L’impresa epica di “Smith & Wesson”

Guardi che le parole sono piccole macchine molto esatte, mi creda, se uno non le sa usare, tanto vale che non le usi.

A prima vista, Smith & Wesson di Alessandro Baricco (Feltrinelli, 2014) sembra (solamente) un breve e semplice racconto incentrato su un’impresa a metà tra la sfida e il sogno. Leggendolo più a fondo, ci si accorge che è decisamente qualcosa di più: una pièce teatrale – una sceneggiatura, scritta con dialoghi ben definiti ed efficaci – in cui i personaggi, attraverso qualsiasi espediente, agiscono per rendere memorabili e degne di nota le loro esistenze, pur non mancando di vivere dei momenti leggeri e ironici. Questo legame con il teatro lo si coglie fin dalle prime pagine: oltre alla evidente struttura in atti che suddivide in capitoli il libro, tutti i “botta e risposta” tra i protagonisti sono inseriti in una sorta di copione dove le parole sono scandite da quelle che riconosciamo essere delle vere e proprie battute.

PRIMO MOVIMENTO, Allegro.
Non lontano dalle cascate del Niagara, anno 1902.
Interno di una baracca povera, incasinata ma dignitosa.
Un uomo sdraiato sul letto. Non sta necessariamente dormendo. È lì, tranquillo.
Bussano alla porta.
WESSON [l’uomo sdraiato sul letto] Chi è?
SMITH [da fuori] La signora Higgins, su all’albergo, mi ha parlato di lei.
Mi ha detto che potevo venirla a trovare.
WESSON La signora Higgins è una puttana!
Pausa.

Ci troviamo nel 1902 e il luogo sono le grandi Niagara Falls. I protagonisti di questo spettacolo scritto sono Tom Smith e Jerry Wesson, le cui vite si intrecciano nella loro affannosa ricerca di ribellione e adrenalina (a qualsiasi costo). Al lettore non deve affatto sfuggire l’accoppiata dei loro nomi: Tom e Jerry da una parte, come i più celebri gatto e topo del mondo dei cartoni animati, Smith e Wesson, in riferimento all’azienda statunitense di armi, dall’altra. Eppure qui non si tratta di un’avventura divertente o di una storia imprenditoriale pazzesca. Probabilmente l’intento di Baricco è quello di far incontrare due mondi apparentemente opposti, il tutto su un palcoscenico in cui prende vita uno show onirico che, a tratti, acquista anche delle sembianze tremendamente reali.  Wesson è un “pescatore”, ma non nel vero senso del termine: lui pesca i corpi di quelli che si suicidano buttandosi dalle Cascate del Niagara; Smith, invece, si è scoperto “metereologo” e ha deciso di affidarsi alle previsioni annotate su un taccuino sulla base di quanto gli ha riferito la gente. 

Abbiamo deciso che il 21 giugno, solstizio d’estate, il primo essere umano nella storia degli esseri umani salterà dalle cascate del Niagara non per farsi fuori, ma per vivere, una volta buona, e vivere davvero. Sarà una ragazzina di ventitré anni e contro ogni aspettativa non morirà in quel salto, e questo perché i signori Smith e Wesson, invece di progettare infallibili fucili a ripetizione, le troveranno il modo di sopravvivere alle cascate, sfidando la natura e le leggi della fisica, e vincendo, se dio lo vorrà e se avremo un culo bestiale.

Tra i due, come una boccata di aria fresca, si inserisce Rachel Green, un’aspirante giornalista – inviata del San Francisco Chronicle – alla disperata ricerca di uno scoop sensazionale che possa riscattarla dalla normalità in cui si sente intrappolata. Per farlo è disposta a tutto, perfino a mettere in gioco la sua vita per trasformarsi in una incredibile “notizia vivente”.

In fondo un bel destino, ma a lei manca qualcosa vero? Manca qualcosa di veramente suo, una storia memorabile, una prodezza, un miracolo tutto suo.

Il loro desiderio di evasione dall’ordinario non è rappresentato solamente dall’attuazione di una impresa epica, ma anche dalla volontà di conquistare un po’ di gloria a discapito di una vita trascorsa costantemente in maniera piatta e senza sfumature. Tutti e tre decidono di sfidare la grandezza incontrastata delle cascate, ma come spesso accade – e come insegna anche il pensiero burkiano di “Sublime” -, nulla possiamo contro una natura infinitamente più potente di noi, costantemente pronta a farci sentire piccoli e perituri. Da qui al fatto che raramente le cose vanno come si spera il passo è veramente breve, e come ciliegina sulla torta arriva anche il destino a rivendicare il suo ruolo da padrone assoluto.

Riepilogando. Disponiamo di tre strade. Prima: una palla di caucciù, perfettamente sferica, cava all’interno. La spariamo a grande velocità in modo che salti oltre i gorghi e cada direttamente nelle rapide, dove poi Wesson la va a pescare. Seconda: una sorta di cassaforte. La precipitiamo giù dalle cascate, quando tocca il fondo Rachel esce attaccata a un salvagente che la riporta velocemente a galla e poi la trasporta giù per le rapide. Wesson la raccoglie. Terza: una botte piena di aria compressa, perfettamente imbottita e a tenuta stagna. Rotola giù dalle cascate, finisce sott’acqua, torna su, e galleggia giù dalle rapide fino a quando Wesson non la prende al volo. Votazioni!

La vicenda è moderatamente focalizzata su una natura che appare ingestibile e ingovernabile nonostante il desiderio, prettamente umano, di tenerle testa. L’autore racconta l’avventura senza precedenti attraverso una maniera semplice e lineare, in cui le paure umane fanno da sfondo a un ritmo scandito come i colpi delle lancette di un orologio. Il tempo sembra fermarsi solo una volta, nel finale, quando tutti rimangono in sospeso in attesa che lo straordinario accada (e che da quella botte di legno lanciata ne esca un po’ di speranza). La storia è tanto precisa quanto dinamica: il desiderio di evadere da un destino che appare già scritto in tutti quei corpi senza vita recuperati ai piedi dell’enorme discesa d’acqua si frappone al timore di fallire, lasciando tutto intentato. Rachel è quella più motivata nell’impresa («Son qui perché se mi arrendo questa volta mi arrenderò tutta la vita») e, con la sua giovane età, personifica una generazione che cerca di fare della voglia di emergere dalla folla, una via di fuga dalla routine e da una abitudinarietà tutt’altro che confortante. Quello che ne risulta è uno “spettacolo nello spettacolo”: rappresentato sì nel metodo di scrittura, ma soprattutto nella storia, quasi sulla scia di una notizia giornalistica che merita molto più di un semplice trafiletto. Quanto siamo disposti a rischiare per esistere.

4/5

Note

Ironia: dall’inizio alla fine, il testo è inframezzato da uno humor che si inserisce nelle vicende vissute dai personaggi. Tom Smith e Jerry Wesson sono bizzarri e insoliti, ma non per questo poco profondi.
Destino: l’unico a uscire vincente dalla scena e, come sempre, incontrastabile. Non ci sono desideri di rivalsa o preparazioni preliminari che tengano se certi piani sono già stati scritti da qualcosa molto più grande.
Teatro: Smith & Wesson è una pièce teatrale. I tre protagonisti, come dei veri e propri attori, entrano ed escono dalla scena – o dalle pagine – attraverso gli “andamenti” o gli atti.
Natura: il contesto è quello delle Cascate del Niagara. La prova del superamento dei limiti è qualcosa di già conosciuto in letteratura (basti solo pensare alla storia di Ulisse, inserita nell’Inferno di Dante); un concetto che insegna quanto ogni azione conti anche delle conseguenze.
Multi-libro: questo testo è molte cose. È un articolo di giornale (o meglio, la ricerca di uno scoop), un copione teatrale, un breve romanzo e anche una storia di vita che ritrae l’animo umano nei suoi desideri e nelle sue debolezze.

LINK DIRETTO AL LIBRO

Smith & Wesson

Pubblicato da Valentina Zanotto

Ho conseguito una laurea magistrale cum laude in Culture Moderne Comparate e precedentemente una in Lettere moderne. Ho creato "La Stanza 101" per scrivere di libri, autori e letteratura. A maggio ho pubblicato il mio primo libro (per Calibano, Prospero Editore): "Quando Hitler ha vinto la Seconda guerra mondiale".

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