“Quando scrivo è come se dipingessi e facessi musica allo stesso tempo”: intervista a Lucrezia Monti

Lucrezia Monti è un’autrice esordiente nata e cresciuta a Milano. Ama leggere, scrivere e tingere il mondo di “rosa”. All’attivo, ha una serie di romance davvero molto apprezzati e promettenti: Come lampo (2017); Vendetta sottobanco (2017); La principessa e l’Orso (2019) e Yulara magia australiana (2020). In questo articolo vi propongo una “chiacchierata” – in dieci tappe – avuta con lei.

Vorrei cominciare da qualcosa che ti sta a cuore, giusto per rompere il ghiaccio. Perché hai cominciato a scrivere? C’è stato un evento scatenante oppure è nato tutto per caso?

Eh, bella domanda! In realtà, fin da quando mi ricordo, sono stata una grande appassionata di libri: ne leggevo tantissimi, fin da bambina, prima insieme ai miei genitori e poi da sola, tanto che quando iniziai ad andare a scuola sapevo già leggere speditamente. È stato proprio sui banchi di scuola, imparando a maneggiare la “materia lingua”, che mi sono innamorata dell’italiano e un giorno, un po’ per gioco, ho scritto la mia prima storia, quel racconto che se fosse esistito mi sarebbe piaciuto leggere. Da quel momento non mi sono più fermata. Credo che non ci sia stato un vero e proprio “evento scatenante”, però non credo nemmeno nel caso: la scrittura è cresciuta con me e, essendo piuttosto negata in disegno, tutta la fantasia che i miei compagni sprigionavano con matite e pennarelli io la facevo vivere con le parole. Per me le parole hanno un colore e un’intensità, oltre che un timbro, un suono, una metrica… Quando scrivo è come se dipingessi e facessi musica allo stesso tempo, è il modo in cui esprimo ciò che sono e sento.

Una curiosità: quanto della tua vita c’è nei romanzi che scrivi?

C’è molto di me in ciò che scrivo, ma, eccezion fatta per “Come lampo” che è in parte autobiografico, negli altri romanzi ci sono soprattutto le mie impressioni, le mie sensazioni e le mie emozioni riguardo a ciò che mi circonda. Nei miei romanzi c’è la segretaria del mio dentista col suo corpo tutto spigoli, il paio di scarpe della ragazza scesa di corsa dal tram, il sorriso sporco di gelato di un bambino al parco, le lacrime di un addio, le lamentele per un lavoro odiato ma indispensabile… Ciò che vedo, sento, provo, scrivo.

Che rapporto hai con le critiche e le recensioni negative?

Ottimo! Dico sul serio: se una critica è ben argomentata può essere molto interessante, offrirmi spunti per pensare e migliorare. Invito spesso i miei lettori a farmi sapere che ne pensano dei miei romanzi, dicendo loro che i complimenti fanno piacere e le critiche aiutano a crescere. È chiaro che le critiche “un tanto al chilo”, magari da parte di chi nemmeno si è preso la briga di leggere un mio lavoro, non le prendo neppure in considerazione.

Ritorniamo alla tua scrittura. Come definiresti il tuo modo di scrivere? C’è qualche autore a cui ti ispiri?

Direi che il mio rapporto con la scrittura è un grande amore e, come tale, assoluto e disperato. Non potrei vivere senza, ma a volte mi fa dannare.
Per quanto riguarda gli autori e i generi, sono una lettrice onnivora e non c’è un autore particolare cui mi ispiri, ma, in generale, direi che amo molto i classici della narrativa. In fatto di storie d’amore, Jane Austen credo sia un faro per chiunque scriva romance, ma mi piacciono molto lo stile di Virginia Woolf, la cruda schiettezza di Charles Bukowski, di Italo Calvino credo che potrei leggere con venerazione anche la lista della spesa… E poi le descrizioni di Haruki Murakami, le ambientazioni delle Brontë, l’inventiva di Tolkien, i virtuosismi lessicali di Nabokov… Potrei continuare per ore!

Da autrice, a quale tuo testo sei più affezionata?

Impossibile sceglierne uno solo: sarebbe come chiedere a una mamma a quale dei figli vuole più bene. Tutti i miei romanzi sono stati pensati, voluti, scritti, letti, corretti, modificati, tutti mi hanno fatto penare e dato gioie: davvero, non potrei scegliere.

Una domanda che è un po’ anche una provocazione. Che opinione ti sei fatta riguardo il mondo editoriale di oggi? Pensi che venga sempre premiato il merito?

Più che di premio parlerei di riconoscimento: credo che, alla lunga, nell’editoria come in ogni altro campo, la qualità emerga. Certo, può essere difficile riconoscere al primo sguardo un diamante in un oceano di fondi di bottiglia sapientemente sagomati, ma chi ha la pazienza di cercare, non accontentandosi del banale a basso costo, alla fine trova ciò che davvero ha valore.

È meglio leggere un libro oppure scriverlo?

Se vuoi esplorare altri mondi, meglio leggerlo; se vuoi esplorare te stessa, meglio scriverlo.

Cosa vorresti trasmettere ai lettori che leggono le tue parole?

Vorrei che i miei lettori trovassero nei miei romanzi ciò di cui hanno bisogno, che sia un momento di svago o una frase che possa accompagnarli e tornare loro in mente quando serve. Mi ritengo un’artigiana delle parole: quello che cerco di fare, con il mio lavoro, è dare ai lettori qualche ora di svago e di piacere, tutto qui. Credo che il tempo sia un bene prezioso: oggi sembra che ne abbiamo sempre troppo poco a nostra disposizione; un po’ ovunque (ma, forse, a Milano soprattutto) si corre come dei forsennati tutto il giorno, tutti i giorni, fino ad arrivare stremati al fine settimana che si è comunque già riempito di impegni, perché bisogna fare cose, vedere gente, dimostrare al mondo che si è attivi e pieni di vita… Se no, cosa postiamo sui social? [Ride]. Ecco, il tempo è prezioso e se, con il mio lavoro, riesco a rendere piacevole qualche ora di chi mi sta leggendo, sono felice. Davvero felice. Perché significa che per quella persona il tempo è stato ben speso. Significa che ha potuto rilassarsi, fantasticare, ritagliarsi un momento solo per sé. E, di conseguenza, sono state ben investite anche tutte le mie ore di impegno per realizzare quel romanzo che ora stringe tra le dita.

Che progetti hai per il futuro? Altri libri in cantiere?

Al momento sto lavorando alla stesura del mio quinto romanzo. Non sono un’autrice particolarmente prolifica, amo documentarmi a fondo e revisiono in modo quasi maniacale, perciò di certo non verrà pubblicato tanto presto, ma farò il possibile per accontentare chi mi chiede un regalo sotto l’albero di Natale.

Per finire, ti propongo un “gioco”. Se dovessi scegliere tre libri da consigliare a dei lettori, quali sarebbero?

Escluso il tuo su Hitler, intendi? Ti dico i primi tre, recenti, che mi vengono in mente, perché ce ne sarebbero a bizzeffe da consigliare e se andiamo sui classici non sono meno di una cinquantina. Grida sempre, primavera di Michele Vaccari (NNEditore): il romanzo più sorprendente che abbia letto negli ultimi anni. Storia di due anime di Alex Landragin (Editrice Nord), per il costrutto narrativo del tutto particolare, che porta il lettore in una specie di caccia al tesoro. Nonostante tutto di Jordi Lafebre (Bao publishing): un graphic novel che racconta una storia d’amore al contrario e “nonostante tutto”, come dice il titolo.

Ringrazio sentitamente Lucrezia Monti per la sua disponibilità nel rispondere alle mie domande. Se l’intervista vi è piaciuta, vi invito a scoprire i suoi testi.

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