Il Kindle: la comodità di una “libreria portatile”

Kindle
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In questo articolo vorrei parlarvi del Kindle, ovvero dello strumento tascabile che da qualche anno a questa parte permette di portare con sé, senza alcun ingombro o peso, tutti i libri che vogliamo per averli a disposizione sempre, in qualsiasi momento abbiamo del tempo utile per poterli leggere e non ci troviamo a casa. Il “lettore di eBook”, sostanzialmente, ha più vantaggi che svantaggi, primo tra tutti il costo ridotto dei libri in formato digitale rispetto a quelli in versione cartacea. “Sì, ma vuoi mettere la bellezza dello sfogliare un libro?” diranno alcuni, ed è vero. Questa, infatti, era una delle principali ragioni che, qualche tempo fa, più mi aveva allontanato dall’idea di comprarlo e di averci a che fare, a maggior ragione perché penso di essere una delle fan più accanite della sensazione della carta tra le mani e del suo profumo strano e pungente tra le narici (basti pensare che in libreria, la prima cosa che faccio, è avvicinarmi al naso un libro aperto a una pagina qualunque per poterlo sentire e farmelo piacere anche sotto quel punto di vista). Poi, un giorno, costretta dallo spazio sempre più ridotto presente nella mia libreria e dai prezzi – non sempre tanto modici! – di certi libri, ho preso mentalmente carta e penna e ho cominciato a fare una lista di pro e contro sull’avere o non avere un Kindle. Se da una parte, ovvero nella colonna degli aspetti negativi, avevo inserito solamente la paura di non poter trovare sempre il titolo in formato digitale di un certo libro cartaceo e, soprattutto, il costo “importante” dell’E-reader, dall’altra, invece, gli aspetti positivi si moltiplicavano come per mitosi:

  1. Un eBook costa relativamente poco: si parte da un minimo di 0,99 centesimi, fino alla possibilità di avere certi grandi classici (come i testi di Pirandello o Dante) addirittura gratis;
  2. Il database in cui ricercare un libro è davvero ampio, mentre le offerte con i ribassi sono all’ordine del giorno (può capitare che un eBook cali di prezzo in modo imprevisto, per questo è sempre meglio fare una wishlist per tenere sempre sott’occhio i titoli che vogliamo);
  3. Il Kindle offre la possibilità di fare “sottolineature virtuali” alle frasi che più ci piacciono o ci hanno colpito di un certo libro e di ritrovarle poi, in modo ordinato, in una sezione chiamata “i miei ritagli”;
  4. Attraverso i pulsanti di condivisione, possiamo trasferire, in modo istantaneo e veloce, ogni frase che vogliamo sui nostri social network preferiti (Twitter o Facebook) e anche per e-mail;
  5. Un vocabolario integrato ci permette di ricercare delle parole che non conosciamo e anche di tradurle;
  6. Dal punto di vista tecnico, il Kindle è davvero facile da usare perché basta un dito strisciato sullo schermo, è dotato di una batteria che lo fa rimanere acceso anche per settimane, mentre il “dosatore di luce” dello schermo ci permette di poter leggere un eBook anche di notte, comodamente sdraiati a letto, senza necessariamente doverci accecare o stancare gli occhi;
  7. Non sappiamo se un libro ci convince e non abbiamo il tempo di fare una capatina in libreria per poterlo sfogliare? Nessun problema, possiamo scaricarne un estratto e poi, successivamente, decidere di comprarlo per intero;
  8. Avere un E-reader significa anche acquisire discrezione, a maggior ragione se non vogliamo sbandierare ai quattro venti quello che stiamo leggendo (a chi non è capitato, in treno, di allungare il collo per vedere che libro aveva tra le mani un pendolare? Ebbene sì, è successo anche a me);
  9. Un Kindle non costa poco, ma posso assicurare che è un investimento: di spazio, prima di tutto, ma anche in fatto di costi (anche se i soldi per un libro sono sempre ben spesi), ci tengo a sottolineare che al prezzo di un libro cartaceo, volendo, potremmo prendere tre o quattro eBook.
  10. Acquistare un “libro digitale” è comodo e veloce e non si può fare solo sull’E-reader: ad esempio infatti, se gli account di Amazon e del Kindle sono collegati tramite la stessa mail, vi basterà comprare l’eBook sul famoso sito di acquisti per trasferirlo in automatico anche sulla vostra libreria virtuale.

Aspetto le vostre opinioni a riguardo e se ancora questo articolo non vi basta, vi invito a leggere tutte le specifiche del Kindle qui, dove sono presenti anche le recensioni di chi, oltre a me, già lo possiede. Se lo avete e come me non ne potete fare a meno, quali sono gli eBook che vorreste acquistare?

Sono affiliata ad Amazon. Oltre ad aver aggiunto dei rimandi specifici negli articoli, potete supportare il mio blog facendo i vostri acquisti libreschi proprio a partire da questo link generico. Vi ringrazio in anticipo per qualsiasi vostro aiuto.

Il museo della follia: un viaggio nell’arte e non solo

Entrate, ma non cercate un percorso, l’unica via è lo smarrimento.

Con questa frase scritta su una parete completamente nera incomincia il viaggio all’interno del “Museo della follia”, un itinerario perturbante fatto di voci, parole, video, dipinti, sculture e testimonianze materiali che non fanno altro che “avvolgere” il visitatore portandolo in una dimensione completamente altra rispetto alla normalità a cui è abituato e in cui si sente al sicuro.

Mostra della follia 3
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Alda Merini apre la mostra: la sua voce, infatti, riecheggia nell’aria dando suono ai suoi versi, mentre il cassetto del suo comodino è disordinatamente riproposto come una protesi della sua mente da poetessa “maledetta e folle”. Da lì, l’esposizione prosegue diramandosi come una macchia di Rorschach attraverso un itinerario che va ben oltre la storia dell’arte e prende in considerazione anche chi i manicomi li ha vissuti sul serio sulla propria pelle. E’ il caso delle fotografie all’ospedale psichiatrico di Mombello e in cui svettano i dipinti di Gino Sandri (internato proprio in quest’ultimo) oppure quelle fatte ai manicomi di Teramo e Palermo che, invece, sono accompagnati dalle lettere disperate dei pazienti sul loro stato di salute o che raccontano la loro voglia di andarsene. Ma non solo: video installazioni dedicate a Franco Basaglia e agli OPG (gli “Ospedali Psichiatrici Giudiziari”) oppure l’evocativa “stanza della griglia” con i volti dei pazienti recuperati da alcune vecchie cartelle cliniche e che rivedono la luce attraverso un’interruttore che, immersi nel buio della sala, si può premere rimanendone quasi accecati.
La particolarità di questa mostra sta anche nelle sue esperienze “multi-sensoriali”. Questo accade, ad esempio, nella piccola stanza in cui il visitatore è invitato ad entrare per ascoltare le parole di un paziente colto nel suo totale sconforto e abbandono: qui, infatti, la “follia” è vissuta appieno soprattutto grazie al fatto che occhi e orecchie sono impegnati nella lettura e nell’ascolto, mentre il corpo, racchiuso in quello spazio angusto, sembra invece rivivere il caos delle parole che, soffocate alla rinfusa nella mente, tentano di uscire.
In questo percorso nell’eterogeneità della follia, le opere si trasformano così in modi e mondi diversi in cui gli “artisti” tentano di dare a quest’ultima una forma: Antonio Ligabue in primis, ma anche Telemaco Signorini, Lorenzo Alessandri, Enrico Robusti, Francisco Goya, Francis Bacon, dei disegni di Van Gogh e, soprattutto, il discusso quadro di Adolf Hitler, opera di una mente folle e distruttrice che ha dato origine al regime che tutti conoscono. A queste si aggiungono anche le sculture di Cesare Inzerillo e gli oggetti appartenuti a dei reali pazienti (tra cui effetti personali o libri) che, incastonati nel muro come fermati nel tempo e nello spazio, sembrano riprodurre il loro senso di alienazione all’interno dei manicomi.

Museo della follia 2
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“Il museo della follia” sa quindi affrontare un tema vasto e delicato, sicuramente difficile da raccontare, dando spazio a diversi punti di vista e prendendo in considerazione tutte quelle forme in cui la diversità mentale si è manifestata e per cui certi individui sono stati condannati da degli occhi “normali” giudicanti. Visitare questa mostra significa, in un certo senso, abbandonare ogni logica e smarrirsi, proprio come invita la frase iniziale, nello stesso modo in cui smarrite e turbate sono le menti di cui si parla al suo interno. Muoversi tra le sale è un po’ come brancolare nel buio, nella stessa oscurità che occupa le pareti e la mente dei “folli”.

Immagini, documenti, oggetti raccontano le condizioni umili e dolenti dell’alienazione, le prescrizioni e le cure, i letti di contenzione e gli strumenti di costrizione. È un repertorio non dissimile da quello, doloroso, dei reperti dei profughi nei campi di concentramento. Frammenti che evocano infinite tristezze, isolati, anche nella loro innocua costituzione, come un cucchiaio, una fialetta odontalgica del Dott. Knapp, un pacchetto di Alfa, una chiave. Nulla di strano o di originale, nulla di specifico; tutto di doloroso. È l’introduzione al Museo della Follia. Un repertorio, senza proclami, senza manifesti, senza denunce. Poi si entra nella Stanza della Griglia. E si incontrano le persone. Uomini e donne come noi, sfortunati, umiliati, isolati. E ancora vivi nella incredula disperazione dei loro sguardi. Condannati senza colpa, incriminati senza reati per il solo destino di essere diversi, cioè individui. Inzerillo dà la traccia, evoca inevitabilmente Sigmund Freud e Michel Foucault, e apre la strada a un inedito riconoscimento, a una poesia della follia che muove i giovani in questa impresa. Sara Pallavicini, Giovanni Lettini e Stefano Morelli. Determinati, liberi, folli. Ed ecco il loro museo.

Per ulteriori informazioni, potete visitare il sito ufficiale della mostra e anche la pagina Facebook.

La Chicago distopica di “Divergent”

Potrei dirgli che sono settimane che mi arrovello su cosa mi dirà il test attitudinale: Abneganti, Candidi, Eruditi, Pacifici o Intrepidi?

Divergent è un romanzo del 2011 scritto da Veronica Roth e il primo capitolo di una trilogia a cui si aggiungono anche Insurgent (2012) e Allegiant (2013). Da questi, successivamente, sono stati ricavati pure delle produzioni cinematografiche (uscite nelle sale tra il 2014 e il 2016) che, come i libri, hanno riscosso un grande successo di pubblico.
Il romanzo appartiene al genere “distopico” ed è ambientato nella Chicago post apocalittica di un futuro imprecisato in cui gli ultimi (o i primi) umani sopravvissuti hanno deciso di porre fine alle guerre intestine tra loro dividendosi in cinque diversi gruppi, chiamati “fazioni”. Ognuna di esse, come teste diverse di uno stesso corpo, possiede un determinato tipo di caratteristiche e richiama, a seconda della predisposizione naturale, una specifica tipologia di persone.

I corridoi sono angusti, anche se la luce che entra dalle finestre crea un’illusione di spazio. Sono gli unici luoghi in cui le fazioni si mischiano.

Ci sono i Candidi, che perseguono i valori della sincerità e dell’onestà poiché il loro obiettivo principale è quello di dire sempre il vero a tutti i costi; i Pacifici, coloro che coltivano la terra e vestono con toni accesi e vivaci (la loro filosofia di vita è quella di essere sempre in armonia con se stessi e con ciò che li circonda); gli Intrepidi, il gruppo dei coraggiosi che fa cose che nessuno farebbe (come saltare dai treni in corsa, combattere a corpo nudo o saltare da grattacieli attaccati a una fune); gli Eruditi, quelli che conoscono ogni cosa perché interessati alla sapienza; infine gli Abneganti: loro, oltre ad avere in mano il governo della città, sono chiamati anche “Rigidi” per via del forte altruismo che fa dimenticare loro stessi in favore degli altri (aiutano tutti, anche gli “Esclusi”, ossia quelli che vivono ai margini della società perché rifiutati dalle loro fazioni). L’appartenenza a uno di questi gruppi è sperimentata attraverso una sorta di seduta psicoanalitica che studia come reagisce l’inconscio se stimolato da determinati elementi. Una pratica indolore, ma sicuramente tanto singolare. Questo “test di iniziazione”, infatti, non solo è svolto tramite la somministrazione di un liquido e la stimolazione della mente per mezzo di elettrodi, ma è rivolto a tutti i sedicenni che sono chiamati a scegliere se unirsi a una nuova fazione oppure a rimanere con i propri affetti. Una tappa importante tanto quella che, all’interno del romanzo, viene chiamata “Cerimonia della scelta”: un evento ufficiale che sancisce definitivamente l’adesione al gruppo scelto attraverso un vero e proprio “patto di sangue”. 

Nel cerchio più interno ci sono cinque coppe di metallo così grandi che ci starei tutta se mi rannicchiassi. ognuna contiene l’elemento simbolo di ogni fazione: pietre grigie per gli Abneganti, acqua per gli Eruditi, terra per i Pacifici, carboni ardenti per gli Intrepidi, vetro per i Candidi. (..) Lui mi porgerà un coltello, e io mi farò un taglio nella mano e lascerò gocciolare il sangue nella coppa della fazione che avrò scelto.

I personaggi principali della vicenda e intorno a cui ruota prevalentemente la trama sono Beatrice e Tobias, chiamati anche “Tris” e “Quattro”. Questi due ragazzi, oltre a essere legati dal numero come una sorta di prolungamento l’una dell’altro, dimostrano fin da subito di capirsi e comprendersi a vicenda, passando però attraverso non poche difficoltà. Entrambi appartengono agli Intrepidi, ma non sempre ne condividono tutti gli aspetti; per questo si può dire che la loro vita di “superficie” all’interno del gruppo si mescola a quella segreta che vivono tra di loro e agli ideali che condividono.

Penso che abbiamo fatto un errore» mi spiega dolcemente. «Abbiamo tutti cominciato a criticare le virtù delle altre fazioni nello sforzo di valorizzare la nostra. Io non voglio commettere lo stesso sbaglio: voglio essere coraggioso, e altruista, e intelligente, e gentile, e onesto.

Lo spazio in cui si svolge Divergent è davvero interessante: la storia non è solo ambientata in uno scenario post apocalittico, ma anche in una città in cui la differenza centro-periferia si percepisce fortemente. Man mano che si raggiunge il cuore di Chicago, infatti, il lettore si trova spiazzato – e sovrastato – dalle descrizioni che fanno emergere soprattutto una sequenza di vetro, cemento e acciaio: le strade sono livellate, gli edifici numerosi, dappertutto ci sono binari sopraelevati e rotaie. Insomma, lo spazio è così ridotto e claustrofobico da sembrare tanto quello teorizzato da Piranesi nelle sue “Carceri d’invenzione”. In tutto questo alternarsi tra luoghi angusti e aperti si colloca anche la base degli Intrepidi, una sorta di caverna sotterranea in cui le ore notturne sembrano superare quelle diurne, mentre le pareti di roccia e i tunnel sono gli unici collegamenti con il mondo esterno.

Cerco di guardare, oltre lui, il paesaggio che stiamo attraversando: un mare di edifici fatiscenti e abbandonati che, allontanandosi, si rimpiccioliscono sempre di più.

Questo è un libro che non può non entusiasmare: nonostante sia lontano dai classici del genere distopico (parlo di Orwell o Huxley), riesce comunque a riprenderne le tematiche e perfino a “romanzarle”. La Roth si può dire che abbia creato un piacevole esempio moderno che segue questo filone, ma allo stesso tempo se ne distacca consapevolmente creando una storia fondata su degli elementi interessanti che sanno colpire l’attenzione del lettore fin dalle prime pagine. Ne sono un esempio la stessa divisione in fazioni, i simboli, ma anche gli scenari e i personaggi. Il suo modo di scrivere è molto semplice ed efficace, ma non per questo banale: le sue parole arrivano dirette al punto senza perdersi troppo in giri di parole “stordenti”, mentre ogni capitolo è un crescendo di azioni che porta a chiedersi continuamente come la storia si svilupperà e andrà a finire. Una cosa è sicura: Tris e Quattro coinvolgeranno anche voi nel loro mondo fatto di tatuaggi, paesaggi “spersonalizzati”, perdite e insidie nascoste.

Parole chiave:

  • Beatrice: non è solo il vero nome di Tris, ma anche un’intenzione, ossia colei che “ispira” (come accade a Dante) il cambiamento e la rivolta per ristabilire l’equilibrio.
  • Divergente: il titolo del libro, ma anche la stessa Beatrice, una persona non collocabile in una sola categoria come vuole e pretende la società, ma che possiede diverse caratteristiche. Essere divergente, nel mondo di Tris, è proibito, ecco perché la ragazza tenta in tutti i modi di nasconderlo.
  • Tatuaggio: qualcosa di importante sia per Tris che per Quattro, un linguaggio e un modo per descrivere ciò che sentono.
  • Paura: la società descritta nel romanzo gioca moltissimo su quest’ultima per poter mantenere saldo il controllo e l’equilibrio tra le fazioni (gli stessi Intrepidi svolgono delle prove che fanno immaginare le fobie più recondite per poterle affrontare e superare).
  • Caos/ordine: due elementi imprescindibili e costantemente presenti nel romanzo, il primo è rappresentato dagli Intrepidi e dal loro carattere esuberante, mentre il secondo è descritto dalle strutture delle stesse fazioni («Le strade ordinate degli Abneganti (..) nel caos degli Intrepidi»).

Voto: 4 segnalibri su 5

Divergent - Veronica Roth

Titolo: Divergent (Una scelta può cambiare il tuo destino)
Autore: Veronica Roth
Editore: De Agostini
Lunghezza: 478 pagine
Prezzo: 6,90 euro
Trama: La società distopica in cui vive Beatrice Prior è suddivisa in 5 fazioni, ognuna delle quali è consacrata a una virtù: sapienza, coraggio, amicizia, altruismo e onestà. Beatrice deve scegliere a quale unirsi, con il rischio di rinunciare alla propria famiglia. Prendere una decisione non è facile e il test che dovrebbe indirizzarla verso l’unica strada a lei adatta si rivela inconcludente: in lei non c’è un solo tratto dominante ma addirittura tre! Beatrice è una Divergente, e il suo segreto – se reso pubblico – le costerebbe la vita.
Per acquistarlo: clicca qui 

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