Alla ricerca del piatto perduto: Polpette di cavolfiore

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Valentina Zanotto

Ingredienti (per circa 30 polpette):
400 g di cavolfiore 
5 fette di pane in cassetta
1 uovo
50 g di formaggio grattugiato
100 g di pangrattato
1 filetto d’acciuga (facoltativo)
Olio e.v.o.
Olio di semi (per friggere) q.b.
Sale e pepe q.b.

Preparazione:
Prendere il cavolfiore già lessato in precedenza e schiacciarlo con una forchetta in modo da ottenere una sorta di “purea”, aggiungere il formaggio grattugiato e, se si vuole, anche un filetto di acciuga sminuzzato (per insaporire).

All’interno di un mixer mettere le fette di pane in cassetta (privato della crosta) e, una volta sbriciolato, unirlo al cavolfiore; aggiungere al composto anche l’uovo. Dare una bella mescolata (se il tutto risulterà troppo “bagnato” si può rimediare con una manciata di pangrattato) e aggiustare di sale e pepe.

Formare delle palline di circa 3-4 cm di diametro, passarle nel pangrattato e farle “riposare” qualche istante su un vassoio. Cominciare a friggere le polpette – poche alla volta – quando l’olio di semi avrà raggiunto la giusta temperatura, saranno pronte quando sulla loro superficie si formerà una leggera crosticina dorata. Servire ancora calde, se si vuole con qualche salsa.

Grado di difficoltà:
Una forchetta su tre (bassa)

Se fosse un libro:

Ogni mattina passano i camion per la raccolta dei cadaveri. Questa è la funzione principale del governo, che investe in quest’operazione piú che in qualsiasi altra cosa. Tutt’intorno alla città ci sono i forni crematori – i cosiddetti Centri di Trasformazione – e giorno e notte si vede il fumo che sale in cielo. Ma dato che le strade sono in casi cattivo stato e molte si trovano ridotte in macerie, il compito diventa sempre piú difficile. Gli uomini sono costretti a fermare i camion e andare a piedi a raccogliere i corpi, e questo rallenta considerevolmente il lavoro. Come se non bastasse, ci sono frequenti danni meccanici ai veicoli, seguiti dagli occasionali scoppi di risate di chi sta a guardare. Lanciare pietre agli uomini dei camion della morte è una comune occupazione tra i senzatetto. Anche se questi uomini sono armati e sono noti per aver puntato le loro mitragliatrici sulla folla, alcuni di questi lanciatori di sassi sono molto abili nel nascondersi, e le loro tattiche di «toccata e fuga» ottengono talvolta il risultato di paralizzare completamente la raccolta. Non c’è un motivo coerente dietro questi attacchi. Maturano nella rabbia, nel risentimento e nella noia, e poiché i raccoglitori di cadaveri sono gli unici dipendenti municipali a farsi vedere nei quartieri, diventano facili obiettivi. Si potrebbe dire che i sassi rappresentano il disgusto della gente nei confronti di un governo che non fa nulla per loro finché non sono morti. Ma questo discorso ci porterebbe troppo in là. I sassi sono un’espressione d’infelicità e basta. In città infatti non c’è posto per la politica, di nessun tipo. Le persone hanno troppa fame, sono troppo sconvolte, troppo in lotta le une contro le altre.

Le cucine autunnali si cominciano a riempire con le verdure tipiche del periodo, mentre fuori dalla finestra le giornate si accorciano sempre di più. Per questa ricetta ho pensato a Nel paese delle ultime cose di Paul Auster, probabilmente uno dei libri più emblematici dell’autore statunitense. Neanche a farlo apposta, in questo romanzo è proprio il buio ad essere l’elemento caratterizzante, non tanto per l’assenza di luce, piuttosto per l’atmosfera “apocalittica” che si respira all’interno della storia. Una ricetta povera di ingredienti come misera è l’esistenza delle persone immerse in questo paese distopico in cui gli oggetti e la vita non hanno nessun valore, tanto da sparire nell’indifferenza più totale. Ma anche nei posti più tristi, in fondo, sembra esserci un po’ di speranza, chissà che quest’ultima non si nasconda all’interno delle intenzioni della protagonista Anna Blume.

Nel paese delle ultime cose

Titolo: Nel paese delle ultime cose
Autore: Paul Auster
Editore: Einaudi
Lunghezza: 170 pagine
Prezzo: 10,50 euro
Trama: Immaginate un posto dove le persone (la nonna, il droghiere, il vicino di casa) e gli oggetti (le auto, lo spazzolino, la caffettiera, la gomma da cancellare) sono a rischio di estinzione. Una mattina ti alzi e non c’è più il postino o lo schiaccianoci. E non solo il tuo, ma quello di tutti. Qualsiasi rimasuglio diventa allora l’oggetto più prezioso del mondo, soprattutto per i “cacciatori di oggetti”, persone in grado di uccidere per accaparrarsi, che so, un mozzicone di matita. La prima edizione italiana di questo romanzo è stata pubblicata nel 1996 da Guanda.
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