LIBRI · RECENSIONI

“La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo”: causa ed effetto si confondono

La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo (in lingua originale: The Time Traveler’s Wife) è un romanzo pubblicato nel 2003 e scritto da Audrey Niffeneger, già autrice delle graphic novel The Three Incestuos Sisters e The adventuress. Basta davvero qualche pagina per comprendere che Henry DeTamble, uno dei personaggi principali, ha un’irregolarità genetica davvero molto particolare: suo malgrado (e, tavolta, pure per dispiacere di chi gli sta attorno) si ritrova a viaggiare nel tempo e a ripercorrere alcune tappe del suo trascorso, quasi come se il suo corpo non foss’altro che un veicolo attraverso cui cambiare verso alla linearità (e alla normalità). Durante una di queste “perlustrazioni temporali”, l’uomo conosce anche colei che si rivelerà essere una parte fondamentale della sua vita: Clare Abshire, incontrata quando era una bambina e pertanto ancora inconsapevole delle reali condizioni di quella che, a tutti gli effetti, si è poi trasformata in una patologia debilitante.

Innanzitutto credo che c’entri il cervello. Credo che viaggiare somigli molto a un attacco epilettico, perché tende a succedere quando sono stressato, e ci sono elementi scatenanti che sono fisici, come le luci abbaglianti.

Punto cruciale della trama è il diciottesimo compleanno della ragazza, quando i due riescono a incontrarsi (finalmente) nel tempo presente per entrambi. C’è solo un problema: lei conosce ogni aspetto del ventottenne Henry – complice anche il suo interessamento e le domande di cui lo ricopre a ogni incontro -, ma lo stesso non si può dire del ragazzo, che piuttosto è costretto a fare i conti con i limiti della sua atipica situazione. La colpa, ancora una volta, è da attribuire a quei viaggi temporali che recano più svantaggi che vantaggi. Ma se c’è una cosa che questo libro insegna è proprio la perseveranza, soprattutto quella di un amore sincero che è in grado di sfidare tempo e distanze.

«Sarebbe buffo» dice. «Io avrei tutti questi ricordi di esperienze che tu non faresti mai. Sarebbe come.. Be’, è come stare con qualcuno che soffre di amnesia. Infatti è così che mi sento da quando siamo arrivati qui.»
Rido. «Allora nel futuro tu potrai guardarmi vacillare dentro ogni ricordo fino a quando non li avrò collezionati tutti. Fino a che non avrò la collezione completa.»

La rarissima malattia genetica di cui soffre Henry è senza dubbio il motore portante dell’intera storia. Viene chiamata in diversi modi, ma tutti quanti riconducono inevitabilmente a un grande deficit: si parla di “schizofrenia”, di “menomazione” (un termine che rievoca anche certi personaggi del teatro beckettiano), ma soprattutto porta a descrivere il protagonista come una «persona cronologicamente disorientata». Gli spostamenti di Henry sfuggono a qualsiasi controllo e capitano nella più pura casualità. L’inettitudine di conoscere le coordinate spazio temporali in cui sarà proiettato dal caso provocano anche una serie di situazioni inopportune e disagevoli, tant’è che molto spesso viene privato dei suoi vestiti e costretto a “muoversi” nella più completa nudità. Insomma, un vero e proprio peso più che un confortevole dono. L’unica certezza che possiede riguarda la causa scatenante di ogni traslazione: lo stress non è solamente un nemico da evitare, ma anche un problema da contrastare per cercare di rimanere ancorato al presente il più possibile («Le cose diventano un po’ circolari quando si è nei miei panni, causa ed effetto si confondono.»). Nel caso non si fosse già capito, ogni vicenda si muove attorno a Clare ed Henry. I due, oltre a conoscersi sin dall’infanzia – sebbene in una maniera un po’ singolare -, attraversano tutta la storia passandosi di volta in volta il ruolo di narratore in prima persona. Clare è essenzialmente un’artista che lavora sulla nostalgia: se da una parte crea sculture lavorando su diversi tipi materiali, dall’altra tenta di fermare il tempo che le sfugge con Henry proprio attraverso quell’arte a cui si sente legata. Entrambi portano sui loro corpi, sia esternamente che internamente, i segni dei traumi che hanno vissuto in passato, come se le rispettive difficoltà fossero una sorta di documento personale della loro esistenza. Henry invece è un bibliotecario: neanche a farlo apposta – caso mai il time travel non bastasse – ha a che fare con i libri e con gli archivi, i luoghi del “passato” per eccellenza.

Ho una cicatrice nel punto in cui mi ha sfiorato. (..) Un momento prima stavo guardando noi mentre entravamo nel camion e il momento dopo ero in ospedale. Quasi completamente illeso, in stato di shock. (..) Così, la mamma è morta e io no.

La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo è un romanzo molto originale che è in grado di rispecchiare la temporalità disordinata del protagonista. La storia non segue una linearità standard, piuttosto compie continui salti narrativi che ricreano nel lettore lo stesso stato di alienazione che è costretto a vivere Henry a causa della sua patologia. Le varie citazioni artistiche e letterarie, unitamente alle date e ai fatti storici, sono un’ottima cornice alla trama: oltre che a rappresentare una insindacabile certezza all’interno di racconto interamente bombardato dagli spiazzanti itinerari temporali, hanno il merito di dare un senso logico a una trama di per sé completamente irrazionale. Tralasciando l’eccessiva lunghezza (una questione meramente personale), il testo della Niffenegger è un enorme serbatoio di fatti accuratamente e delicatamente raccontati. La storia tra alti e bassi vissuta tra Henry e Clare è una dedica alla pazienza e il racconto di un amore che sfida ogni difficoltà mentale e materiale, una condizione che va ben oltre il romantico e arriva a sfiorare il pensiero che la fisicità non conti poi molto se al primo posto si collocano dei sentimenti profondi. Insomma, leggendo The Time Traveler’s Wife sarà inevitabile confrontarsi con un sentimento “a due voci”: una che parla di attesa e l’altra di imprevedibilità.

Voto: 4/5

Parole chiave

  • Tempo: La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo è un romanzo che fa del “tempo” un tema portante. Quest’ultimo non solo attraversa tutte le vicende, ma anche gli stessi protagonisti, come se l’intera storia non seguisse il normale senso lineare ma fosse intervallata da rimandi in avanti e indietro che fanno ritornare a ritroso nel passato e proiettano anche verso il futuro. A questo proposito, è davvero evocativa la parte finale del libro in cui c’è una citazione tratta dall’Odissea in cui Clare è paragonata a una Penelope che aspetta il suo Omero.
  • Trauma: quello che vivono Clare ed Henry sulla propria pelle, ma anche quello richiamato da fatti storici realmente accaduti (la nonna della protagonista che perde il fratello nella Seconda guerra mondiale; il riferimento alla tragedia delle Torri Gemelle: un grattacielo bianco in fiamme. Un aeroplano, come un giocattolo, che lentamente vola contro la seconda torre bianca”).
  • “Chiarezza”: una parola che rimanda al nome della stessa “Clare” e al nome della figlia che, dopo non poche difficoltà, riesce ad avere. La piccola viene chiamata “Alba” e il suo nome è stato scelto consultando sia il “Dizionario dei nomi”, sia l’Oxford English Dictionary (“Nome di alcune città rase al suolo dell’antica Italia»; «Una bianca città. Una fortezza impenetrabile su una bianca collina”).
  • Arte: nel romanzo ci sono diversi riferimenti a questo argomento. Vengono citati artisti, quadri, scrittori, opere letterarie e anche la fotografia.
  • Testimonianza: compare ai protagonisti come un ricordo di quanto è stato, soprattutto attraverso lettere e disegni.

Per saperne di più

Titolo: La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo
Autore: Audrey Niffenegger
Editore: Oscar Mondadori
Lunghezza: 503 pagine
Prezzo: 11 euro
Trama: Clare incontra Henry per la prima volta quando ha sei anni e lui le appare come un adulto trentaseienne nel prato di casa. Lo incontra di nuovo quando lei ha vent’anni e lui ventotto. Sembra impossibile, ma è proprio così. Perché Henry DeTamble è il primo uomo affetto da cronoalterazione, uno strano disturbo per cui, a trentasei anni, comincia a viaggiare nel tempo. A volte sparisce per ritrovarsi catapultato nel suo passato o nel suo futuro. È così che incontra quella bambina destinata a diventare sua moglie quando di fatto l’ha già sposata, o sua figlia prima ancora che sia nata.
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