Il colpo dello “Strega”

Premio Strega

Un po’ di storia. «Cominciarono, nell’inverno e nella primavera 1944, a radunarsi amici, giornalisti, scrittori, artisti, letterati, gente di ogni partito unita nella partecipazione di un tema doloroso nel presente e incerto nel futuro. Poi, dopo il 4 giugno, finito l’incubo, gli amici continuarono a venire: è proprio un tentativo di ritrovarsi untiti per far fronte alla disperazione e alla dispersione. Prendiamo tutti coraggio da questo sentirci insieme. Spero che sarà per ognuno un vivido affettuoso ricordo». Così ha scritto Maria Bellonci, una delle ideatrici dello Strega, per raccontare le origini di questo Premio, come se quest’ultimo fosse una favola che al posto del “C’era una volta” prende le mosse da un “Cominciarono”. Sulla scia del Decameron di Boccaccio, in cui dieci giovani si rifugiarono in campagna a raccontare storie per distrarsi – e rifugiarsi – dalla peste, anche gli “amici della domenica” (così chiamati), decisero di far fronte ai tempi duri della Seconda guerra mondiale riunendosi in un gruppo culturale. Era il 1944 e gli intellettuali non potevano ancora immaginarlo, ma quell’incontro informale a casa Bellonci è all’origine di un premio che, a distanza di oltre settant’anni, è diventato il prestigioso riconoscimento che tutti conoscono. Ma perché “Strega”? La risposta è semplice: dal famoso liquore, ma anche in onore di Guido Alberti, l’imprenditore che, insieme alla sua famiglia, fu uno dei primi “sponsor” del concorso e ne contribuì alla diffusione.

Curiosità. Come ogni concorso che si rispetti, anche lo Strega ha le sue polemiche: nel 1986 toccò alla scelta – discussa – di assegnare il premio al romanzo postumo di Maria Bellonci; nel 1989 all’uscita di scena della casa editrice Adelphi (una esclusione volontaria che perdura tuttora); mentre in tempi più recenti alla decisione di prestare attenzione anche alla piccola editoria per non escluderla totalmente dal toto-nomi e non farla “travolgere” così dalla grandi come Mondadori o Einaudi (tante volte vincitrici). Il primo posto al Premio Strega (ma anche la sola selezione dei finalisti) non rappresenta solamente un grosso prestigio personale per l’autore, ma anche un notevole flusso di introiti: è stato calcolato, infatti, che il testo vincitore arrivi addirittura a quintuplicare le vendite, per non parlare del conseguente accrescimento della fama dello scrittore del libro. Soltanto Paolo Volponi ha vinto per ben due volte il Premio Strega, nel 1965 con La macchina mondiale e nel 1991 con La strada per Roma, mentre le votazioni hanno sempre stabilito la vittoria di un solo autore, senza parità. Solo nel 2006 c’è stata un’eccezione: accanto a Caos calmo di Sandro Veronesi, è stata premiata anche la Costituzione Italiana, sebbene in maniera “onoraria” e al di fuori della competizione. Inutile ricordare quanto alcune opere premiate rappresentino – anche a distanza di anni – dei capisaldi intramontabili della letteratura italiana, solo per citarne alcune: L’isola di Arturo di Elsa Morante, Il gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, La ragazza di Bube di Carlo Cassola, La chiave a stella di Primo Levi o Il nome della Rosa di Umberto Eco.

Da qualche ora sono stati ufficialmente resi pubblici i nomi dei cinque finalisti del Premio Strega 2018, il prestigioso riconoscimento assegnato, dal 1947, a un autore o autrice meritevole – il primo fu Ennio Flaiano con Tempo di uccidere – che abbia pubblicato un libro entro i limiti preposti dal concorso (il 1º aprile dell’anno precedente e il 31 marzo dell’anno in corso). Circa due mesi fa, la selezione aveva portato a una griglia di dodici nomi, ridotti poi a cinque super-finalisti nella serata del 13 giugno. Il prossimo appuntamento è fissato per il 5 luglio, data in cui le votazioni sanciranno definitivamente il vincitore dell’ambito premio. 

Helena Janeczek, 256 voti, autrice de La ragazza con la Leica (Guanda); Marco Balzano, 243 voti, con Resto qui (Einaudi); Sandra Petrignani, 200 voti, con La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg (Neri Pozza); Lia Levi, 173 voti, con Questa sera è già domani (e/o); Carlo D’Amicis, 151 voti, con Il gioco (Mondadori). (dal Corriere della Sera)

Nella cinquina anche tre donne, un fatto che non ha mancato di suscitare la soddisfazione di molti: è ormai dal 2003, cioè da Vita di Melania Mazzucco, che una autrice manca la vetta del prestigioso Strega. Prima di lei, solo altre nove: Elsa Morante con l’Isola di Arturo (1957), Natalia Ginzburg con Lessico famigliare (1963), Anna Maria Ortese con Poveri e semplici (1967), Lalla Romano con Le parole tra noi leggere (1969), Fausta Cialente con Le quattro ragazze Wieselberger (1976), Maria Bellonci con Rinascimento privato (1986), Mariateresa Di Lascia con Passaggio in ombra (1995), Dacia Maraini con Buio (1999) e Margaret Mazzantini con Non ti muovere (2002). 

Non va dimenticato che il numero dei votanti ha ormai raggiunto un totale di ben 660 aventi diritto, e che non è semplice prevedere il risultato finale.
Ci si chiede, ad esempio, se da qui al 5 luglio arriveranno le tradizionali polemiche, finora assenti. E se quest’anno una scrittrice tornerà a imporsi allo Strega (l’ultima volta è accaduto nel 2003, con Melania Gaia Mazzucco). In questa edizione sono ben 3 le autrici in cinquina. A proposito di statistiche, in tre delle ultime quattro edizioni ha vinto un autore della casa editrice Einaudi. Quest’anno toccherà ad altri editori?
(da Il Libraio)

Tra i preferiti dei “bookmaker” La ragazza con la Leica della Janeczek e Resto qui di Balzano, ma non si escludono colpi di scena. Una cosa è certa: vincitrice o vincitore, casa editrice affermata o indipendente (ebbene sì, quest’anno il Premio Strega si distingue anche per questo) ci si augura che vengano premiati il migliore e – soprattutto – il talento; il resto, come sempre, lo faranno il “mercato” e i lettori.

La ragazza con la Leica - H. Janeczek

Titolo: La ragazza con la Leica 
Autore: Helena Janeczek
Editore: Guanda
Lunghezza: 333 pagine
Prezzo: 18 euro
Trama: Il 1° agosto 1937 una sfilata piena di bandiere rosse attraversa Parigi. È il corteo funebre per Gerda Taro, la prima fotografa caduta su un campo di battaglia. Proprio quel giorno avrebbe compiuto ventisette anni. Robert Capa, in prima fila, è distrutto: erano stati felici insieme, lui le aveva insegnato a usare la Leica e poi erano partiti tutti e due per la Guerra di Spagna. Nella folla seguono altri che sono legati a Gerda da molto prima che diventasse la ragazza di Capa: Ruth Cerf, l’amica di Lipsia, con cui ha vissuto i tempi più duri a Parigi dopo la fuga dalla Germania; Willy Chardack, che si è accontentato del ruolo di cavalier servente da quando l’irresistibile ragazza gli ha preferito Georg Kuritzkes, impegnato a combattere nelle Brigate Internazionali. Per tutti Gerda rimarrà una presenza più forte e viva della celebrata eroina antifascista: Gerda li ha spesso delusi e feriti, ma la sua gioia di vivere, la sua sete di libertà sono scintille capaci di riaccendersi anche a distanza di decenni. Basta una telefonata intercontinentale tra Willy e Georg, che si sentono per tutt’altro motivo, a dare l’avvio a un romanzo caleidoscopico, costruito sulle fonti originali, del quale Gerda è il cuore pulsante. È il suo battito a tenere insieme un flusso che allaccia epoche e luoghi lontani, restituendo vita alle istantanee di questi ragazzi degli anni Trenta alle prese con la crisi economica, l’ascesa del nazismo, l’ostilità verso i rifugiati che in Francia colpiva soprattutto chi era ebreo e di sinistra, come loro. Ma per chi l’ha amata, quella giovinezza resta il tempo in cui, finché Gerda è vissuta, tutto sembrava ancora possibile.
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Resto qui - M. Balzano

Titolo: Resto qui 
Autore: Marco Balzano
Editore: Einaudi

Lunghezza: 180 pagine
Prezzo: 18 euro
Trama: L’acqua ha sommerso ogni cosa: solo la punta del campanile emerge dal lago. Sul fondale si trovano i resti del paese di Curon. Siamo in Sudtirolo, terra di confini e di lacerazioni: un posto in cui nemmeno la lingua materna è qualcosa che ti appartiene fino in fondo. Quando Mussolini mette al bando il tedesco e perfino i nomi sulle lapidi vengono cambiati, allora, per non perdere la propria identità, non resta che provare a raccontare. Trina è una giovane madre che alla ferita della collettività somma la propria: invoca di continuo il nome della figlia, scomparsa senza lasciare traccia. Da allora non ha mai smesso di aspettarla, di scriverle, nella speranza che le parole gliela possano restituire. Finché la guerra viene a bussare alla porta di casa, e Trina segue il marito disertore sulle montagne, dove entrambi imparano a convivere con la morte. Poi il lungo dopoguerra, che non porta nessuna pace. E così, mentre il lettore segue la storia di questa famiglia e vorrebbe tendere la mano a Trina, all’improvviso si ritrova precipitato a osservare, un giorno dopo l’altro, la costruzione della diga che inonderà le case e le strade, i dolori e le illusioni, la ribellione e la solitudine. Una storia civile e attualissima, che cattura fin dalla prima pagina.
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La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg - Sandra Petrignani

Titolo: La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg
Autore: Sandra Petrignani
Editore: 18 euro
Lunghezza: 459 pagine
Prezzo: 18 euro
Trama: Dalla nascita palermitana alla formazione torinese, fino al definitivo trasferimento a Roma, Sandra Petrignani ripercorre la vita di una grande protagonista del panorama culturale italiano. Ne segue le tracce visitando le case che abitò, da quella siciliana di nascita alla torinese di via Pallamaglio – la casa di “Lessico famigliare” – all’appartamento dell’esilio a quello romano in Campo Marzio, di fronte alle finestre di Italo Calvino. Incontra diversi testimoni, in alcuni casi ormai centenari, della sua avventura umana, letteraria, politica, e ne rilegge sistematicamente l’opera fin dai primi esercizi infantili. Un lavoro di studio e ricerca che restituisce una scrittrice complessa e per certi aspetti sconosciuta, cristallizzata com’è sempre stata nelle pagine autobiografiche, ma reticenti, dei suoi libri più famosi. Accanto a Natalia – così la chiamavano tutti, semplicemente per nome – si muovono prestigiosi intellettuali che furono suoi amici e compagni di lavoro: Calvino appunto, Giulio Einaudi e Cesare Pavese, Elsa Morante e Alberto Moravia, Adriano Olivetti e Cesare Garboli, Carlo Levi e Lalla Romano e tanti altri. Perché la Ginzburg non è solo l’autrice di un libro-mito o la voce – corsara quanto quella di Pasolini – di tanti appassionati articoli che facevano opinione e suscitavano furibonde polemiche. Narratrice, saggista, commediografa, infine parlamentare, Natalia è una “costellazione” e la sua vicenda s’intreccia alla storia del nostro paese (dalla grande Torino antifascista dove quasi per caso, in un sottotetto, nacque la casa editrice Einaudi, fino al progressivo sgretolarsi dei valori resistenziali e della sinistra). Un destino romanzesco e appassionante il suo: unica donna in un universo maschile a condividere un potere editoriale e culturale che in Italia escludeva completamente la parte femminile. E donna vulnerabile, e innamorata di uomini problematici. A cominciare dai due mariti: l’eroe e cofondatore della Einaudi, Leone Ginzburg, che sacrificò la vita per la patria, lasciandola vedova con tre figli in una Roma ancora invasa dai tedeschi, e l’affascinante, spiritoso anglista e melomane Gabriele Baldini che la traghettò verso una brillante mondanità: uomini fuori dall’ordinario ai quali ha dedicato nei suoi libri indimenticabili ritratti.
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Questa sera è già domani - L. Levi

Titolo: Questa sera è già domani 
Autore: Lia Levi
Editore: E/O
Lunghezza: 256 pagine
Prezzo: 16,50 euro
Trama: Genova. Una famiglia ebraica negli anni delle Leggi Razziali. Un figlio genio mancato, una madre delusa e rancorosa, un padre saggio ma non abbastanza determinato, un nonno bizzarro, zii incombenti, cugini che scompaiono e riappaiono. Quanto possono incidere i risvolti personali nel momento in cui è la Storia a sottoporti i suoi inesorabili dilemmi? E possibile desiderare di restare comunque nella terra dove ci sono le tue radici o è urgente fuggire? Se sì, dove? Esisterà un paese realmente disponibile all’accoglienza? Alla tragedia che muove dall’alto i fili dei diversi destini si vengono a intrecciare i dubbi, le passioni, le debolezze, gli slanci e i tradimenti dell’eterno dispiegarsi della commedia umana. Una vicenda di disperazione e coraggio realmente accaduta, ma completamente reinventata, che attraverso il filtro delle misteriose pieghe dell’anima ci riporta a un tragico recente passato.
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Il gioco - C. D'Amicis

Titolo: Il gioco 
Autore: Carlo D’Amicis
Editore: Mondadori
Lunghezza: 526 pagine
Prezzo: 17 euro
Trama: La cosa più affascinante del sesso non è il sesso, ma tutto ciò che gli ruota attorno: in una sola parola, la vita. È per questo che Leonardo, Eva e Giorgio, dovendo parlare di sesso, raccontano le rispettive esistenze (audaci e innocenti allo stesso tempo) a un intervistatore che vorrebbe scrivere un libro sul piacere, e che invece si ritrova in continuazione a fare i conti con il loro dolore. Del resto, nel gioco erotico, tutto è così terribilmente intrecciato: non solo il piacere e il dolore, ma anche la trasgressione e le regole, la libertà e il possesso, l’eccitazione e la noia, l’io e la maschera. Quelle che i nostri eroi indossano in questo romanzo corrispondono ai tre ruoli chiave del gioco: Leonardo (nome in codice: Mister Wolf) è il bull, maschio alfa che applica al sesso seriale la disciplina e la meticolosità degli antichi samurai, Eva (la First Lady) è la sweet, regina e schiava del desiderio maschile, Giorgio (il Presidente) è il cuckold, tradito consenziente che sguazza nella sua impotenza ma non rinuncerebbe mai a manovrare i fili. Insieme formano il triangolo più classico e scabroso dell’intera geometria erotica, quello in cui l’ossessione maschile di possedere e offrire l’oggetto del proprio desiderio s’incastra con l’aspirazione della donna ad appartenere, finalmente, solo a se stessa. Recitano dei ruoli, Mister Wolf, la First Lady e il Presidente. Ma quanto più il corpo è il loro abito di scena, tanto più la loro anima si denuda, rivelando ai nostri occhi l’umanità struggente, tenera, e talvolta esilarante, di tre protagonisti fuori dagli schemi, eppure così simili a ciascuno di noi.
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