Milton (tutt’altro che) perduto

John Milton nasce a Cheapside (Londra) nel 1608 e comincia a scrivere quando ancora è uno studente. Lo scoppio della guerra civile (1642) lo costringe a dedicarsi alla politica e ad assumere delle posizioni rivoluzionarie per difendere le libertà civili e religiose, riflessioni poi sfociate nel trattato polemico Areopagitica (1644). Nonostante la sua indiscussa bravura e i riconoscimenti, la vita gli ha serbato perdite e difficoltà: ne sono un esempio la morte delle due mogli e la precoce cecità, condizione che non gli impedì affatto di continuare il suo lavoro perché trovò il modo di dettare i versi e le prose agli assistenti di cui si era circondato.

Paradiso perduto (1667) è sicuramente la sua opera più nota, nonché il più grande poema britannico. La prima edizione del testo era composta da 10 libri, mentre la seconda (datata 1674) fu organizzata in 12 volumi. Appena pubblicato e poi con gli anni, Paradise Lost è riuscito a strappare sia elogi che critiche, merito soprattutto delle visioni politiche e religiose del suo autore. Milton cominciò a scrivere il poema attorno al 1660 e al suo interno concentrò temi (scottanti) quali la caduta dell’uomo, il rapporto tra libera volontà e autorità e l’eterna lotta tra bene e male. Tutto questo in 10.000 versi e in un elaborato stile “latineggiante”, frutto della sua educazione giovanile – parlava bene il latino, l’ebraico e l’italiano – e degli studi alla Cambridge University.

La mente è luogo a se stessa, e in se stessa | Può fare dell’inferno un paradiso, del paradiso un inferno.

Paradise Lost ha visto la luce per la prima volta nel 1667, e oggi rappresenta senza alcun dubbio uno dei capisaldi della letteratura inglese: un – se non addirittura IL – poema epico capace di tessere una storia che unisce elementi della tradizione pagana e cristiana, ma anche un serbatoio letterario di tematiche e accezioni particolari. Come suggerisce bene il titolo, quest’opera prende spunto dall’episodio biblico della caduta di Adamo e Eva dal paradiso terrestre e quindi anche dalla tentazione di Satana, “Angelo caduto” e protagonista principale della storia con il suo fare ambizioso e provocatorio. Particolarmente celebre per la citazione «Better to reign in Hell, than serve in Heaven.», Il paradiso perduto non è solamente un importante lavoro critico che ha suscitato l’interesse di diversi studiosi (come ad esempio T.S. Eliot o Voltaire) ma anche una notevole fonte d’influenza che dal XVII secolo è stata in grado di prolungarsi fino a oggi (basti pensare al termine “Pandemonio”: inventato proprio da Milton e ancora ampiamente utilizzato nel nostro linguaggio comune). All’opera si aggiunge anche una prosecuzione, Paradiso riconquistato, pubblicato nel 1671 durante gli ultimi anni di vita dell’autore.

VOCI CORRELATE

Areopagitica (1644)

Paradiso perduto (1667)

Paradiso riconquistato (1671)

Pubblicato da Valentina Zanotto

Ho conseguito una laurea magistrale cum laude in Culture Moderne Comparate e precedentemente una in Lettere moderne. Ho creato "La Stanza 101" per scrivere di libri, autori e letteratura. A maggio ho pubblicato il mio primo libro (per Calibano, Prospero Editore): "Quando Hitler ha vinto la Seconda guerra mondiale".

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