Ottobre con “Anna dai capelli rossi”

Anna dai capelli rossi, noto anche come Anna dei tetti verdi (dalla traduzione di Anne of Green Gables) è un romanzo della scrittrice canadese Lucy Maud Montgomery, pubblicato nel 1908 e il primo della fortunata saga che copre in totale sette romanzi. Le vicende raccontate – e il modo affabile in cui sono scritte – rendono il testo una grande fonte di ispirazione e di insegnamento adatto a tutte le età (o, come riportato sulla quarta di copertina, dagli undici ai novantanove anni). Si dice che Montgomery abbia trovato ispirazione per la stesura del romanzo da un biglietto, scritto diverso tempo prima, in cui aveva riportato la storia di una coppia a cui era stata erroneamente affidata una ragazzina orfana, anziché un maschio, ma che aveva deciso di tenerla ugualmente. La narrazione è stata poi arricchita con ulteriori dettagli sempre provenienti dalla sua esperienza personale: non solo il periodo infantile trascorso nella zona rurale dell’Isola del Principe Edoardo (proprio il luogo in cui è ambientata la vicenda), ma anche la fascinazione per la modella statunitense Evelyn Nesbit, vista in fotografia e diventata un riferimento per la creazione del personaggio di Anna Shirley.

“La mia vita è un cimitero di speranze sepolte”. È una frase che ho letto una volta in un libro e me la ripeto per confortarmi tutte le volte che mi capita qualche delusione.

Prima di celebrare ottobre con l’entusiasmo che contraddistingue “Anna dai capelli rossi” e con le pacate parole di Lucy Maud Montgomery, vorrei lasciare qualche considerazione sul primo libro (secondo me, senza nulla togliere ai seguiti, uno dei più belli). 

Quasi tutti i capitoli contengono descrizioni paesaggistiche che si perdono in colori e dettagli da togliere il fiato; aspetto, questo, che non può passare inosservato visto che trasporta il lettore in luoghi dove diventa protagonista (privilegiato) in primo piano. Le rappresentazioni della natura sconfinata rendono il testo “una magia a occhi aperti” e lo pongono su un altro livello rispetto alla realtà. Chi legge non può far altro che chiedersi: “Ma esistono davvero posti simili?”; la risposta è da trovare nella fervida immaginazione di Anna, sempre un po’ ancorata alla realtà, e nella continua meraviglia a cui è sottoposto il suo stato d’animo. La fantasia non manca di manifestarsi anche  in tratti prettamente gotici: «Il lamento strascicato di due vecchi rami che strusciavano l’uno sull’altro le fece venire i sudori freddi. Lo sbattere d’ali dei pipistrelli che volavano nell’oscurità sopra di lei le sembrava quello di creature ultraterrene.»

Anna è una ragazzina entusiasta che guarda la vita con positività, nonostante tutto il dolore e tutte le cattiverie che ha dovuto sopportare. Ama la natura e le persone, ma sembra abbia una certa predisposizione a mettersi nei guai (e, fortunatamente, anche a cercare di risolverli). La gente di Avonlea – in special modo Rachel Lynde – vede con profondo pregiudizio sia la scelta dei Cuthbert – Marilla e Matthew, due “zitelli” non più tanto giovani ma bisognosi di affetto – sia la stessa Anna. Voci e preoccupazioni, specie in un paesino ricco di pettegoli, circolano in maniera repentina. Eppure, come spesso succede, non ci vuole molto per andare oltre le apparenze e per rendersi conto degli errori commessi: “l’abito non fa il monaco” e Anna, vestita delle uniche cose con cui era uscita dall’orfanotrofio, si dimostra essere una ragazzina pronta a donare il cuore a chiunque incontri (anche all’incredibile Gilbert Blythe).

Nonostante il triste passato, Anna Shirley riesce a sconvolgere in positivo la tranquillità della famiglia Cuthbert (e di Avonlea) con la sua sana spensieratezza. É una ventata di aria fresca rispetto al moralismo e ai mores dell’epoca. Lei ama “immaginare”: la sua fantasia è un rifugio che non tutti, inizialmente, riescono a comprendere, ma che a lungo andare si trasforma in un luogo carico di ricordi e desideri per l’avvenire.

Insieme alle meraviglie viste con gli occhi di Anna, pagina dopo pagina ci si addentra sempre di più anche nella sua maturità: dagli undici ai quattordici anni, cioè da quando è una bambina fino a diventare una ragazza che deve cominciare a decidere per il suo futuro, è sempre più evidente la voglia di crescere per spalancarsi al mondo. Un percorso che vive con l’ottimismo di sempre, insieme a qualche ragionevole dubbio, ma da cui riceverà tantissime e meritate soddisfazioni.

Detto questo, ecco un paio di citazioni provenienti dal primo dei libri di “Anna dai capelli rossi” e che manifestano tutta la bellezza del mese di ottobre (e dell’autunno).

Ottobre era sempre un mese meraviglioso a Green Gables, la luce dorata si rifletteva sulle betulle della Valle, gli aceri alle spalle del frutteto prendevano una tonalità crisi quasi regale, i ciliegi selvatici che fiancheggiavano il viale assumevano adorabili sfumature rosso e verde cupo, i campi scintillavano sotto i raggi del sole. Anna si godeva quel tripudio di colori tutti intorno a lei. «Oh, Marilla» esclamò un sabato mattina, mentre entrava a asso di danza con le braccia cariche di ramoscelli rigogliosi. «Sono felicissima di vivere in un mondo in cui esiste ottobre. Saltare direttamente da settembre a novembre sarebbe orribile, non credi? Guarda questi rami di acero.non fanno venire i brividi per quanto sono belli? Userò per decorare la mia stanza.»



Era ormai arrivato ottobre quando Anna poté ritornare a scuola, un ottobre magnifico, rosso e oro, fatto di dolci mattinate in cui le valli si coprivano di una nebbiolina sottile, che pareva inviata dallo spirito dell’autunno per farsi asciugare dal sole producendo infinite sfumature color ametista, perla, argento, rosa e celeste. La rugiada faceva risplendere i prati di una luce argentea e i meandri del bosco erano coperti di foglie fruscianti che scricchiolavano sotto i piedi. Il sentiero delle betulle era un tripudio di sfumature di giallo, fiancheggiato di felci marroncine ormai secche.

Voi avete letto tutte le avventure di Anna Shirley? Oltre ai romanzi, nel corso degli anni sono stati prodotti numerosi adattamenti cinematografici e televisivi: il film muto “Fata di bambole” (1919) diretto da William Desmond Taylor, “La figlia di Nessuno” (1934) di George Nichols Junior, “Anna dai capelli rossi” (2016) del regista John Kent Harrison, l’anime diretto da Isao Takahata e, ultima in ordine di tempo, la serie Netflix “Chiamatemi Anna” (del 2017 e, ahimè, interrotta bruscamente).

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