Alla ricerca del piatto perduto: Spaghetti con crema di zucca, pancetta croccante e amaretti

Spaghetti con crema di zucca, pancetta croccante e amaretti.JPG

Valentina Zanotto

Ingredienti (per 4 persone):
320 g di “spaghetti”
300 g di zucca (già pulita)

1 cipolla bianca
1 bicchiere di acqua (da usare all’occorrenza)
80 g di ricotta
100 g di pancetta tagliata a cubetti;
10 amaretti
Sale e pepe q.b.
Olio e.v.o.
Rosmarino e salvia

Preparazione:
Tagliare la cipolla e farla stufare in un tegame insieme a un filo abbondante di olio, un rametto di rosmarino e qualche foglia di salvia. Unire la zucca pulita e tagliata a cubetti di media grandezza e quindi un bicchiere di acqua, che la aiuterà ad ammorbidirsi. La zucca sarà pronta quando la sua polpa sarà facile da schiacciare. A questo punto, metterla da parte e ridurla in crema aiutandosi con un minipimer, poi aggiungere anche la ricotta e amalgamare bene il tutto.

Intanto che si porta a bollore l’acqua salata per gli spaghetti, rosolare la pancetta in modo da renderla bella croccante e triturare anche gli amaretti (non importa se i pezzi saranno grossolani).

Scolare la pasta e “tuffarla” nella crema di zucca, quindi aggiungere anche la pancetta. Dare una mescolata e servire; come guarnizione una bella cascata di amaretti sbriciolati e un filo di olio.

Grado di difficoltà:
Una forchetta su tre (bassa)

Se fosse un libro:
L’autunno è alle porte e non c’è modo migliore per accoglierlo se non attraverso un appagante comfort food. Quando si pensa a tale stagione è inevitabile l’accostamento con la zucca, regina indiscussa delle tavole del periodo. Con questa semplice ricetta ho cercato di rendere giustizia a una “verdura” non solo versatilissima, ma anche molto buona e che mi piace tantissimo: la dolcezza della sua polpa, accostata al gusto saporito della pancetta e agli amaretti, crea una combinazione che è impossibile non apprezzare (almeno per me). Detto ciò, su scia della fascinosa e colorata stagione autunnale – ma anche della ricetta -, il consiglio letterario che mi sento di dare in questo caso è Pellegrinaggio d’autunno, un libricino che raccoglie tre racconti giovanili di Hermann Hesse (autore che tutti conoscono per produzioni ben più maggiori come Siddharta o Narciso e Boccadoro). I temi di questi brevi testi sono soprattutto la natura e la vita, quest’ultima indissolubilmente legata alla prima; sebbene le tematiche possano risultare banali o comuni, la particolarità sta proprio nel modo in cui esse sono raccontate: in tipico stile Hesse, con toni introspettivi e placidi, a cui si aggiunge anche una certa attenzione “sentimentale”. Magari non sarà celebre, ma Pellegrinaggio d’autunno è una piccola chicca che merita di essere scoperta.

Serata molto fresca, umida, inospitale, precocemente buia. Ero sceso dalla montagna giù per uno stradellino ripido, in parte argilloso e incassato tra due pareti, ed adesso mi trovavo, da solo, sulla riva del lago, tremando dal freddo. Da oltre i colli giungevano fumi di nebbia, la pioggia si era esaurita e, ormai cadevano soltanto poche gocce, deboli e scacciate dal vento.

Pellegrinaggio d'autunno - H. Hesse

Titolo: Pellegrinaggio d’autunno
Autore: Hermann Hesse
Editore: Newton Compton
Lunghezza: 96 pagine
Prezzo: 6,90 euro
Trama: Questa raccolta comprende tre racconti ambientati in paesaggi suggestivi, dove impera la contemplazione di una natura bucolica e soleggiata. Lo stile è sommesso, pacato, di una calma che sembra denotare la giovinezza dell’autore, che si ispira ad un romanticismo dolce e nostalgico; soprattutto la precocità degli scritti si nota in alcuni dialoghi, poco spontanei, e forse in una punta di presunzione da parte di Hermann Hesse, caratteristica certo di ogni autore alle prime armi. La ricerca stilistica non è estenuante, come si può comprendere dalla presenza di termini ripetuti eccessivamente, o da una certa acerbità dei testi. Ma questi, che potrebbero essere solo difetti, diventano quasi dei pregi, perché ci mostrano un Hermann Hesse pieno di ardore giovanile, di passioni, di forti sentimenti che tramuta in sensazioni letterarie.
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Alla ricerca del piatto perduto: Frisella condita

 

Frisella condita.JPG

Valentina Zanotto

Ingredienti (per 4 persone):
8 friselle (io le ho scelte integrali)
5 pomodori ramati ben maturi
20 capperi
5 filetti d’acciuga
Qualche foglia di basilico
2 bicchiere di acqua
Sale q.b.
Olio e.v.o.

Preparazione:
Prendere le friselle e romperle a pezzi (meglio ancora se si hanno delle friselle già rotte e di cui non si sa cosa fare), quindi metterle in un recipiente piuttosto capiente e versarci sopra “a giro” i due bicchieri di acqua. Aggiustare di sale.

Fare a tocchetti i pomodori, tagliare a metà i capperi e sminuzzare i filetti di acciuga. Una volta che tutti gli ingredienti sono pronti, unirli ai pomodori. Completare con il basilico spezzettato a mano, condire con dell’olio e.v.o. e dare una bella mescolata. L’ideale sarebbe lasciare insaporire le friselle per una mezz’oretta; se volete servirle in una maniera simpatica, utilizzate dei barattoli con chiusura ermetica.

Grado di difficoltà:
Una forchetta su tre (bassa)

Se fosse un libro:

Il luogo più interessante era il torrente, a cui mia madre ci portava tutte le mattine, a prendere il sole e a diguazzare nell’acqua limpida mentre lei lavorava a maglia all’ombra di un salice. Lo si poteva guadare senza pericolo da sponda a sponda, e albergava animali mai visti. Sul fondo, strisciavano insetti neri che sembravano grosse formiche […]. A mezz’aria si libravano libellule meravigliose, dai riflessi turchini, metallici; metallico e meccanico era anche il loro ronzio. Erano piccole macchine da guerra: a un tratto calavano come dardi su un’invisibile preda. Sui lembi di sabbia asciutta correvano scarabei verdi, agilissimi, e si aprivano le trappole coniche dei formicaleoni. [Dal racconto Ranocchi sulla luna, p. 113]

Molti animali, dalle strutture più diverse, ostentano colori vivaci e hanno carni di sapore disgustoso, oppure sono velenosi: ad esempio i pesci dorati e le coccinelle, o rispettivamente le vespe e certi serpenti. I colori vistosi servono come segnali e avviso, affinché i predatori li riconoscano da lontano e, ammaestrati da precedenti esperienze, si astengano dall’assalirli. Esiste un parallelo comportamento umano? In generale, l’uomo nocivo tende piuttosto a confondersi entro la maggioranza, per sottrarsi all’identificazione; ma non fa così quando è o si sente superiore alla legge. [Dal racconto Romanzi dettati dai grilli, p. 126]

Pochi ingredienti, sostituibili a seconda dei gusti e da preparare in poco tempo: come quando si ha voglia di leggere qualcosa di breve e che può cambiare a seconda dell’ispirazione del momento. Come non pensare a una raccolta di racconti? In questo caso quelli contenuti in Ranocchi sulla luna (e altri animali), opera firmata Primo Levi e contenente un numeroso repertorio zoologico di fantasia e curiosità. Leggendo questi testi brevi si viene proiettati in un mondo di emozioni in cui non sono gli umani a parlare, ma le creature con le zampe. Ogni racconto impiega poco tempo di lettura – un po’ come la preparazione di queste friselle – ma ciascuno è in grado di trasmettere un messaggio unico e particolare. Da leggere, soprattutto per conoscere un “inedito” Primo Levi.

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Titolo: Ranocchi sulla luna e altri animali
Autore: Primo Levi
Editore: Einaudi
Lunghezza: 234 pagine
Prezzo: 12 euro
Trama: Gabbiani, giraffe, talpe, formiche, dromedari, elefanti, farfalle, scoiattoli, ragni, buoi, ranocchi, corvi, topi, chiocciole. Nelle pagine di Primo Levi gli animali non rappresentano una curiosità marginale o un divertimento accessorio, ma sono parte integrante del suo immaginario e della sua moralità: rappresentano un diverso modo di parlare delle scelte che ogni uomo deve affrontare. Primo Levi è affascinato dalle capacità con cui esseri d’ogni specie, compresi i parassiti, hanno risposto alle difficoltà dell’ambiente elaborando soluzioni ingegnose, quasi altrettante filosofie di vita. “Ci sono animali enormi e minuscoli, estremamente forti ed estremamente deboli, audaci e fuggitivi, veloci e lenti, astuti e sciocchi, splendidi e orrendi”, ma proprio uscendo dall’isola umana uno scrittore può scoprire una miniera di storie possibili, ricca di metafore, simboli, allegorie. Sino dalla fine degli anni Cinquanta Primo Levi ha dedicato loro racconti, articoli, interviste immaginarie e poesie, in cui ha messo a frutto l’acutezza delle sue osservazioni, e la curiosità di uno sguardo sorridente e pensoso, mai sentimentale o antropomorfo. L’insuperabile analista del “termitaio” del Lager si è rivelato anche un brillante zoologo ed etologo, capace di aprire al lettore orizzonti inconsueti.
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Alla ricerca del piatto perduto: Spaghettini con funghi champignon e crema di ricotta

Spaghettini con champignon e crema di ricotta.JPG

Valentina Zanotto

Ingredienti (per 4 persone)
320 g di “spaghettini”
250 g di funghi champignon freschi
1 spicchio di aglio
2-3 ciuffi di prezzemolo
Sale e pepe q.b.
Olio e.v.o.

Per la crema di ricotta:
150 g di ricotta
20 g di parmigiano
Sale e pepe q.b.

Preparazione:
Pulire i funghi champignon con cura (privandoli della “pellicina” sul cappello e della terra sul gambo) e tagliarli a fettine; quindi porli in una padella in cui si è fatto imbiondire lo spicchio d’aglio con l’olio e.v.o. Farli insaporire per bene mescolandoli di tanto in tanto e solo a fine cottura aggiungere il prezzemolo tagliato finemente (una volta che l’aglio avrà fatto il suo dovere, si può togliere; se invece siete amanti del suo sapore, vi suggerisco di cuocere i funghi con l’aglio sminuzzato).

Per fare la crema, mettere in una terrina la ricotta, il parmigiano, il sale e il pepe, poi frullare il tutto con il minipimer. A piacere si può aggiungere anche mezzo mestolo di acqua di cottura. Una volta che il composto avrà la consistenza di una crema, metterlo da parte.

Portare a bollore l’acqua salata e buttare gli “spaghettini”. Scolarli al dente e rovesciarli nella padella in cui, precedentemente, sono stati cotti i funghi. Farli saltare per amalgamarli, quindi aggiungere anche la crema di ricotta continuando a mescolare la pasta (il tutto a fuoco spento). Impiattare e servire gli spaghettini ancora caldi.

Grado di difficoltà:
Una forchetta su tre (bassa)

Se fosse un libro:

Aveva visto i camosci saltare i precipizi in piena corsa, uno dietro l’altro eseguendo l’identica sequenza di passi nello slancio da una sponda all’altra. Il loro salto era un rammendo tra due bordi, un punto di sutura sopra il vuoto. C’entrava l’invidia per la superiorità della bestia, da cacciatore ammetteva la bassezza che inventa l’espediente, l’agguato da lontano. Senza certezza di inferiorità manca la spinta a mettersi all’altezza.
Diverso è il pescatore, che non invidia nessuna abilità del pesce, vuole invece sconfiggerle. È predatore che cattura in massa, non insegue un esemplare solo, tranne Achab in Moby Dick. Né carica la bestia sulle spalle. Il pescatore è opposto.

Anche se all’apparenza sembrerebbe una ricetta autunnale, i funghi champignon ci dicono che possiamo cucinare questo piatto anche nel periodo estivo (e se la giornata è stata “buttata giù” da un po’ di pioggia o da un temporale tanto meglio, questo comfort food è pronto per arrivare in soccorso). I funghi, generalmente, mi fanno pensare alla montagna, a qualche sentiero coperto di foglie oppure a una camminata all’ombra degli alberi. Ecco perché ho pensato di abbinare i miei “spaghettini” a un romanzo in cui questo tortuoso paesaggio si mescola all’introspezione e alla poesia. Il peso della farfalla di Erri De Luca è un racconto – ma anche una favola – in cui natura e uomo si incontrano e si scontrano: sullo sfondo proprio la montagna di un camoscio e di un cacciatore che vuole ucciderlo.

Il peso della farfalla - Erri De Luca

Titolo: Il peso della farfalla
Autore: Erri De Luca
Editore: Feltrinelli
Lunghezza: 70 pagine
Prezzo: 7 euro
Trama: Il re dei camosci è un animale ormai stanco. Solitario e orgoglioso, da anni ha imposto al branco la sua supremazia. Forse è giunto il tempo che le sue corna si arrendano a quelle di un figlio più deciso. E novembre, tempo di duelli: è il tempo delle femmine. Dalla valle sale l’odore dell’uomo, dell’assassino di sua madre. Anche l’uomo, quell’uomo, era in là negli anni, e gran parte della sua vita era passata a cacciare di frodo le bestie in montagna. E anche quell’uomo porta, impropriamente, il nome di “re dei camosci” – per quanti ne aveva uccisi. Ha una Trecento magnum e una pallottola da undici grammi: non lasciava mai la bestia ferita, l’abbatteva con un solo colpo. Erri De Luca spia l’imminenza dello scontro, di un duello che sembra contenere tutti i duelli. Lo fa entrando in due solitudini diverse: quella del grande camoscio fermo sotto l’immensa e protettiva volta del cielo e quella del cacciatore, del ladro di bestiame, che non ha mai avuto una vera storia da raccontare per rapire l’attenzione delle donne, per vincere la sua battaglia con gli altri uomini. “In ogni specie sono i solitari a tentare esperienze nuove,” dice De Luca. E qui si racconta, per l’appunto, di questi due animali che si fronteggiano da una distanza sempre meno sensibile, fino alla pietà di un abbraccio mortale.
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Alla ricerca del piatto perduto: Mafalde corte con pesto di pomodori secchi, fiori di zucchina e Feta

Mafalde corte con pesto di pomodori secchi, fiori di zucchina e Feta.JPG

Valentina Zanotto

Ingredienti (per 4 persone):
320 g di “Mafalde corte” (io le ho prese integrali)

15-20 fiori di zucchina
20 g di formaggio Feta
Olio e.v.o. e sale q.b.

Per il pesto di pomodori secchi:
1 vasetto di pomodori secchi (da sgocciolare)
5 noci
Un bicchiere scarso di acqua
Qualche foglia di basilico
Olio e.v..o.

Preparazione:
Lavare i fiori di zucchina e privarli del pistillo interno, quindi tagliarli a striscioline e farli scottare velocemente in padella con un filo di olio e un pizzico di sale (salvarne qualcuno intero per la decorazione del piatto).

Per fare il pesto, mettere in un recipiente dai bordi abbastanza alti una confezione di pomodori secchi (se sott’olio scolarli bene), qualche gheriglio di noce, un filo abbondante di olio e.v.o., mezzo bicchiere di acqua e delle foglie di basilico: frullare tutto con il minipimer fino a ottenere un composto liscio e omogeneo.

Cuocere le “Mafalde corte” in acqua salata e scolarla al dente, poi buttarla nella stessa padella dei fiori di zucchina per insaporirla un po’. Aggiungere anche il pesto di pomodorini secchi e mescolare bene. Come ultimo tocco, servire il piatto di pasta con della Feta sbriciolata sopra e un fiore di zucchina lasciato per intero.

Grado di difficoltà:
Due forchette su tre (media)

Se fosse un libro:

Lui tornerà ad essere un estraneo dopo che avrete fuso le vostre vite in una sola, vi siete confidati i segreti più nascosti e avrete abbattuto il muro di qualunque pudore. Sarete due estranei anche se conoscete il ritmo del vostro sonno, i vostri odori, le vostre abitudini. Due estranei che si conoscono meglio di chiunque altro e le cui vite non si incroceranno mai più se non per caso.

Personalmente adoro i pomodori secchi, la Feta e i fiori di zucchina, per questo ci tenevo troppo a fare un piatto che unisse questi ingredienti e, allo stesso tempo, risultasse leggero per l’estate che avanza pian piano. Il risultato non solo è stato una pasta saporita e “colorata”, ma anche una ricetta poco “ingombrante” in caso faccia troppo caldo per mettersi ai fornelli. Immagino di mangiare questo piatto con uno sciabordio di onde come sottofondo; ecco perché ho pensato al più famoso tra i libri di Alessandro Baricco, Oceano mare. Questo romanzo è delicato ma allo stesso elaborato, mentre le sue frasi sono così suggestive e profonde da incantare il lettore come hanno fatto le sirene con Ulisse. Una “Mafalda” tirerà sicuramente l’altra, lo stesso vale per le pagine, e se siete come me vi ritroverete a leggere i libri di Baricco tutti di seguito.

Oceano mare - A. Baricco

Titolo: Oceano mare
Autore: 
Alessandro Baricco
Editore:
Feltrinelli
Lunghezza:
9 euro
Prezzo:
224 pagine
Trama:
 “Oceano mare” racconta del naufragio di una fregata della marina francese, molto tempo fa, in un oceano. Gli uomini a bordo cercheranno di salvarsi su una zattera. Sul mare si incontreranno le vicende di strani personaggi. Come il professore Bartleboom che cerca di stabilire dove finisce il mare, o il pittore Plasson che dipinge solo con acqua marina, e tanti altri individui in cerca di sé, sospesi sul bordo dell’oceano, col destino segnato dal mare. E sul mare si affaccia anche la locanda Almayer, dove le tante storie confluiscono. Usando il mare come metafora esistenziale, Baricco narra dei suoi surreali personaggi, spaziando in vari registri stilistici.
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Alla ricerca del piatto perduto: Crema di zucchine con fiocchi di Burrata e gamberi marinati

Crema di zucchine con fiocchi di Burrata e gamberi marinati.JPG

Valentina Zanotto

Ingredienti (per 2 persone):
2 zucchine (o anche una piuttosto grossa)

1/2 cipolla di Tropea
Brodo vegetale
10 gamberi
1 confezione di burrata
Succo e scorza di limone
Sale e pepe q.b.
Olio e.v.o.

Preparazione:
Cominciare a pulire i gamberi sotto l’acqua corrente facendo attenzione a privarli del guscio e dell’intestino interno. Una volta pronti, metterli in una pirofila a marinare con dell’olio, del sale, del pepe e un po’ di scorza e succo di limone.

In una padella, fare appassire la cipolla di Tropea insieme a un filo di olio, poi aggiungere la zucchina tagliata a tocchi (anche grossolani). Aggiustare di sale e di pepe, quindi coprire i pezzi di verdura con un paio di mestoli di brodo vegetale fino a che si saranno ben ammorbiditi (si sfalderanno a toccarli). Come ultimo passaggio, ridurre le zucchine in crema aiutandosi con un minipimer (se risulterà troppo asciutta si può sempre aggiungere del brodo).

Far saltare velocemente sul fuoco i gamberi insieme al loro “sughetto” di marinatura.

Una volta che tutti gli ingredienti sono pronti si può comporre il piatto: mettere la crema di zucchine in una fondina, aggiungere qua e là dei piccoli fiocchi di burrata “stracciati” con le mani e poi i gamberi. Guarnire il tutto con una grattata di pepe e della scorza di limone.

Grado di difficoltà:
Una forchetta su tre (bassa)

Se fosse un libro:

È facile capire come nel mondo esista sempre qualcuno che attende qualcun altro, che ci si trovi in un deserto o in una grande città. E quando questi due esseri s’incontrano e i loro sguardi s’incrociano, tutto il passato e tutto il futuro non hanno più alcuna importanza. Esistono solo quel momento e quella straordinaria certezza che tutte le cose, sotto il sole, sono state scritte dalla stessa mano, la mano che risveglia l’Amore e che ha creato un’anima gemella per chiunque lavori, si riposi e cerchi i propri tesori sotto il sole, perché se tutto ciò non esistesse non avrebbero più alcun senso i sogni dell’umanità.

La dolcezza delle zucchine, la golosità della burrata e la delicatezza dei gamberi. Oltre ad essere particolarmente estivo, questo piatto mi sembra anche il giusto “premio” per una giornata in cui si cerca un po’ di conforto. Bisogna sapersi ascoltare e, ogni tanto, cedere ai propri desideri: lo dice anche Santiago de L’Alchimista, il libro di Paulo Coelho (acquistabile qui al prezzo di 11,05 euro), costantemente alla ricerca della propria leggenda personale. Se poi ci aggiungete anche un po’ di pepe e di scorza di limone, questo romanzo è anche in grado di regalare la giusta dose di avventure.

L'Alchimista - P. Coelho

Titolo: L’Alchimista
Autore:
Paulo Coelho
Editore:
Bompiani
Lunghezza:
217 pagine
Prezzo:
13 euro
Trama: 
Impara ad ascoltare il tuo cuore: è l’insegnamento che scaturisce da questa favola spirituale e magica. Alle frontiere tra il racconto da mille e una notte e l’apologo sapienziale, “L’alchimista” è la storia di una iniziazione. Ne è protagonista Santiago, un giovane pastorello andaluso il quale, alla ricerca di un tesoro sognato, intraprende quel viaggio avventuroso, insieme reale e simbolico, che al di là dello stretto di Gibilterra e attraverso tutto il deserto nordafricano lo porterà fino all’Egitto delle piramidi. E sarà proprio durante il viaggio che il giovane, grazie all’incontro con il vecchio alchimista, salirà tutti i gradini della scala sapienziale: nella sua progressione sulla sabbia del deserto e, insieme, nella conoscenza di sé, scoprirà l’anima del mondo, l’amore e il linguaggio universale, imparerà a parlare al sole e al vento e infine compirà la sua leggenda personale. Il miraggio, qui, non è più solo la mitica pietra filosofale dell’alchimia, ma il raggiungimento di una concordanza totale con il mondo, grazie alla comprensione di quei “segni”, di quei segreti che è possibile captare solo riscoprendo un linguaggio universale fatto di coraggio, di fiducia e di saggezza che da tempo gli uomini hanno dimenticato.
Per acquistarlo: clicca qui (al prezzo di 11,05 euro)

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Alla ricerca del piatto perduto: Spaghetti al pomodoro con cestino di Parmigiano

Spaghetti al pomodoro con cialda di Parmigiano.JPG

Valentina Zanotto

Ingredienti (per 4 persone):
320 g di “spaghetti”
Una confezione di polpa di pomodoro
100 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
Sale e pepe q.b.
Olio e.v.o.
1 cucchiaino di zucchero
Qualche foglia di basilico

Preparazione:
Per prima cosa fare la cialda di Parmigiano: basterà mettere un pugno di formaggio grattugiato in una padella molto calda, formando un cerchio. Una volta che il Parmigiano si sarà fuso, staccarlo delicatamente e posizionarlo su una scodella per dargli “la forma” e farlo raffreddare.

In una pentola portare a bollore un po’ di acqua salata e quindi cuocere gli spaghetti, mentre su un altro fornello occuparsi del sugo di pomodoro (aggiustare di sale e pepe, aggiungere un cucchiaino di zucchero per togliere l’acidità e anche qualche foglia di basilico per il profumo). Una volta che gli spaghetti sono al dente, scolarli e mescolarli insieme al sugo.

Per l’impiattamento recuperare la cialda di Parmigiano e mettere al suo interno gli spaghetti al pomodoro.

Grado di difficoltà:
Una forchetta su tre (bassa)

Se fosse un libro:

Il profumo ha una forza di persuasione più convincente delle parole, dell’apparenza, del sentimento e della volontà. Non si può rifiutare la forza di persuasione del profumo, essa penetra in noi come l’aria che respiriamo penetra nei nostri polmoni, ci riempie, ci domina totalmente, non c’è modo di opporvisi.

La particolarità di questa ricetta non è tanto il piatto proposto, piuttosto la presentazione. Gli spaghetti al pomodoro, in fondo, rappresentano il comfort food per eccellenza: piacciono a tutti, tutti sanno farli, mentre tanti li imitano con scarsi risultati (eviterò di farvi pensare troppo al “sugo al ketchup”, anche per il mio bene). Insomma, quando mi trovo davanti a un piatto del genere penso a un classico della letteratura che non può che unire i pareri positivi di tutti (o almeno, di tutti quelli con cui ho avuto a che fare fino ad ora): Il profumo di Patrick Süskind. Lasciando da parte per un attimo la “stravaganza” – se così si può definire – del protagonista Jean-Baptiste Grenouille, come si fa a resistere al profumo invitante di un piatto di pasta al pomodoro?

Il profumo - P. Süskind

Titolo: Il profumo
Autore: 
Patrick Süskind
Editore:
TEA
Lunghezza:
259 pagine
Prezzo:
10 euro
Trama:
 Nel diciottesimo secolo visse in Francia un uomo, tra le figure più geniali e scellerate di quell’epoca non povera di geniali e scellerate figure. Si chiamava Jean-Baptiste Grenouille e se il suo nome, contrariamente al nome di altri mostri geniali quali de Sade, Saint-Just, Fouché, Bonaparte, oggi è caduto nell’oblio, non è certo perché Grenouille stesse indietro a questi più noti figli delle tenebre per spavalderia, disprezzo degli altri e immoralità, bensì perché il suo genio e unica ambizione rimase in un territorio che nella storia non lascia traccia: nel fugace regno degli odori.
Per acquistarlo: clicca qui al prezzo di 8,50 euro)

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Alla ricerca del piatto perduto: Caprese in bicchiere

Caprese in bicchiere.JPG

Valentina Zanotto

Ingredienti (per 4 persone):
2 mozzarelle di bufala (se non l’avete, va bene anche quella di latte vaccino)
Una confezione di pomodori datterino
Qualche foglia di basilico
Olio e.v.o. e sale q.b.

Preparazione:
Lavare e asciugare i pomodori datterino, poi tagliarli in quattro parti (o se preferite anche a fettine sottili), quindi metterli in un recipiente e condirli con un pizzico di sale, olio e.v.o e del basilico spezzettato.

Prendere la mozzarella di bufala e farla a tocchetti (anche con le mani, giusto per rendere i pezzi sfilacciati e irregolari).

Comporre il bicchiere alternando uno strato di pomodori datterino e mozzarella, poi guarnire con un filo di olio e.v.o. a crudo e una fogliolina di basilico.

Grado di difficoltà:
Una forchetta su tre (bassa)

Se fosse un libro:

«E a che serve questo gioco dei 10 minuti?»
«Boh, la dottoressa non me l’ha spiegato. Credo serva fondamentalmente a impegnarmi la testa, a riempire il vuoto e a fare ordine nella confusione che mi ritrovo al posto della vita.»

Questo piatto mi fa pensare all’estate, a quel periodo in cui si desidera spesso mangiare qualcosa di fresco e non troppo impegnativo, ma gustoso. Il libro a cui ho pensato non è solamente una lettura leggera e “da ombrellone”, ma anche qualcosa che si lega perfettamente al tempo impiegato per fare questa ricetta: sto parlando di Per dieci minuti di Chiara Gamberale. Se volete seguire la “filosofia” raccontata in questo libro, prendetevi del tempo per fare qualcosa che mai avreste pensato di fare, come ad esempio servire mozzarella e pomodori in un bicchiere!

Per dieci minuti - C. Gamberale

Titolo: Per dieci minuti
Autore:
Chiara Gamberale
Editore:
Feltrinelli
Lunghezza: 187 pagine
Prezzo: 9 euro
Trama:
 Dieci minuti al giorno. Tutti i giorni. Per un mese. Dieci minuti per fare una cosa nuova, mai fatta prima. Dieci minuti fuori dai soliti schemi. Per smettere di avere paura. E tornare a vivere. Tutto quello con cui Chiara era abituata a identificare la sua vita non esiste più. Perché, a volte, capita. Capita che il tuo compagno di sempre ti abbandoni. Che tu debba lasciare la casa in cui sei cresciuto. Che il tuo lavoro venga affidato a un altro. Che cosa si fa, allora? Rudolf Steiner non ha dubbi: si gioca. Chiara non ha niente da perdere, e ci prova. Per un mese intero, ogni giorno, per almeno dieci minuti, decide di fare una cosa nuova, mai fatta prima. Lei che è incapace anche solo di avvicinarsi ai fornelli, cucina dei pancake, cammina di spalle per la città, balla l’hip-hop, ascolta i problemi di sua madre, consegna il cellulare a uno sconosciuto. Di dieci minuti in dieci minuti, arriva così ad accogliere realtà che non avrebbe mai immaginato e che la porteranno a scelte sorprendenti. Da cui ricominciare. Chiara Gamberale racconta quanto il cambiamento sia spaventoso, ma necessario. E dimostra come, un minuto per volta, sia possibile tornare a vivere.
Per acquistarlo: clicca qui (al prezzo di 7,65 euro)

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