APPUNTAMENTO CON L'AUTORE · CONSIGLI DI LETTURA

Günther Anders

Günther Anders
Immagine presa dal web

Parlare di Günther Anders (Breslavia 1902 – Vienna 1992) senza menzionare la centralità delle sue teorie nel panorama del XX secolo sarebbe come tralasciare una fetta importante del pensiero odierno. Filosofo, scrittore, appassionato d’arte, ma prima di ogni cosa “diverso” (come lui, coscientemente, si è auto definito): con il diffondersi del Nazismo, e soprattutto per continuare a pubblicare libri, il suo editore gli consiglia di modificare il cognome ebraico Stern per evitare qualsiasi tipo di ritorsione. Ecco che Anders – che in tedesco significa, appunto, diverso – non solo diventa il simbolo della battaglia alle discriminazioni di quegli anni, ma anche un modo tangibile per distinguersi da chi voleva silenziare la sua voce.

Una delle sue fortune è stata quella di potersi approcciare a grandi personalità del panorama filosofico moderno e contemporaneo. Durante il periodo universitario ha avuto come “mentori” Martin Heidegger ed Edmund Husserl, mentre simultaneamente si è interessato a seguire seminari sulla “Critica della Ragion Pura” di Kant. Le divergenze di opinioni con Adorno gli hanno impedito di conquistare, dopo la laurea in Filosofia, la cattedra all’Università di Francoforte sul Meno, fatto che comunque non ha intaccato le sue straordinarie abilità come pensatore. Nel 1929 ha sposato Hannah Arendt, ma il loro matrimonio è durato solamente fino al 1937; la storia tra i due è stata molto travagliata, tant’è che entrambi si sono riservati il diritto di “commentarla” in maniera molto discordante: Anders l’ha definita come la prima vera storia d’amore della sua vita, la Arendt invece una relazione complicata da mandare avanti a causa del “pessimismo”, mal sopportabile, del marito.

Con la guerra alle porte e le leggi razziali sempre più pressanti, Anders trova rifugio in diversi paesi, tra cui Francia e Stati Uniti; sono questi gli anni in cui conosce la seconda moglie, la scrittrice Elisabeth Freundlich, e in cui viene consacrata la sua prolifica carriera come “indagatore” delle tematiche più rilevanti dell’epoca. Die Antiquiertheit des Menschen (L’uomo è antiquato) rimane sicuramente la sua opera più rilevante: pubblicato in due volumi, il primo nel 1956 e il secondo del 1980, questo testo riflette soprattutto sulla sempre più marcata decentralizzazione dell’uomo rispetto al mondo che lo circonda e agli accadimenti che si verificano inesorabili.

Il tuo primo pensiero dopo il risveglio sia: “Atomo”. Poiché non devi cominciare un solo giorno nell’illusione che quello che ti circonda sia un mondo stabile. Quello che ti circonda è qualcosa che domani potrebbe essere già semplicemente “stato”; e noi, tu e io e tutti i nostri contemporanei, siamo più “caduchi” di tutti quelli che finora sono stati considerati tali. E questo sia il tuo secondo pensiero dopo il risveglio: “La possibilità dell’apocalisse è opera nostra. Ma noi non sappiamo quello che facciamo.

I suoi studi sulla fenomenologia e sulla tecnica gli sono fondamentali per concepire ciò che lui chiama “vergogna prometeica”, ossia quel senso di inadeguatezza causato dalla modernità per cui a macchine sempre più prestanti e perfette corrispondano degli uomini incapaci di prevederne le conseguenze. L’apice di questo pensiero si è materializzato il 6 agosto del 1945: non solo il giorno dello sgancio della bomba atomica su Hiroshima, ma anche il momento storico che ha sancito definitivamente la capacità della razza umana di potersi distruggere con le sue stesse mani («Nei cimiteri in cui riposeremo nessuno verrà a piangerci. I morti non possono piangere altri morti»).

Svariati gli scritti – la maggior parte ancora mancanti di traduzione -, come tante le tematiche affrontate, perlopiù considerate delle “ferite aperte” ancora oggi. Noi figli di Eichmann (1964) è un altro dei suoi più apprezzati successi. Wir Eichmannsöhne (questo il titolo originale) non è un semplice testo, ma un’analisi filosofica che assume come premessa uno dei momenti più disumani della storia novecentesca: la crudelissima deportazione.

Günther Anders lo ha strutturato come due lunghissime missive indirizzate a Klaus Eichmann; non un generico qualunque, ma proprio il figlio di Adolf Eichmann e pertanto l’erede di colui che è stato il principale responsabile della “soluzione finale”. La prima, scritta nel 1963 dopo la condanna a morte in Israele del padre; la seconda nel 1988, in seguito a una sua risposta mai arrivata. Ciò che più colpisce di Noi figli di Eichmann non è tanto lo “scomodo” destinatario, piuttosto i toni e le indagini che ne conseguono.

L’origine non è una colpa, come non lo è per i sei milioni di ebrei passati sotto la solerte contabilità di morte di suo padre. Nessuno è artefice della propria origine, neppure lei che non solo venne a sapere quello che lui aveva fatto, non solo delle camere a gas e dei sei milioni di morti. Già questo sarebbe stato sufficiente. No. Oltre a ciò lei dovette venire a sapere che il nuovo padre che aveva cancellato la memoria del suo primo padre altro non era che questo stesso primo padre. Insomma che quest’uomo era proprio Adolf Eichmann.

In queste pagine sono molti i ragionamenti affrontati, uno su tutti quello della responsabilità. Quando accade qualcosa di così grande e inimmaginabile, può essere responsabilità di una sola persona? Eppure, l’obiettivo di Anders non è quello di trovare in Klaus un colpevole, bensì di “scagionarlo” dalle sue origini e di allontanarlo da quelle colpe paterne che inevitabilmente sono ricadute anche su di lui. Ma c’è molto di più: è impossibile, afferma l’autore, provare alcun tipo di lutto o stima per chi si è reso artefice di un atto disumano come lo sterminio di milioni di innocenti, ecco perché introduce anche il concetto di “mostruosità”. Mostruoso non è stato soltanto l’Olocausto, ma anche chi l’ha compiuto e chi l’ha tenuto all’oscuro all’intera opinione pubblica. Ancora una volta, la tecnologia diventa un’arma a doppio taglio che si pone nel mezzo: da una parte, rappresenta un lasciapassare verso il progresso, ma dall’altra, se non sufficientemente consapevole, de-responsabilizza l’uomo slegandolo dalle conseguenze delle sue azioni. Il mondo si sta trasformando in un’enorme macchina priva di personalità, e la paura è che Auschwitz sia stata una dimostrazione di quanto ancora può accadere.

Ebbene, per oggi è tutto. E definitivamente.
Con l’assicurazione – ora ripetuta per l’ultima volta – che io non La considero colpevole perché è venuto al mondo come figlio di Suo padre, e che La considererei colpevole soltanto qualora Lei – confondendo la pigrizia mentale con la pietà – continuasse a restare figlio di Suo padre.

AugurandoLe le migliori cose, Suo
G.A.

Per saperne di più:

Noi figli di Eichmann

Titolo: Noi figli di Eichmann
Autore: Günther Anders
Editore: Giuntina
Lunghezza: 108 pagine
Prezzo: 12 euro
Trama: «Si accorge di qualcosa, Klaus Eichmann? Si accorge che il cosiddetto “problema Eichmann” non è un problema di ieri? Che esso non appartiene al passato? Che non abbiamo alcun motivo – e le eccezioni sono veramente molto poche – di essere presuntuosi nei confronti del passato? Si accorge che noi tutti, proprio come Lei, abbiamo a che fare con qualcosa che è troppo grande per noi? Che tutti noi accantoniamo il pensiero del troppo grande e della nostra non-libertà nei confronti del troppo grande? Che tutti noi quindi siamo ugualmente figli di Eichmann! O perlomeno figli del mondo eichmanniano?», così scriveva nel 1964 Günther Anders al figlio di Adolf Eichmann, il principale responsabile del trasporto degli ebrei nei campi di sterminio nazisti, sviscerando il problema sempre tragicamente attuale della responsabilità individuale nel mondo delle macchine. Günther Anders nacque nel 1902 a Breslavia. Nel 1923 si laureò con Edmund Husserl, nel 1933 fuggì a Parigi e nel 1936, separatosi dalla moglie Hannah Arendt, andò in esilio negli Stati Uniti. Nel 1950 tornò in Europa e si stabilì a Vienna, dove visse fino al 1992, anno della sua morte.
Per acquistarlo: clicca qui

Se volete consultare la bibliografia completa di Günther Anders, cliccate qui.

Sono affiliata ad Amazon. Oltre ad aver aggiunto dei rimandi specifici negli articoli, potete supportare il mio blog facendo i vostri acquisti libreschi proprio a partire da questo link generico. Vi ringrazio in anticipo per qualsiasi vostro aiuto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...