“Ritorno a Villa Blu” di Gianni Verdoliva

Ritorno a Villa Blu (Robin Edizioni, 2020) è un viaggio temporale e generazionale attraverso i misteri e i dissapori di una famiglia che sembra non aver davvero mai fatto i conti con ciò che è stato. L’atmosfera oscura, percepibile sin dalle prime righe attraverso descrizioni decisamente perturbanti, avvolge il lettore in quella che, pagina dopo pagina, acquisirà sempre più le sembianze di una vera e propria maledizione di cui liberarsi. Ascanio, ormai consapevole dell’imminente fine della sua vita, decide che è arrivato il momento di «lasciare le cose in ordine» e di riscrivere – nei limiti del possibile – una storia personale fatta da troppe questioni insolute. Ad aiutarlo, inconsapevolmente, i suoi amatissimi nipoti Tommaso, Alessio e Francesco. Se modificare il passato è impossibile, l’unica cosa che resta da fare è non ripetere gli stessi errori. La sua dipartita, però, è tutt’altro che definitiva: come una presenza fantasmale, la sua figura si manifesta nei pensieri e nei flashback che, lentamente, dipanano una vicenda dai risvolti quasi inquietanti. Difficile stabilire chi o cosa si intrometta in continuazione in una trama fatta di colpi di scena e legami indissolubili; l’unica cosa certa è che i vecchi rancori del passato, come in uno stato di quiescenza, sono resistiti fino al presente.

“Chissà, forse le ombre stanno per arrivare anche per me” ragiona Ascanio mentre scende lentamente le scale dirigendosi verso la porta d’ingresso per fermarsi poi di colpo.

La comunicazione tra la storia di ieri e quella di oggi introduce una fitta ragnatela di elementi e di persone. La morte dell’anziano, quasi necessaria al fine di dare una svolta alla trama e far subentrare i tre ragazzi, è un evento che ha delle ripercussioni importanti anche sui personaggi secondari (introdotti sia con salti indietro nel passato che scorrimenti nel presente). Ma quali misteri avvolgono Villa Blu? Tutto è cominciato tempo fa, quando Ascanio era un bambino. Ciò che si sarebbe potuto evitare, con gli anni, si è trasformato in un segreto dal peso insostenibile: un’ombra che, come un’ossessione, “minaccia” l’uomo e chi gli sta intorno attraverso brutte azioni e sensi di colpa. Ad amplificare il tutto, la dicotomia tra bene e male, e l’eterna lotta su chi debba prevalere tra il primo e il secondo. 

Fuori il vento sta aumentando. A intervalli regolari si sentono sempre i lamenti provenienti dal pozzo e gli scampanellìi che paiono arrivare da una qualche parte del bosco. E ancora il gufo con il suo lugubre richiamo. Sempre lì, appollaiato su un ramo dell’alto faggio mentre guarda ossessivamente verso la villa, emettendo delicatamente il suo tetro richiamo.

A Villa Ludovisi – così è anche chiamata Villa Blu – succedono cose ai limiti della realtà. La perenne sensazione che abita il romanzo è che qualcosa di sinistro sia sempre in agguato per impedire la ricerca della serenità, e soprattutto per turbare gli animi su cui si posa l’attenzione dell’autore. A fare da sfondo a questa vera e propria “casa stregata”, un lago solo all’apparenza tranquillo e un pozzo dalle cui profondità si levano rumori terrificanti. Tommaso, Alessio e Francesco – che dal nonno, in eredità, hanno ricevuto proprio la Villa – sono chiamati a fare luce su una dinamica completamente avvolta dalle tenebre, complice anche un passato irrisolto che bussa continuamente alla porta.

Erano parole sibilline quelle del nonno, per quanto cariche di affetto e di stima.
Come una mattina autunnale quando il sole si alza e la nebbia comincia a diradarsi, i pensieri di Alessio cominciano a prendere forma.
C’era qualcosa a Villa Blu, qualcosa di irrisolto.

Il ritorno a Villa Blu dovrebbe essere un incontro memoriale e simbolico, eppure sopra le teste dei protagonisti – convinti solo superficialmente di condurre un’esistenza tranquilla – si addensano ombre tutt’altro che rassicuranti. Come già era accaduto in passato, certi fatti sembrano destinati a ripetersi. Tommaso, Alessio e Francesco mescolano le loro vite (e il loro vivere quotidiano) alla ricerca di una soluzione che ponga fine a ogni insidia. Ecco perché questo romanzo assume anche i toni del Bildungsroman, ossia del romanzo di formazione destinato a far evolvere in meglio i loro caratteri scolpendoli con le scelte e le responsabilità tipiche del mondo degli adulti. Ciò che non sanno (ma che possono immaginare vivendo in prima persona l’evolversi dei fatti e il verificarsi dell’inaspettato) è il ruolo sempre più preponderante che assume il “malvagio”, un concetto chiave che prova a insinuarsi nell’animo dell’uomo come un parassita difficile da debellare.

Nel giardino di Villa Blu dal pozzo, nel silenzio circostante, si odono dei lamenti, indistinti, ovattati, come delle richieste d’aiuto. In lontananza uno scampanellio, forte, come un suono  disperato.

Dopo l’antologia Come anime scelte che si ritrovano, Gianni Verdoliva ha voluto sperimentare la “lunga prosa” attraverso un romanzo che ha comunque mantenuto l’ossatura del racconto (soprattutto nella suddivisione in capitoli e nell’essenzialità delle frasi), ma con una storia decisamente più stratificata. Ogni frammento che compone il testo è un percorso che tocca temporalità diverse – ma sempre in qualche modo comunicanti – e le restituisce al lettore come una sorta di un’unica striscia cronologica composta da alti e bassi. Sebbene le ripetizioni smorzino un pochino i toni, le molteplici sfaccettature dei personaggi e le parentesi esoteriche rendono il libro una accattivante commistione di elementi leggeri e altri più foschi. 

Nel suo studio Nerina Eran predispone sul tavolo rotondo di legno pregiato una lunga tovaglia di raso rosso con gesti misurati e con un’eccitazione a malapena contenuta. Si guarda attorno Nerina, beata e tronfia, e pare cogliere gli influssi della discordia che tramuta in energia. Il calendario segna il 20 giugno. L’indomani sarebbe stato il Solstizio.

Il Solstizio d’estate non è solamente una data importante che sancisce l’arrivo dell’estate, ma anche un momento dall’estrema valenza magica che si carica di significati umanamente incomprensibili. In questo costante susseguirsi del tempo, si alternano simultaneamente i concetti di “buono” e “cattivo”, e con essi le figure di cui si fanno portatori. Amabile e Nerina sono molto più di due personaggi “simbolo”: incarnano l’eterna lotta che da sempre abita il mondo e plasma l’anima delle persone. Non è difficile immaginare chi personifichi l’uno e chi l’altro, soprattutto se ci si affida al concetto del momen omen. Tra i due, però, a svettare nella trama è certamente Nerina: una donna cupa e cattiva che ha fatto di colpi bassi e arti oscure un modo per assolvere a ogni suo desiderio.

L’aveva guardata ammirata Nerina: in fondo quella donna era anche un po’ simile a lei. Tuttavia non possedeva la nera profondità della sua perfidia e non era così malvagia da avvalersi anche di arti magiche per raggiungere i suoi scopi. Perché Nerina, a detta di voci appena sussurrate in paese era una specie di maga potente e pericolosa che conosceva i segreti della magia rossa e della magia nera. Fin da ragazzina una ricca coppia di villeggianti, dediti ai commerci e allo studio delle arti arcane, l’aveva presa come allieva avendo notato in lei il giusto potenziale.

Chi subisce il fascino dei temi gotici non può certo ignorare la sottile correlazione che si instaura tra alcune descrizioni presenti nel testo e gli elementi portati in auge dal genere dagli autori che ne hanno scritto pagine importanti. A partire dal primo capitolo e poi a seguire con tutti gli altri, l’attenzione del lettore è continuamente catturata da rumori striduli, odori pungenti e strane manifestazioni che conferiscono alla storia un tocco paranormale e “sublime” (quello burkiano, che descrive la potenza, la riverenza e, soprattutto, la maestosità della natura rispetto all’uomo che resta “a distanza” a osservarla). La narrazione “meccanica”, costituita prevalentemente da frasi brevi e decise, non fa altro che enfatizzare e donare pathos alla vicenda, rendendo più teso e carico di tensione ogni momento vissuto da Tommaso, Alessio e Francesco. 

Dalla lettura, a conclusione della storia, deriva quindi un messaggio di ottimismo, lontano dalla visione pessimistica di Leopardi, forse più vicino all’ineluttabile male di vivere di Montale; si tratta  però qui di un male a cui tante energie positive possono opporsi: sono quelle di anime che sentono allo stesso modo e che insieme possono e devono lottare contro i malefici che inevitabilmente giungono ad ingabbiare gli individui.

Ritorno a Villa Blu, pur avendo qualche difetto, è un testo che instaura con il lettore un feeling che attraversa diverse tematiche (alcune decisamente di nicchia). In questo «thriller dai contorni paranormali», l’esito della vicenda è affidato a una speranza – tutt’altro che flebile – capace di sfidare qualsiasi avversità.

3/5

PAROLE CHIAVE

Dolore: ognuno lo affronta nella maniera che vuole; la mamma e il papà di Mattia, Tommaso e Francesco rappresentano due modi opposti di approcciarsi alla perdita. Un aspetto per cui, pure i figli, li guardano in maniera diversa. Emblematica la telefonata Skype che preannuncia la morte di Ascanio: quella di lui sinceramente commossa dal lutto (senza immagine, solo con un sfondo nero), quella di lei per niente toccata da quanto accaduto (e per questo rappresentata con colori vivaci ed esagerati).
Doppio: bene e male, luce e buio, amore e odio, magia nera e magia bianca. Questo tema occupa sempre un ruolo in primo piano nella vicenda. Il momento più significativo è quello che riguarda Tommaso e Mattia, che a un certo punto fanno rivivere il passato di Massenzio e Donato («Nel cielo splende la luna e Tommaso e Mattia restano sdraiati per terra, alternando carezze e baci appassionati alla contemplazione pura, fissando il cerchio lunare tenendosi le dita intrecciate. Come avevano fatto Massenzio e Donato.»)
Stregoneria: uno degli elementi più affascinanti e ricorrenti di Ritorno a Villa Blu, personificato e portato alle estreme conseguenze da Nerina Eran.
Temporalità: a volte si mescolano e altre si confondono. Nel testo di Gianni Verdoliva non c’è una linearità standard, ma una continua sovrapposizione di passato, presente e futuro (quest’ultimo lasciato all’immaginazione).
Dettagli: le suggestioni gastronomiche (e di altre passioni, come la musica), oltre a donare al testo un velo di naturalezza, permettono alla lettori di alternare momenti leggeri a quelli più seri.

PER SAPERNE DI PIÙ

Titolo: Ritorno a Villa Blu
Autore: Gianni Verdoliva
Editore: Robin
Lunghezza: 182 pagine
Prezzo: 12 euro
Trama: È giugno e come ogni anno tre fratelli, Alessio, Francesco e Tommaso, ritornano a Villa Blu, la dimora di famiglia dove hanno trascorso tante altre estati. Questa volta, però, saranno soli: non ci sarà più il nonno né i genitori e i tre protagonisti si troveranno a gestire la villa di famiglia avuta in eredità dal nonno Ascanio e a fronteggiare misteri, maledizioni ed eventi irrisolti che coinvolgono Villa Blu e il bosco limitrofo. Nel paese sulle sponde del lago, figure inquietanti e altre benevole si intrecceranno alle vicende dei tre fratelli, vittime di un maleficio che vedrà il suo culmine il giorno del solstizio.
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Pubblicato da Valentina Zanotto

Ho conseguito una laurea magistrale cum laude in Culture Moderne Comparate e precedentemente una in Lettere moderne. Ho creato "La Stanza 101" per scrivere di libri, autori e letteratura. A maggio ho pubblicato il mio primo libro (per Calibano, Prospero Editore): "Quando Hitler ha vinto la Seconda guerra mondiale".

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