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“Il caffè dei piccoli miracoli”: la ragazza con la borsa rossa

Il caffè dei piccoli miracoli è l’ultimo romanzo scritto da Nicolas Barreau, un autore francese che ormai da diversi anni esporta le sue commedie “in rosa” (La ricetta del vero amore, Gli ingredienti segreti dell’amore o Parigi è sempre una buona idea solo per citarne alcune) in giro per il mondo. Edito da Feltrinelli nel 2017, questa è la storia dell’inguaribile sognatrice Eleonore Delacourt – o più semplicemente Nelly – e del suo legame con il destino, un rapporto che vive e si sviluppa essenzialmente tra Parigi e Venezia (non a caso, le due città romantiche per eccellenza).

Da che ricordava, Nelly aveva sempre avuto paura. Paura che dietro le tende si nascondesse qualcuno pronto a farle del male, paura del buio, paura quando qualcuno ritardava, paura di essere abbandonata, paura di sbagliare un compito, paura dei ladri, paura di rimanere bloccata in ascensore, paura di aprire troppo il proprio cuore, paura di restare senza soldi, paura quando il telefono squillava in piena notte, paura che qualcuno si ammalasse all’improvviso, paura che un’onda gigantesca risucchiasse qualcuno, paura che succedesse qualcosa di brutto.

Ma per quale motivo tutta questa fragilità? Nelly, alla fine e non si sa come, riesce ad avere simultaneamente la testa tra le nuvole e i piedi saldamente ancorati a terra (letteralmente): non solo odia volare per una terribile tragedia che l’ha colpita, ma ha deciso di avere come stile di vita la lentezza, trovata in quella “dromologia” che approfondisce come assistente di filosofia all’università della Sorbonne di Parigi. 

Quando, a diciott’anni, Nelly si era trasferita a Parigi per studiare (si era iscritta a Filosofia e Italiano), aveva scoperto con gioia e un pizzico di soddisfazione che un filosofo francese – benché in un contesto diverso – si mostrava estremamente scettico all’idea di volare su un aereo. Quel filosofo era Paul Virilio, e i suoi concetti di immobilità e dromologia l’avevano conquistata all’istante.

Nella capitale francese, però, la 25enne Nelly ha incontrato sia gioie che dolori: se da un lato le soddisfazioni come studiosa e ricercatrice non tardano ad arrivare, dall’altro l’amore non corrisposto per il suo professore la getta in uno sconforto tale che solo un segno del destino a cui tanto si affida può farla ritornare in carreggiata. E’ proprio la lentezza che persegue a penalizzarla, fermamente convinta che sia meglio starsene ferma in attesa che gli eventi capitino piuttosto che andarseli a cercare. Ma spesso, si sa, sono proprio le convinzioni a fregare le persone, e lo stesso accade anche a Nelly, inevitabilmente travolta dall’ultima delle notizie che avrebbe voluto sentire e che riguarda proprio il suo grande amore – o forse è semplicemente disperata ammirazione – Daniel Beuchamps. 

Sarebbe stato logico che un giorno lei e Daniel Beauchamps fossero diventati una coppia. Aveva creduto fermamente che il tempo avrebbe lavorato per loro, aveva aspettato la sua occasione con tutta la pazienza di questo mondo. E poi era arrivata quell’italiana, che per inciso era anche fidanzata, ed era bastato un unico stramaledetto temporale per accendere la scintilla nel professore! La vita era ingiusta, punto. Non era necessario aver studiato filosofia per rendersene conto.

Ma quel destino bussa presto alla porta della ragazza, e ha le sembianze di una scritta – Omnia vincit amor – contenuta in un libro particolarmente importante per lei. I libri, del resto, sono sempre stati una parte integrante della vita di Nelly, non solo per merito della madre, ma anche della nonna che, come eredità “emozionale”, le ha lasciato dei volumi che contengono molto più di quanto hanno scritto nelle loro pagine. Ciò accade anche quando, in cerca di conforto, la ragazza riprende tra le mani un vecchio scatolone che contiene ricordi e testi impolverati. Solo uno, però, differisce dagli altri: cosa si nasconde dietro quel Validità dieci giorni di Toddi? La risposta a questa domanda può dargliela solo un viaggio a Venezia, una partenza improvvisa che sembra tanto una follia, ma che alla fine si rivelerà essere tutto ciò che Nelly stava cercando (e molto di più).

No, non poteva essere una coincidenza. Tra quel vecchio romanzo e l’anello doveva esserci un legame. E tra l’uno e l’altro si nascondeva una storia in cui sua nonna aveva avuto un ruolo. Ma quale? Cos’era successo nel maggio 1952 a Venezia?
“Venezia,” mormorò Nelly tra sé, e a un tratto le sembrò una parola magica che poteva cambiare tutto. Era davvero in un caso che dopo anni avesse trovato quel libro proprio ora, in un momento in cui aveva perso la bussola e aveva bisogno di coordinate? O invece era il segno che tanto tempo prima mamie aveva promesso di darle ridendo indulgente nella cucina di casa? Nelly giocherellò pensierosa con l’anello.
Strano, pensò. Strano. Strano. Strano.
E poi dentro di lei germogliò un pensiero che crebbe diventando sempre più grande, finché lo formulò a voce alta.
“Dovrei andare a Venezia,” disse Nelly.

Tra suggestive descrizioni artistiche che fanno venire voglia di partire anche al lettore e i tipici cliché dell’italiano visto con gli occhi dello straniero, l’autore onnisciente ci conduce – in maniera simpatica – in un percorso di ricerca in cui si può immaginare tutto e anche il suo contrario. Complice una borsa rossa e un incontro fortuito, infatti, la protagonista si ritroverà a fare i conti non solo con i segni del destino, ma anche con dei sentimenti che mai avrebbe pensato di provare lontano da casa. Tra una “calle” e l’altra, Nelly si apre alla vita e cerca di abbandonare definitivamente le sue insicurezze: in fondo, le paure non sono poi così grandi se al proprio fianco si ha una persona in grado di sgretolarle pian piano. Se da un lato la trama scorre un po’ veloce (anche contro gli stessi dettami di Paul Virilio) dall’altra invece il romanticismo d’altri tempi si mescola a una commedia rosa che si pone quasi sul piano del sogno e della magia piuttosto che della realtà. Ma tutto si permette, quando si tratta d’amore. A un certo punto, il tempo sembra perfino annullarsi, se non per ricordare a Nelly che la sua vacanza a Venezia, città rivelatrice e piena di sorprese, sta per concludersi. Ogni cosa, però, riconduce ancora una volta a quel libro a cui tutto ha dato inizio: lì, passato e presente si incontrano e due voci distinte (quelle della protagonista e della nonna Claire) dialogano tra loro come se fossero l’una il prolungamento dell’altra. Entrambe le storie d’amore sembrano procedere sugli stessi passi, ma il destino – sempre lui – pare avere in serbo destinazioni diverse.

Parole chiave:

  • Libri: svolgono un ruolo centrale nella storia e rappresentano il filo conduttore attraverso cui si muovono i personaggi. Interessante e suggestiva è anche la citazione a una delle librerie più famose di Venezia, un luogo da segnare assolutamente come promemoria in una visita alla città lagunare («La libreria Acqua Alta, in una piccola corte alla fine di calle Lunga Santa Maria Formosa, era un’incantevole baraonda in cui si sarebbe potuto rovistare per ore, e il proprietario un uomo gentile e affabile.»).
  • Arte: Il caffè dei piccoli miracoli è anche un piacevole viaggio nella cultura, complice la ricchezza di Venezia e gli interessi della protagonista. Certe descrizioni sono così evocative da riuscire perfino a immaginarle; segnatevi il nome “Flora”, la ninfa della “Primavera” del Botticelli, perché nulla è lasciato al caso, e se leggerete il romanzo ne capirete il motivo.
  • Tempo: in questo libro, passato, presente e futuro sembrano continuamente intrecciarsi, quasi nel tentativo di recuperare il giusto ordine. Se il passato è rappresentato dalla nonna Claire e dal suo “parlare” attraverso un libro, il presente e il futuro sembrano essere in mano alla stessa Nelly, l’unica in grado di ottenere delle risposte a quegli interrogativi che l’hanno fatta allontanare da Parigi.
  • Parigi/Venezia: l’asse su cui si sviluppa la storia, due città romantiche che offrono a Nelly spunti e stimoli diversi. Nella capitale francese, infatti, la ragazza sembra più orientata sul “dimenticare” (complice anche una cocente delusione), nella città italiana, invece, la parola d’ordine è più “ricominciare”.
  • Filosofia: quella studiata da Nelly nel suo dottorato di ricerca, ma anche di vita. Questo libro, però, ci dice che le convinzioni sono pronte ad essere completamente sbaragliate.

Voto: 3,5 segnalibri su 5

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Titolo: Il caffè dei piccoli miracoli
Autore: Nicolas Barreau
Editore: Feltrinelli
Lunghezza: 236 pagine 
Prezzo: 15 euro
Trama: Eléonore Delacourt ha venticinque anni e ama la lentezza. Invece di correre, passeggia. Invece di agire d’impulso, riflette. Invece di dichiarare il suo amore al professore di Filosofia alla Sorbonne, sogna. E non salirebbe mai e poi mai su un aereo, in nessuna circostanza. Timida e inguaribilmente romantica, Nelly adora i vecchi libri, crede nei presagi, piccoli messaggeri del destino, diffida degli uomini troppo belli e non è certo coraggiosa come l’adorata nonna bretone con cui è cresciuta, che le ha lasciato in eredità l’oggetto a lei più caro: un anello di granati con dentro una scritta in latino, “Amor vincit omnia”. Sicuramente, Nelly non è il tipo di persona che di punto in bianco ritira tutti i propri risparmi, compra una costosissima borsa rossa e in una fredda mattina di gennaio lascia Parigi in fretta e furia per saltare su un treno. Un treno diretto a Venezia. Ma a volte nella vita le cose, semplicemente, accadono. Cose come una brutta tosse e una delusione d’amore ancora più brutta. Cose come una frase enigmatica trovata dentro un vecchio libro della nonna, con accanto una certa citazione in latino.
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“Il sentiero dei profumi” e le fragranze che diventano un linguaggio comunicativo

Cristina Caboni ha pubblicato Il sentiero dei profumi (per Garzanti) nel 2014, ma io ho scoperto questo libro solo qualche tempo fa, frugando come solito tra gli scaffali della libreria, incuriosita proprio da quella copertina che mi ricordava altri testi simili e che mi erano particolarmente piaciuti.

La vita mi ha messo alla prova. Ma con l’iris ritrovo la fiducia. La vaniglia mi fa sentire protetta. Perché i profumi sono la mia strada.

Per Elena Rossini i profumi non sono solamente delle fragranze da spruzzare sul corpo, ma soprattutto un sentiero da seguire e in cui credere, a differenza delle persone di cui, invece, non si fida più. La ragazza ha un passato difficile che l’ha segnata nel suo rapporto con gli altri, ma anche una vita decisamente “impegnativa”. Elena, infatti, discende da una antica famiglia di profumiere e comincia ad accostarsi a quest’arte grazie alla nonna, la persona che veramente l’ha cresciuta e da cui è stata abbandonata dalla madre perché il suo nuovo marito, Maurice, non l’ha voluta riconoscere come figlia. Come se non bastasse, pure il suo presente fatica a trovare la giusta direzione, soprattutto dopo aver scoperto che il suo compagno Matteo – con cui immaginava e progettava un futuro – l’ha tradita con un’altra donna. 

L’odio è un sentimento molto complesso. Si odia ciò che si desidera intensamente e non si può più possedere, si odia ciò che non si comprende, quello che sembra troppo distante. Odio e amore sono troppo vicini, i loro contorni sfumati, non hanno confini chiari.

A Elena non resta altro che rifugiarsi a Parigi dall’unica persona che per lei c’è sempre stata, la sua migliore amica Monique. Neanche a farlo apposta, sarà proprio lei ad aiutarla a riprendersi e – involontariamente – a farle conoscere anche Cail, un uomo affascinante e misterioso che, con la stessa delicatezza delle rose che ama coltivare, non solo entrerà nella vita di Elena fino a darle il giusto ordine, ma nello stesso tempo le farà capire anche cosa lasciarsi alle spalle.

Pepe nero. Allerta i sensi, raduna la forza interiore. Insegna che quando la strada sembra perduta, spesso è solo smarrita.

Per tutto il romanzo si susseguono delle evocative fragranze che sembra quasi di poter sentire attraverso la lettura. Elena è una ragazza con il dono (o il “naso”, come viene scritto nel libro) di capire quale sia il profumo perfetto per ciascuna persona, per questo lavora come profumiera e infonde fiducia a coloro che si affidano a lei. Le fragranze sono per lei un linguaggio in cui esprimersi, da preferire anche alle parole: sono rari, infatti, i dialoghi in cui lei lascia trasparire le sue emozioni e quanto prova, al contrario i riferimenti all’arte della profumeria sono davvero numerosi e molto spesso rappresentano un’espediente per poter costruire tutte le vicende che accadono. 

A differenza delle parole, gli odori arrivano dritti ai sensi delle persone. E’ l’olfatto il primo dei sensi in assoluto, perché si annida negli oscuri recessi dell’anima primordiale e reagisce alle sollecitazioni secondo una serie di archetipi olfattivi nati con l’uomo. E’ emozione pura.

Se da una parte le fragranze spingono Elena a scoprire la ricetta del “profumo perfetto” – appartenente alla sua famiglia e alle sue origini – dall’altra rappresentano anche una delle poche parti del romanzo davvero coinvolgenti e stimolanti (sebbene un po’ ripetitive se si pensa ai momenti di “consulenza” che la ragazza ha con le persone che invocano l’aiuto del suo “naso”). Leggendo il romanzo, appare chiaro fin da subito il carattere difficile e piuttosto “burbero” (ma sì, mettiamoci anche odioso) della protagonista: nonostante la sua straordinaria bravura con le essenze, Elena ha la “cattiva” abitudine di trattare male chi le sta intorno, un aspetto che può essere parzialmente giustificato dal passato le pesa dentro come un macigno, ma che a lungo andare nella lettura la dipinge quasi come una ragazza insoddisfatta e poco grata. La storia, a tratti, sembra anche quasi “irreale”: certo, ci troviamo in un romanzo rosa in cui ogni cosa può realizzarsi, ma leggere significa anche “sperare” in un risvolto di realtà, mentre in questo caso, più che altro, ci si chiede solamente come possa essere possibile che accadano certe cose. Insomma, alcune situazioni sono poco chiare e spingono più all’incredulità piuttosto che all’appagamento per l’esito positivo della storia, come ad esempio accade con la partenza di Monique o il rapporto con Cail. Il sentiero dei profumi si può leggere come il lungo racconto di un amore che ha tante sfaccettature: quello per i profumi, quello per la famiglia (qualunque essa sia), quello per i nuovi rapporti, ma è anche un romanzo che ha disatteso le mie aspettative: sulla scia de Il linguaggio segreto dei fiori &co, speravo che quella “magia” potesse ripetersi ancora, replicando anche l’atmosfera fatta di significati nascosti e poetici, ma così non è stato. Nulla da togliere al modo in cui è scritto, ma come storia – e lo dico con rammarico – purtroppo non ci siamo. 

Parole chiave:

  • Profumo: o meglio “i profumi”, gli elementi centrali di tutto il romanzo e attorno a cui ruota l’intera storia. Aiutano Elena a diventare più forte e indipendente, a cercare la sua anima, ma rappresentano anche una cornice che circonda la sua vita, proprio come le descrizioni delle fragranze che si trovano all’inizio di ogni capitolo e danno forma alle vicende che poi verranno raccontate. Il sentiero dei profumi insegna che il “profumo perfetto” esiste davvero, ed è quello che ci descrive e ci veste in maniera unica, pensato su ciò che vogliamo dire e trasmettere, per nulla lasciato al caso: «il profumo è il sentiero. Percorrerlo significa trovare la propria anima».
  • Monique: l’amica di Elena che tutte vorrebbero avere. E’ una donna determinata, forte e premurosa, un personaggio che non può non piacere fin dall’inizio. L’aiuta in diversi momenti, ma soprattutto a capire che il suo “naso” è un dono che deve sfruttare per far felice se stessa e le persone che la circondano.
  • Parigi/Firenze: le due città in cui si svolge la vicenda e che si incontrano per tutto il romanzo. Rappresentano il passato e il presente di Elena, ma si incrociano continuamente diventando dei pezzi di cuore in cui ritrova la sua vita.
  • Dizionario dei profumi: un piccolo scrigno di fragranze che si trova alla fine del libro e che arricchisce il romanzo con delle descrizioni che avvicinano ulteriormente il lettore a questo mondo, soprattutto perché ogni profumo ha una sua nota personale e una propria storia da trasmettere.
  • Delusione: ce ne sarebbero di cose da dire su questo punto, ma mi limito solamente a rinnovare il mio dispiacere per non aver trovato il libro che speravo di leggere. Mi auguro che qualcun altro possa riuscire ad apprezzarlo meglio di me.

Voto: 2 segnalibri su 5

Il sentiero dei profumi - Cristina Caboni

Titolo: Il sentiero dei profumi
Autore: Cristina Caboni
Editore: Garzanti
Lunghezza: 392 pagine
Prezzo: 12 euro
Trama: Elena non si fida di nessuno. Ha perso ogni certezza e non crede più nell’amore. Solo quando crea i suoi profumi riesce ad allontanare tutte le insicurezze. Solo avvolta dalle essenze dei fiori, dei legni e delle spezie sa come sconfiggere le sue paure. I profumi sono il suo sentiero verso il cuore delle persone. Parlano dei pensieri più profondi, delle speranze più nascoste: l’iris regala fiducia, la mimosa dona la felicità, la vaniglia protegge, la ginestra aiuta a non darsi per vinti mai. Ed Elena da sempre ha imparato a essere forte. Dal giorno in cui la madre se n’è andata via, abbandonandola quando era solo una ragazzina in cerca di affetto e carezze. Da allora ha potuto contare solo su sé stessa. Da allora ha chiuso le porte delle sue emozioni. Adesso che ha ventisei anni il destino continua a metterla alla prova, ma il suo dono speciale le indica la strada da seguire. Una strada che la porta a Parigi in una delle maggiori botteghe della città, dove le fragranze si preparano ancora secondo l’antica arte dei profumieri. Le sue creazioni in poco tempo conquistano tutti. Elena ha un modo unico di capire ed esaudire i desideri: è in grado di realizzare il profumo giusto per riconquistare un amore perduto, per superare la timidezza, per ritrovare la serenità. Ma non è ancora riuscita a creare l’essenza per fare pace con il suo passato, per avere il coraggio di perdonare. C’è un’unica persona che ha la chiave per entrare nelle pieghe della sua anima e guarire le sue ferite: Cail.
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