A cosa mi ispiro

Si mormorava anche dell’esistenza di un libro terribile, una sorta di compendio di tutte le eresie, di cui Goldstein era l’autore e che circolava in copie clandestine. Non aveva titolo. Per la gente era, semplicemente, il libro. [1984, p. 17]

Mi piacciono i libri dacché ho memoria: ho cominciato con Il Battello a Vapore e i Piccoli Brividi – tappe fisse per ogni ragazzo della mia generazione che ricorda la sua infanzia – fino ad arrivare a letture più mature e definite che mi hanno fatto apprezzare, nel bene e nel male, il mondo custodito all’interno di qualsiasi testo con cui entravo in contatto. Con il tempo ho compreso che dietro una lettura c’era un lavoro molto più complesso del semplice scorrere di pagine e parole, ma qualcosa che andava scandagliato e sezionato a fondo. Penso che un libro non sia mai semplicemente un libro. Questo è anche il motivo per cui, qualche anno fa, ho deciso di creare il mio blog La Stanza 101, un nome liberamente ispirato a 1984 di George Orwell; ho cercato di vedere la celebre frase Ci incontreremo là dove non c’è tenebra sotto un’ottica diversa, interpretandola più come una direzione da seguire anziché una minaccia. Per me la “luce” non è quella accecante che opprime Winston Smith durante quell’atto di tortura orchestrato dal Grande Fratello, ma ciò che viene a galla e scaturisce analizzando certi elementi contenuti in un testo. Attraverso le mie rubriche mi occupo di recensioni, consigli di lettura, appuntamenti con autori, scrittori emergenti, ma anche di ricette personali – abbinate sempre ai libri – ed esperienze culturali che vivo in prima persona (come la visita a mostre d’arte o a siti d’interesse).

1984

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