LIBRI · RECENSIONI

“Non lasciarmi”: un destino già scritto

«Commovente e visionario». Così è stato descritto Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro, un romanzo ucronico edito nel 2005 e meglio conosciuto con il titolo originale di Never let me go. La trama ci immerge fin da subito negli anni Novanta, in un mondo che sembra essersi proiettato completamente verso gli esperimenti genetici e il prolungamento della vita. Kathy, Ruth e Tommy, i protagonisti della storia, frequentano e crescono in un college di Hailsham, una scuola completamente isolata dagli stimoli esterni.

Tutto ciò potrà anche sembrare sciocco, ma dovete ricordare che per noi, in quel periodo della nostra vita, qualunque luogo al di là dei confini di Hailsham era un paese fantastico; possedevamo solo nozioni molto vaghe del mondo fuori, e di ciò che fosse o non fosse possibile in quel mondo.

C’è solo una particolarità: loro non sono affatto dei ragazzini “normali”, ma dei cloni che – proprio come il vento che indirizza i capelli e la chioma dell’albero nell’evocativa fotografia di Laurence Dutton raffigurata in copertina -, sono obbligati a seguire il destino che è stato riservato loro senza opporvisi: quello di diventare dei donatori di organi.

Voi siete… speciali. Il fatto di avere cura di voi stessi, di mantenervi sani dentro, è molto più importante per ognuno di voi di quanto lo sia per una come me.

La scuola, nel romanzo, svolge davvero un ruolo fondamentale: oltre a crescere e a educare gli studenti per lo “scopo” che devono assolvere, è anche il luogo in cui viene mostrata loro l’importanza della creatività. L’arte, in questo percorso di crescita che ricorda tanto un bildungsroman, è la sola cosa in grado di dimostrare la presenza di un’anima, ma rappresenta anche il biglietto da visita principale per poter essere accettati in quella sorta di società “panottica” dove i ragazzi vengono continuamente sorvegliati e ascoltati anche nelle loro più intime conversazioni.

La maggior parte delle volte, la considerazione in cui ognuno di noi veniva tenuto a Hailsham, quanto si veniva apprezzati e rispettati, era determinato dal proprio livello di “creatività”.

Le tre parti in cui è strutturato Non lasciarmi rappresentano anche lo scorrere del tempo che attraversa le vite dei tre ragazzi, conducendoli dall’ingenuità dell’infanzia sino alla consapevolezza dell’età adulta. È proprio durante la fase intermedia – nel periodo in cui si trovano nei cottages, lontani dalla sorveglianza degli insegnanti – che scoprono i primi turbamenti emozionali e la rispettiva indole. La presenza del fattore empatico, ma anche di sentimenti quali la paura, la rabbia e la perdita, rappresenta forse l’aspetto più significativo dell’intero testo. L’interiorità non solo è affidata (in maniera paradossale) a dei cloni, ma il loro destino appare così inesorabilmente scritto da essere tragico: la voglia di poter vivere normalmente rappresenta un desiderio che non può essere esaudito e l’unica ambizione fattibile è quella di prolungare il periodo prima di incominciare il percorso di donazione degli organi che li condurrà a un lento deperimento fisico e psicologico. Kathy, Ruth e Tommy non sfuggono affatto alla loro condizione, e probabilmente è proprio questa “non ribellione” di fronte alla scadenza della vita che li rende più simili agli umani di quanto pensano. Non solo per quanto riguarda il corpo, ma anche per i dispiaceri che in un vissuto possono capitare. È il caso, per esempio, della storia d’amore che attraversa delicatamente tutta la storia e che riguarda Kathy e Tommy: separati inizialmente dalla mancanza di coraggio e dopo, quando finalmente possono lasciarsi andare ai sentimenti, da una fine ineluttabile. 

Pensavo ai rifiuti, alla plastica che sventolava tra i rami, alla linea di strane cose intrappolate lungo il reticolato, e allora chiusi quasi gli occhi e immaginai che quello fosse il punto dove tutto ciò che avevo perduto dagli anni dell’infanzia era stato gettato a riva; adesso mi trovavo lì, e se avessi aspettato abbastanza, una minuscola figura sarebbe apparsa all’orizzonte in fondo al campo, e a poco a poco sarebbe diventata più grande, finché non mi fossi resa conto che era Tommy, e lui mi avrebbe fatto un cenno di saluto con la mano, forse mi avrebbe chiamata. La fantasia non andò mai al di là di questa immagine – non glielo permisi – e sebbene le lacrime mi rotolassero lungo le guance, non singhiozzavo né mi sentivo disperata. Aspettai un poco, poi tornai verso l’auto e mi allontanai, ovunque fossi diretta.

Se dovessi trovare una definizione per questo romanzo probabilmente sarebbe “tragicamente bello”. Ishiguro ha deciso di raccontare la storia d’amore tra dei cloni – perennemente ostacolati dalle circostanze esterne e dal destino – in una maniera così delicata da essere toccante. Ho sempre tifato per Tommy e Kathy fin dalle prime pagine, mentre ho detestato Ruth per il suo egoismo e per il suo carattere, a tratti decisamente lontano da quello che una amica dovrebbe avere. La storia incomincia come un grande diario («Mi chiamo Kathy H. Ho trentun anni, a da più di undici sono un’assistente. Sembra un periodo piuttosto lungo, lo so, ma a dire il vero loro vogliono che continui per altri otto mesi, fino alla fine di dicembre») e in un certo senso, con questa scelta, sembra che l’autore voglia farci entrare nel mondo segreto e chiuso di Hailsham come se fossimo degli ospiti con un permesso “speciale”. Il finale probabilmente è quello che più mi ha lasciato con l’amaro in bocca: se da un lato non mi ha affatto stupito, dall’altro pensavo che il lieto fine sarebbe stata la cosa più giusta per una storia costellata continuamente da perdite e separazioni. Consiglio questo libro a chi voglia leggere una storia d’amore contrastata, ma anche a chi è alla ricerca di un romanzo che è molto di più di una storia romanticamente difficile. Sebbene l’inizio sia un po’ lento nella narrazione, la scrittura di Ishiguro appare ricca e articolata, per niente confusa. La trama è un susseguirsi di vicende che accompagnano il lettore nella crescita dei protagonisti, sia nel bene che nel male; anche se la predestinazione della vita fa pensare che, alla fine, sia decisamente il corpo a vincere sul sentimento.

Parole chiave:

  • Cloni: quello che sono Kathy, Ruth e Tommy; il lettore non lo scopre subito, probabilmente perché Ishiguro compie la scelta di lasciare una sorta di “normalità” durante tutta la prima parte della storia. Sono prima tre bambini, poi tre adolescenti e alla fine tre adulti. La vita li avvicina, li accumuna, li separa e poi li riunisce ancora una volta, e il loro legame appare sempre centrale e profondo per tutta la trama, nonostante gli alti e bassi.
  • La “scuola”: Hailsham rappresenta fin dall’inizio di Non lasciarmi un meccanismo di controllo in cui tutti i ragazzi presenti hanno pochissimi momenti di libertà e vengono continuamente sorvegliati ed educati alle regole del luogo. Questo sistema è una sorta di micro-società in cui agli “alunni” viene offerto un surrogato di crescita e formazione, mentre il mondo esterno è dipinto come qualcosa di pericoloso da cui stare debitamente alla larga (basti pensare al “bosco”: «si raccontavano ogni genere di storie terribili su quel luogo»).
  • L’angolo dimenticato: si trova nel Norfolk ed è descritto come qualcosa di “fantastico” e importante per lo sviluppo della storia tra Kathy e Tommy. Non è altro che un negozio della nostalgia, della storia passata, poiché si dice che in quel luogo finiscano tutti gli oggetti smarriti del paese. E’ stato proprio durante il viaggio alla ricerca di una cassetta (a cui era molto affezionata Kathy) che i due ragazzi capiscono che tra loro c’è molto più di una semplice amicizia.
  • Varietà di generi: Non lasciarmi è, in primis, un romanzo, ma anche una distopia e una ucronia. Procedendo con la lettura si scopre essere pure molto altro: un diario, un flashback, un dramma, una ricerca di identità, un progetto scientifico, un romanzo di formazione, una storia d’amore delicatissima. Tutto questo in 291 pagine.
  • Amore: compare all’inizio in maniera leggera, quasi sfumata, per poi occupare gran parte della trama verso la fine del romanzo. 

Voto: 4 segnalibri su 5

Non lasciarmi

Titolo: Non lasciarmi
Autore: Kazuo Ishiguro
Editore: Einaudi
Lunghezza: 291 pagine
Prezzo: 13 euro
Trama: Kathy, Tommy e Ruth vivono in un collegio, Hailsham, immerso nella campagna inglese. Non hanno genitori, ma non sono neppure orfani, e crescono insieme ai compagni, accuditi da un gruppo di tutori, che si occupano della loro educazione. Fin dalla più tenera età nasce fra i tre bambini una grande amicizia. La loro vita, voluta e programmata da un’autorità superiore nascosta, sarà accompagnata dalla musica dei sentimenti, dall’intimità più calda al distacco più violento. Una delle responsabili del collegio, che i bambini chiamano semplicemente Madame, si comporta in modo strano con i piccoli. Anche gli altri tutori hanno talvolta reazioni eccessive quando i bambini pongono domande apparentemente semplici. Cosa ne sarà di loro in futuro? Che cosa significano le parole “donatore” e “assistente”? E perché i loro disegni e le loro poesie, raccolti da Madame in un luogo misterioso, sono così importanti? Non lasciarmi è prima di tutto una grande storia d’amore. È anche un romanzo politico e visionario, dove viene messa in scena un’utopia al rovescio che non vorremmo mai vedere realizzata. È uno di quei libri che agiscono sul lettore come lenti d’ingrandimento: facendogli percepire in modo intenso la fragilità e la finitezza di qualunque vita.
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10 risposte a "“Non lasciarmi”: un destino già scritto"

      1. Noto che il tuo blog è abbastanza recente. Ti consiglierei di girare più spesso in quello degli altri, di postare commenti e di farti conoscere, vedrai che un po’ alla volta avrai dei riscontri. Sei brava a rendere le tue impressioni e mi sembri una persona caratterialmente “aperta”: questo è un altro punto a favore 😉

        Piace a 1 persona

  1. Ottima recensione, per un libro non facile da spiegare a chi non lo ha letto. Personalmente, amo molto questo autore, e mi fa piacere che se ne parli.
    Per quanto riguarda il tuo blog, lo trovo centrato e mi piace il tuo approccio. Segui i consigli di Alessandra! Lei è una delle migliori!!!

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  2. Un’opera stupenda, che mi ha fatto soffrire tanto e riflettere sul concetto di umanità. Pensa che l’ho scoperto grazie a un esame universitario incentrato sul tema del fantastico e della distopia, e mai ho apprezzato un corso come in quel caso.

    Piace a 1 persona

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