PILLOLE

Una situazione kafkiana

Gregor Samsa, destandosi un mattino da sogni agitati, si trovò trasformato nel suo letto in un enorme insetto immondo. Riposava sulla schiena, dura come una corazza, e sollevando un poco il capo scorse il suo ventre arcuato, bruno e diviso in tanti segmenti ricurvi, in cima a cui la coperta del letto, ormai prossima a scivolar giù tutta, si manteneva a fatica. Le gambe, numerose e sottili da far pietà rispetto alla sua normale corporatura, tremolavano senza tregua in un confuso luccichio dinnanzi ai suoi occhi.

L’incipit de La metamorfosi è sicuramente tra i più celebri del mondo letterario, come anche uno dei più surreali. Gregor, che di professione fa il commesso viaggiatore, si risveglia improvvisamente nel suo letto trasformato in uno scarafaggio. Tutto ha la parvenza di un sogno, eppure il prosieguo della vicenda lascia intendere piuttosto che quell’alterazione sia una condizione reale e permanente volta a destabilizzare non solo il protagonista, ma anche il lettore che è solo un testimone passivo. Con queste premesse, la storia comincia a prendere le sembianze dell’incomunicabilità e della solitudine dell’uomo, sempre più confuso tra tanti e non più individuo con un suo ruolo nella società. Cruciale, nel testo, l’episodio in cui il protagonista è più preoccupato per il ritardo al lavoro – d’altronde, il mantenimento della famiglia è sulle sue spalle – che per il suo aspetto. Questa “defunzionalizzazione” non fa altro che avvicinarlo, inesorabilmente, anche alla sua alienazione: Gregor, oppresso nella sua stanza e lontano dagli occhi di tutti, diventa pian piano un peso che la famiglia non è in grado più di sostenere (a maggior ragione se improduttivo e nullafacente).

La metamorfosi
Immagine presa dal web

L’anno è il 1915 e in quel periodo il mondo si stava preparando a cambiare in un crescendo inevitabile di tragedie. Kafka forse, con una certa lungimiranza, riesce a intuire il moltiplicarsi delle difficoltà dell’esistenza quotidiana; una riflessione che non si discosta poi molto dalla sua vita tormentata: non solo i rapporti difficili con il padre, ma anche le relazioni problematiche con la sfera femminile e le angosce provocate da certi episodi avvenuti durante l’infanzia. Una storia che va ben oltre l’animaletto con busto e zampe nere, capace di descrivere – attraverso una irreale realtà – le condizioni di vita angoscianti di chi non può far altro che farsi schiacciare da forze più grandi.

Approfondimenti:
La metamorfosi
Kafka – Il processo: la graphic novel

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