomo seduto alla scrivania.

Nel 2055 il mondo non è affatto come ci si potrebbe aspettare; oltre al nuovo presidente americano Keith, per i cacciatori che hanno nostalgia del passato esiste la possibilità di fare dei viaggi nel tempo per uccidere animali estinti. Ovviamente non in maniera gratuita, ma con un cospicuo pagamento che ammonta a 10.000 dollari. Uno dei personaggi di questo racconto è Eckels: non si accontenta di uccidere animaletti semplici, vuole un T Rex, una grandiosa uccisione per soddisfare le sue enormi manie di protagonismo. In teoria non ci sarebbe nulla in contrario, l’unica regola è che l’animale sia già destinato alla morte per non rischiare di modificare in maniera irrimediabile il futuro. Ma Bradbury non fa tutto semplice, anzi, inserisce degli elementi che fanno capire quanto sia azzardato giocare con il destino e il tempo, entità misteriose e ingestibili. Eckels vuole fare di testa sua, poco gli importa delle regole e delle guide: non solo ha un incontro-scontro con un T Rex che non dovrebbe morire in quel momento, ma cammina sulla “passerella” su cui è severamente vietato mettere piede. Queste due azioni, apparentemente insignificanti, sono destinate però ad avere enormi conseguenze, d’altronde – ci fa capire Bradbury – non si scherza con ciò che è più grande di noi, soprattutto se sfugge a qualsiasi controllo. Dopo aver cercato di salvare il salvabile – ma senza troppo successo – Eckels e le guide ritornano al loro tempo presente. Il mondo sembra come prima, apparentemente. Il protagonista, nonostante il racconto sia breve, riesce a mostrarsi in tutto il suo peggio: è una persona arrogante ed egoista, e questo lo dimostra anche quando si rifiuta di pulire gli stivali completamente sporchi di fango a causa di quanto successo durante il safari. Neanche a farlo apposta, è proprio sulla suola che si nasconde la variazione della storia. Là dove sembrava esserci solo acqua mista a terra, infatti, in realtà c’è una farfalla, proveniente non solo da quel delicato e suscettibile passato, ma anche morta prima del suo tempo. Però ormai è troppo tardi, il mondo non è più lo stesso.

Incastrata nel fango, emettendo un luccichio verde, dorato e nero, c’era una farfalla, molto bella, e molto morta.
«Non una cosa così piccola! Non una farfalla!» gridò Eckels.
La farfalla cadde sul pavimento, una cosa squisita, una piccola cosa che poteva sconvolgere gli equilibri e distruggere una fila di piccoli esseri e poi di grandi esseri e poi di giganteschi esseri, attraverso gli anni e il Tempo. La mente di Eckels vorticava. Non poteva aver cambiato le cose. Uccidere una farfalla non poteva essere così importante! No? […]
Non si mosse. Gli occhi chiusi, aspettò, tremando. Sentì Travis respirare forte nella stanza. Sentì Travis spostare il fucile, alzare la sicura, puntare l’arma.
Poi, un rumore di tuono.

Per saperne di più:

Ray Bradbury - Cento racconti

Titolo: Cento racconti. Autoantologia 1943-1980
Autore: Ray Bradbury
Editore: Mondadori
Lunghezza: 1372 pagine
Prezzo: 24 euro
Trama: «I racconti sono qui. Ce ne sono cento, quasi quarant’anni della mia vita. Contengono metà delle verità sgradevoli sospettate a mezzanotte e metà di quelle gradevoli riscoperte a mezzogiorno». Con queste parole Ray Bradbury ha suggellato la sua prima imponente antologia di racconti, uscita nel 1980 da Knopf con il titolo «The stories of Ray Bradbury». Scelte e ordinate dall’autore, queste cento storie disegnano un percorso affascinante nella produzione di Bradbury, scrittore poliedrico e al tempo stesso fedelissimo alle sue passioni e all’idea di arte come suprema forma di felicità. Tra i racconti campeggia, anzitutto, la fantascienza – una “fantascienza umanistica” che diventa riflessione morale sul presente, di cui mette in luce le contraddizioni – ma non solo: accanto alle storie ambientate nello spazio troviamo quelle dedicate a una stirpe americana di vampiri, racconti di dinosauri, avventure di viaggiatori nel tempo, robot che si fingono esseri umani, zombie, scheletri, adolescenti assassini, fenomeni da baraccone. L’intero continente del fantastico è battuto palmo a palmo sullo sfondo di quella provincia americana delle small towns di cui Bradbury è stato impareggiabile cantore, feroce e nostalgico insieme.
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“Il sentiero dei profumi” e le fragranze che diventano un linguaggio comunicativo

Cristina Caboni ha pubblicato Il sentiero dei profumi (per Garzanti) nel 2014, ma io ho scoperto questo libro solo qualche tempo fa, frugando come solito tra gli scaffali della libreria, incuriosita proprio da quella copertina che mi ricordava altri testi simili e che mi erano particolarmente piaciuti.

La vita mi ha messo alla prova. Ma con l’iris ritrovo la fiducia. La vaniglia mi fa sentire protetta. Perché i profumi sono la mia strada.

Per Elena Rossini i profumi non sono solamente delle fragranze da spruzzare sul corpo, ma soprattutto un sentiero da seguire e in cui credere, a differenza delle persone di cui, invece, non si fida più. La ragazza ha un passato difficile che l’ha segnata nel suo rapporto con gli altri, ma anche una vita decisamente “impegnativa”. Elena, infatti, discende da una antica famiglia di profumiere e comincia ad accostarsi a quest’arte grazie alla nonna, la persona che veramente l’ha cresciuta e da cui è stata abbandonata dalla madre perché il suo nuovo marito, Maurice, non l’ha voluta riconoscere come figlia. Come se non bastasse, pure il suo presente fatica a trovare la giusta direzione, soprattutto dopo aver scoperto che il suo compagno Matteo – con cui immaginava e progettava un futuro – l’ha tradita con un’altra donna. 

L’odio è un sentimento molto complesso. Si odia ciò che si desidera intensamente e non si può più possedere, si odia ciò che non si comprende, quello che sembra troppo distante. Odio e amore sono troppo vicini, i loro contorni sfumati, non hanno confini chiari.

A Elena non resta altro che rifugiarsi a Parigi dall’unica persona che per lei c’è sempre stata, la sua migliore amica Monique. Neanche a farlo apposta, sarà proprio lei ad aiutarla a riprendersi e – involontariamente – a farle conoscere anche Cail, un uomo affascinante e misterioso che, con la stessa delicatezza delle rose che ama coltivare, non solo entrerà nella vita di Elena fino a darle il giusto ordine, ma nello stesso tempo le farà capire anche cosa lasciarsi alle spalle.

Pepe nero. Allerta i sensi, raduna la forza interiore. Insegna che quando la strada sembra perduta, spesso è solo smarrita.

Per tutto il romanzo si susseguono delle evocative fragranze che sembra quasi di poter sentire attraverso la lettura. Elena è una ragazza con il dono (o il “naso”, come viene scritto nel libro) di capire quale sia il profumo perfetto per ciascuna persona, per questo lavora come profumiera e infonde fiducia a coloro che si affidano a lei. Le fragranze sono per lei un linguaggio in cui esprimersi, da preferire anche alle parole: sono rari, infatti, i dialoghi in cui lei lascia trasparire le sue emozioni e quanto prova, al contrario i riferimenti all’arte della profumeria sono davvero numerosi e molto spesso rappresentano un’espediente per poter costruire tutte le vicende che accadono. 

A differenza delle parole, gli odori arrivano dritti ai sensi delle persone. E’ l’olfatto il primo dei sensi in assoluto, perché si annida negli oscuri recessi dell’anima primordiale e reagisce alle sollecitazioni secondo una serie di archetipi olfattivi nati con l’uomo. E’ emozione pura.

Se da una parte le fragranze spingono Elena a scoprire la ricetta del “profumo perfetto” – appartenente alla sua famiglia e alle sue origini – dall’altra rappresentano anche una delle poche parti del romanzo davvero coinvolgenti e stimolanti (sebbene un po’ ripetitive se si pensa ai momenti di “consulenza” che la ragazza ha con le persone che invocano l’aiuto del suo “naso”). Leggendo il romanzo, appare chiaro fin da subito il carattere difficile e piuttosto “burbero” (ma sì, mettiamoci anche odioso) della protagonista: nonostante la sua straordinaria bravura con le essenze, Elena ha la “cattiva” abitudine di trattare male chi le sta intorno, un aspetto che può essere parzialmente giustificato dal passato le pesa dentro come un macigno, ma che a lungo andare nella lettura la dipinge quasi come una ragazza insoddisfatta e poco grata. La storia, a tratti, sembra anche quasi “irreale”: certo, ci troviamo in un romanzo rosa in cui ogni cosa può realizzarsi, ma leggere significa anche “sperare” in un risvolto di realtà, mentre in questo caso, più che altro, ci si chiede solamente come possa essere possibile che accadano certe cose. Insomma, alcune situazioni sono poco chiare e spingono più all’incredulità piuttosto che all’appagamento per l’esito positivo della storia, come ad esempio accade con la partenza di Monique o il rapporto con Cail. Il sentiero dei profumi si può leggere come il lungo racconto di un amore che ha tante sfaccettature: quello per i profumi, quello per la famiglia (qualunque essa sia), quello per i nuovi rapporti, ma è anche un romanzo che ha disatteso le mie aspettative: sulla scia de Il linguaggio segreto dei fiori &co, speravo che quella “magia” potesse ripetersi ancora, replicando anche l’atmosfera fatta di significati nascosti e poetici, ma così non è stato. Nulla da togliere al modo in cui è scritto, ma come storia – e lo dico con rammarico – purtroppo non ci siamo. 

Parole chiave:

  • Profumo: o meglio “i profumi”, gli elementi centrali di tutto il romanzo e attorno a cui ruota l’intera storia. Aiutano Elena a diventare più forte e indipendente, a cercare la sua anima, ma rappresentano anche una cornice che circonda la sua vita, proprio come le descrizioni delle fragranze che si trovano all’inizio di ogni capitolo e danno forma alle vicende che poi verranno raccontate. Il sentiero dei profumi insegna che il “profumo perfetto” esiste davvero, ed è quello che ci descrive e ci veste in maniera unica, pensato su ciò che vogliamo dire e trasmettere, per nulla lasciato al caso: «il profumo è il sentiero. Percorrerlo significa trovare la propria anima».
  • Monique: l’amica di Elena che tutte vorrebbero avere. E’ una donna determinata, forte e premurosa, un personaggio che non può non piacere fin dall’inizio. L’aiuta in diversi momenti, ma soprattutto a capire che il suo “naso” è un dono che deve sfruttare per far felice se stessa e le persone che la circondano.
  • Parigi/Firenze: le due città in cui si svolge la vicenda e che si incontrano per tutto il romanzo. Rappresentano il passato e il presente di Elena, ma si incrociano continuamente diventando dei pezzi di cuore in cui ritrova la sua vita.
  • Dizionario dei profumi: un piccolo scrigno di fragranze che si trova alla fine del libro e che arricchisce il romanzo con delle descrizioni che avvicinano ulteriormente il lettore a questo mondo, soprattutto perché ogni profumo ha una sua nota personale e una propria storia da trasmettere.
  • Delusione: ce ne sarebbero di cose da dire su questo punto, ma mi limito solamente a rinnovare il mio dispiacere per non aver trovato il libro che speravo di leggere. Mi auguro che qualcun altro possa riuscire ad apprezzarlo meglio di me.

Voto: 2 segnalibri su 5

Il sentiero dei profumi - Cristina Caboni

Titolo: Il sentiero dei profumi
Autore: Cristina Caboni
Editore: Garzanti
Lunghezza: 392 pagine
Prezzo: 12 euro
Trama: Elena non si fida di nessuno. Ha perso ogni certezza e non crede più nell’amore. Solo quando crea i suoi profumi riesce ad allontanare tutte le insicurezze. Solo avvolta dalle essenze dei fiori, dei legni e delle spezie sa come sconfiggere le sue paure. I profumi sono il suo sentiero verso il cuore delle persone. Parlano dei pensieri più profondi, delle speranze più nascoste: l’iris regala fiducia, la mimosa dona la felicità, la vaniglia protegge, la ginestra aiuta a non darsi per vinti mai. Ed Elena da sempre ha imparato a essere forte. Dal giorno in cui la madre se n’è andata via, abbandonandola quando era solo una ragazzina in cerca di affetto e carezze. Da allora ha potuto contare solo su sé stessa. Da allora ha chiuso le porte delle sue emozioni. Adesso che ha ventisei anni il destino continua a metterla alla prova, ma il suo dono speciale le indica la strada da seguire. Una strada che la porta a Parigi in una delle maggiori botteghe della città, dove le fragranze si preparano ancora secondo l’antica arte dei profumieri. Le sue creazioni in poco tempo conquistano tutti. Elena ha un modo unico di capire ed esaudire i desideri: è in grado di realizzare il profumo giusto per riconquistare un amore perduto, per superare la timidezza, per ritrovare la serenità. Ma non è ancora riuscita a creare l’essenza per fare pace con il suo passato, per avere il coraggio di perdonare. C’è un’unica persona che ha la chiave per entrare nelle pieghe della sua anima e guarire le sue ferite: Cail.
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“La lettera segreta”: un viaggio (d’amore) che sfida il destino

La lettera segreta di Chloé Duval è un romanzo del 2017, pubblicato da Garzanti, che ho scoperto “piacevolmente” per caso, proprio mentre ero alla ricerca di qualcosa di non troppo impegnativo da leggere. La trama è all’apparenza molto semplice, ma anche piuttosto intrigante: immaginate di ricevere nella cassetta delle lettere, come accade alla protagonista Flavie, una corrispondenza non destinata a voi; non la solita bolletta da pagare, ma qualcosa di importante che riguarda una dichiarazione d’amore non andata a buon fine. Ecco, cosa fareste? Probabilmente vorreste consegnarla subito al legittimo proprietario, comincereste a fare dei “film mentali” immaginando chissà quale scenario, vi informereste su luoghi e persone. Insomma, vi comportereste proprio come Flavie.

Il mistero racchiuso in quella lettera stuzzicava la mia curiosità storica e la mia immaginazione di romanziera, il cervello che cominciava già a costruire teorie e scenari… E se, malgrado tutto, lui non si fosse arreso? E se si fossero ritrovati? Oppure, al contrario, se non si fossero mai più visti? E se il destino e un capriccio della posta avessero separato per sempre due anime gemelle?
Delicatamente ripiegai la lettera, la infilai di nuovo nella busta e la deposi come un oggetto prezioso in un cassetto della scrivania. Poi spensi il computer, senza nemmeno aprire il file del romanzo.
Sapevo che quella sera sarebbe stato inutile. Non avrei scritto. La mia immaginazione volava verso altri cieli.
Verso le storia di Lili e del suo misterioso E.

Quella busta misteriosa e ingiallita dal tempo, infatti, proviene dal lontano 1971 ed è tutt’altro che positiva: parla di un’amore finito, quello tra Erwan e Amélie, ma soprattutto descrive l’inderogabilità del destino. Per ogni cosa, però, c’è una soluzione, e Flavie è disposta a tutto pur di trovarla, perfino a viaggiare nel sud della Francia nel tentativo di ricucire tutti gli sbagli e gli strappi causati da un ingiusto passato. In una storia in cui i sentimenti si mescolano al tempo, la professoressa (e anche scrittrice) Flavie non scopre solamente la sua voglia di mettere per iscritto quanto sta scoprendo attraverso il tenero Erwan, ma anche delle emozioni che temeva di non riuscire a provare più. É proprio l’affascinante Romaric, infatti, l’autore di questa piccola rinascita, una combinazione tra buone maniere e carattere deciso.

Lo guardai negli occhi, cercandovi conferma che i miei timori erano infondati, che quel gusto amaro in bocca non aveva ragione d’essere.
Che la nostra storia non sarebbe finita lì.
Ma, nel mio intimo, ero consapevole che lui non poteva farmi quella promessa. Che a volte nemmeno le migliori intenzioni erano sufficienti. Mi rendevo dolorosamente conto che ciascuno di noi si era costruito una vita che lo appagava e alla quale sarebbe stato difficile rinunciare: Rom aveva la fattoria, i cavalli, sua sorella e suo zio; io avevo la mia casa, i miei allievi, mio padre e le mie amiche. Due vite, due realtà diverse che ci separavano dopo averci avvicinati.

La storia di Erwan e Amélie si mescola con quella di Flavie e Romaric, ma entrambe riusciranno ad avere il loro lieto fine? Quello che è certo è che la protagonista sembra vivere costantemente tra passato ed immaginazione, cioè tra quello che la sua attività di insegnante di Storia e Geografia le ha dato per indole e quello che, invece, la sua mente da aspirante scrittrice di romanzi rosa le fa creare.

«La vostra storia mi ha appassionata. Ci pensavo di continuo, volevo sapere. Volevo anche scriverla, perché ero convinta che fosse bella, anche se mancava il lieto fine. E…» Esitai.
«Sì?» Insistette Erwan.

«Ebbene, confesso che mi vedevo già come l’artefice del vostro ricongiungimento. Sì, lo so, era un po’ presuntuoso da parte mia, ma non potevo impedirmi di sperare… Sperare di fare qualcosa di buono, di positivo. Rendere felici delle persone, una volta nella vita.»

In questo romanzo leggero e anche un po’ frizzante, il tempo non passa per curare e cancellare le ferite di un passato doloroso, piuttosto per rimarcare un ricordo che è ancora prepotentemente presente nella testa e nel cuore del caro Erwan, ma anche di una Flavie che non vuole cedere alle difficoltà del destino e delle distanze. Se l’attesa di 43 anni ci proietta un po’ nella paziente storia d’amore che vivono anche Florentino Ariza e Fermina Daza in L’amore ai tempi del colera, d’altra parte non bisogna affatto dimenticare la determinazione che conduce la protagonista alla ricerca di un amore per niente dimenticato, ma solo momentaneamente “in sospeso”. Sullo sfondo delle campagne francesi attraversate dalla brezza estiva, infatti, si muovono anche la speranza e la ricerca di un senso della vita che non sono destinati a durare quanto una “piccola vacanza”, ma per l’intera esistenza. In questo viaggio nel tempo, è proprio il “tempismo” a giocare un ruolo fondamentale: possono una famiglia appena conosciuta e una gita fuori porta lontana dalla quotidianità fare sentire se stessi e a casa? Flavie e questa lettura sembrano avere la risposta.

Parole chiave:

  • Amore: quello “paterno”, quello “amicale”, quello “familiare”, quello “speranzoso”, quello “eterno”. Insomma, presente in ogni sua forma e destinato ad avvolgere il lettore con il suo calore.  
  • Lavoro a maglia: Flavie è una “sferruzzatrice” appassionata e, come tale, il suo lavoro a maglia fatto in compagnia delle sue fidate amiche può essere paragonato alla storia di cui è protagonista. Filo dopo filo, gesto dopo gesto, la ragazza costruisce una trama fatta di speranza e sentimento.
  • Romanzo: quello che vorrebbe scrivere la protagonista Flavie, alla ricerca di una storia d’amore che la ispiri, e che, inconsapevolmente, vivrà anche sulla propria pelle. Ma, alla fine, riuscirà nel suo intento di mettere per iscritto tutto il turbinio di sentimenti che si troverà a vivere?
  • Passato/presente: una dicotomia che attraversa tutto il testo e che rivive nei personaggi di Erwan e Amélie. Entrambi, in un certo senso, rappresentano anche la proiezione di Flavie e Romaric, destinati a rivivere lo “sciagurato” destino, ma con il potere di poterlo anche cambiare.
  • Curiosità: è proprio quest’ultima a condurre Flavie nel viaggio che cambierà per sempre la sua vita. Se avesse ignorato quella lettera le cose sarebbero sicuramente diverse, ma è proprio la sua anima da “romanziera” a spingere la protagonista a cedere a quella corrispondenza che la sta chiamando dal passato per rimettere nel giusto posto tutti i tasselli.

Voto: 5 segnalibri su 5

La lettera segreta - C. Duval.jpg

Titolo: La lettera segreta
Autore: Chloé Duval
Editore: Garzanti
Lunghezza: 224 pagine
Prezzo: 16,90 euro
Trama: Può la lettera di uno sconosciuto cambiarti la vita? È quello che si chiede Flavie quando si vede recapitare una busta misteriosa datata 1971. Una busta arrivata con quarantatré anni di ritardo. Non ha idea di chi possa essere Lili, la destinataria. Eppure la curiosità è così forte che Flavie decide di aprirla. Il contenuto, scritto a mano in una calligrafia elegante, la sorprende: perché quelle righe le ricordano i romanzi che ama scrivere. Quelle righe nascondono una storia d’amore in cui un uomo supplica Lili di raggiungerlo e di sposarlo. Un uomo che si firma solo con E. Flavie non ha altri indizi. Non altre informazioni se non una richiesta fatta con il cuore che forse non è mai stata ascoltata. Forse quelle parole, perse nel vento, hanno modificato il destino di due persone per sempre. Flavie deve trovarle. Deve sapere se sono state divise tutti questi anni da una lettera mai arrivata. Perché ha bisogno di credere anche lei che possa esistere qualcosa più forte di tutto. Più forte del tempo, degli sbagli, delle scelte, degli imprevisti. Qualcosa che Flavie ha trovato solo nei romanzi, mai nella realtà. La ricerca la porta nel Sud della Francia, dove scopre che forse non tutto è perduto. Che forse è ancora possibile riannodare i fili spezzato del passato. Perché ci sono amori che non si possono dimenticare. Ci sono emozioni che cambiano ogni cosa. E Flavie, trascinata da quello che la lettera le ha rivelato, è pronta finalmente a viverle.
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