RECENSIONI

Moundshroud e “L’Albero di Halloween”

Quando Ray Bradbury ha scritto L’albero di Halloween era il 1972, e ormai da diversi anni il filone fantascientifico stava cominciando a far sentire la propria presenza sulle scene narrative mondiali. Inizialmente concepito come un progetto d’animazione volto a rendere consapevoli i giovani sul significato della notte più paurosa dell’anno, questo testo si è poi trasformato in una piacevole lettura rivolta anche a tutti quegli adulti intenzionati ad approcciarsi a una tradizione che è, solo in apparenza, distante dalla nostra cultura.

Era una piccola città, con un piccolo fiume e un piccolo lago, in una piccola regione dell’America del Nord. Il bosco non era così folto da non lasciar vedere la città e la città non era così grande da non poter vedere, sentire, toccare, odorare il bosco. La piccola città era piena di alberi, ma, ora che l’autunno era alle porte, anche di erba secca e di fiori appassiti. C’erano tanti steccati da scavalcare, tanti marciapiedi su cui pattinare e anche una grande cava dove si poteva ruzzolare e udire l’eco dei propri strilli. E la città era anche piena di… Ragazzi.
Ed era il pomeriggio della vigilia di Halloween.
E tutte le case erano serrate contro il vento freddo.
E un pallido sole illuminava la città.
Ma improvvisamente il giorno svanì.
La notte uscì dagli alberi e allargò il suo manto.
Dietro le porte delle case si udivano grida soffocate, uno scalpiccio leggero di passi e s’intravedeva un tremolare di luci.

La storia si apre su una piccola città dell’Illinois in cui, però, fervono dei grandi preparativi. È la vigilia di Halloween: nelle case e lungo le strade, tutti sono completamente immersi in un’atmosfera da brivido fatta di maschere, zucche intagliate e la classicissima filastrocca Trick or Treat. Dopo un incipit che raccoglie il meglio degli elementi tipici del genere horror, il lettore fa la conoscenza dei piccoli protagonisti che occuperanno, con le loro peripezie, l’intera trama. Per la notte più lunga dell’anno, i ragazzini hanno un solo programma: indossare un costume terrificante e raggiungere la cava, ossia “il lembo estremo della città dove la civiltà scompare nel buio”.

Otto ragazzi si scontrarono fra di loro svoltando l’angolo.
«Eccomi: la Strega!»
«Il cavernicolo!»
«Lo scheletro!» Tom squassava le sue ossa per il gran ridere.
«La Grottesca!»
«L’Accattone!»
«La Morte!»
Bang! Rinvennero dallo sconquasso in un disordinato, felice groviglio alla luce del lampione. Il fanale ondeggiava nel vento come una campane. Il selciato divenne la tolda di una nave ubriaca che rullava e beccheggiava tra ombre e luce.
Dietro ogni maschera era un ragazzo.
«Chi sei?» Chiese Tom Skelton.
«Non te lo dico. Segreto!» gridò la Strega deformando la voce.
Tutti scoppiarono a ridere.
«Chi sei?»
«La mummia!» gridò il ragazzo fasciato i bende ingiallite dal tempo, che sembrava un grosso sigaro a passeggio.

Sulla scia di Stranger Things, un evento strano è in agguato per scompaginare i piani e sconvolgere la vita di uno di loro. Dove è finito “il più in gamba” dei componenti del gruppo? Dove si trova Joe Pipkin? La sua sparizione è solo l’inizio di una serie di stranezze. Il racconto creato da Bradbury possiede diversi riferimenti intertestuali, come pure molteplici immagini evocative. Quando gli adolescenti approdano nella dimora abitata dal “sepolcrale” Carapace Clavicle Moundshroud (il “sudario” Moundshroud, per gli amici), tutti quanti rimangono attoniti di fronte allo spettacolo che li circonda. Nelle descrizioni, sembrano paradossalmente incontrarsi Edgar Allan Poe e Charles Dickens: da una parte la casa resa umana attraverso le finestre somiglianti a “sguardi diabolici” (come ne Il crollo della casa Usher), dall’altra il battente con le fattezze di Marley (il fantasma che ne Il canto di Natale avvisa Scrooge della venuta dei tre spiriti). Ma è soprattutto il retro a riservare la più grande delle sorprese. Lì, quasi a valorizzare ancora di più quella notte, il gruppo scova un grandissimo albero completamente ricoperto di zucche “intagliate” con tantissimi volti diversi l’uno dall’altro. Lo spavento lascia spazio allo stupore, e quel luogo diventa la prima tappa di un percorso che si rivelerà essere l’avventura più entusiasmante della storia di Halloween.

Il vento soffiava sulle cime dei rami e faceva dondolare dolcemente i frutti dai vivaci colori.
«È l’Albero di Halloween» disse Tom.
Aveva ragione.

Moundshroud è molto più di una presenza fantasmale: è la guida verso la Contrada dell’Ignoto, la voce rassicurante che aiuta i ragazzini nell’affannosa ricerca del loro amico e, soprattutto, il “maestro di vita” che li istruisce sul senso profondo di una Festa che non è solo un appuntamento con il terrificante, ma anche sinonimo di aggregazione e ricordo. Il mezzo di trasporto con cui traslano da una mirabolante avventura all’altra è singolare quanto il loro mentore: un rudimentale aquilone costruito con dei manifesti e dei pali recuperati da una staccionata. Come in un spaventoso cinematografo che proietta episodi storici e creature bizzarre, Tom Skelton e compagni si ritroveranno a viaggiare, tra paesi e civiltà lontane, fino all’origine di Halloween così come mai l’hanno conosciuta. Le loro soste nel tempo, neanche a farlo apposta, sono rappresentate proprio dai costumi che indossano, quasi come se ognuno di loro rappresentasse un pezzo di Storia che, tra errori e splendori, può funzionare solo se considerato nel suo insieme. L’Antico Egitto, i Druidi, il Medioevo delle Streghe, la Parigi di Notre Dame, gli Accattoni d’Irlanda, il Messico del Dia de los Muertos: ogni luogo è anche un viaggio di scoperta e consapevolezza su come gli uomini celebrano il giorno di Halloween e il ritorno dei morti nel regno dei vivi.

Indicò loro un immenso lucernario attraverso il quale si vedevano tutti i piani della casa. I ragazzi si affollarono attorno e osservarono una rampa di scale che si apriva ai vari piani, ciascuno dei quali raccontava una sua storia di antichi uomini e di scheletri.
«Eccolo lì, ragazzi. Date un’occhiata. Ecco il nostro volo di diecimila anni, il nostro viaggio dagli uomini delle caverne agli antichi Egizi, ai portici dei Romani, ai campi inglesi sino al cimitero messicano, tutto lì dentro.»
Moundshroud sollevò il vetro del lucernario.
«La balaustra delle scale, ragazzi. Scivolate giù. Ognuno di voi torni alla sua epoca. Saltate dalla balaustra al piano cui appartiene il vostro costume, la vostra maschera! Svelti!»
I ragazzi si affrettarono. Scivolarono giù per la balaustra, giù giù, per tutti i piani, tutte le epoche della storia contenute nell’incredibile dimora di Moundshroud. Giù per la liscia balaustra, in tondo, in tondo, rrrwhoom-thud!

In questo racconto horror dove la dimensione onirica abbraccia la realtà, trova spazio anche il genere della favola. Le morali sono tante e tutte egualmente importanti. Tra queste, s’inserisce sicuramente l’insegnamento sul valore attribuito all’amicizia. Il finale del testo è un bellissimo esempio di quanto ci si può adoperare per il prossimo; una “prova” di affetto e coraggio che allontana l’egoismo e si fa carico piuttosto dei valori (puri) che uniscono le persone. Come sarebbe la vita senza gli amici? Una questione che, poco dopo, si trasforma toccando un altro livello di consapevolezza: si può apprezzare la vita senza la presenza della morte?

«Notte e giorno. Estate e inverno, ragazzi. Tempo di semina e tempo di raccolto. La vita e la morte. Ecco cos’è Halloween. Il mezzogiorno e la mezzanotte. Si nasce, si cresce e si muore. Così per milioni di anni. Ogni notte e ogni giorno spaventati dal pensiero del buio, della morte, degli spettri. Una eterna Halloween. Sinché la civiltà condusse gli uomini alla vita nelle città, al riposo, alla riflessione. Gli uomini cominciarono a vivere più a lungo, ad avere più tempo per pensare, a non avere più paura della morte imminente. Alla fine gli uomini pensarono al giorno, alla notte, alla primavera e all’autunno, alla nascita e alla morte soltanto in alcuni giorni dell’anno.»

In un mondo sempre più legato alla materialità, lo svolgersi della storia può essere interpretato anche come una celebrazione del ricordo: nessuno è mai morto davvero finché esistono momenti che ne mantengono viva l’esistenza. Così come è importante salvaguardare le diversità. L’Albero di Halloween trovato dai ragazzi nel retro della casa abbandonata non è solo un fenomeno prodigioso, ma anche un’entità in cui confluiscono storia e culture lontane. Anche se la notte si è conclusa e il gruppo di amici ha raggiunto il suo scopo, le zucche intagliate saranno sempre lì ad illuminare il giusto cammino. Proprio come già è stato in passato.

Parole chiave:

  • Halloween: questa Festa si respira ad ogni pagina del romanzo di Bradbury, eppure la sua manifestazione non si ferma solamente al clima di terrore e alle zucche intagliate. Festeggiare Halloween significa anche allontanarsi dal “macabro” per concepire la morte in una maniera totalmente differente.
  • Costumi: inconsapevolmente, diventano il tramite con cui spiegare i viaggi intrapresi dai ragazzi insieme a Moundshroud. È bello pensare che, anche dietro al più semplice dei mascheramenti, si nasconda in realtà una storia fatta di secoli; questo speciale riferimento serve anche da metafora per dare risalto a tradizioni altrimenti messe in secondo piano.
  • Il canto di Natale: suonerà strano, ma L’Albero di Halloween sembra quasi il corrispettivo macabro de A Christmas Carol (capolavoro natalizio per eccellenza nato dalla penna di Charles Dickens). A partire dai viaggi nelle temporalità, passando per il battente con la forma di Marley, fino ad arrivare a Moundshroud che ha tutta l’aria di essere uno “spirito” che conduce i ragazzi nella riscoperta del vero senso della festività, entrambi i testi hanno molto per cui dirsi “comunicanti”.
  • L’aquilone: l’immagine evocativa della sua costruzione sembra custodire una metafora. Strappare i manifesti per dare vita a questo mezzo di trasporto significa quasi svestire la Storia per arrivare alla “sostanza” degli eventi.
  • Tradizione: L’Albero di Halloween è un inno alla diversità, una commistione di usanze. Ogni traslazione spazio-temporale compiuta dai protagonisti ha un suo rituale. Insomma, non esiste mai solo un punto di vista.

Voto: 5 segnalibri su 5

L'albero di Halloween

Titolo: L’albero di Halloween
Autore: Ray Bradbury
Editore: Mondadori
Lunghezza: 126 pagine
Prezzo: 13 euro
Trama: Nella serata che precede Ognissanti qualcosa di stupefacente è accaduto: un enorme albero è apparso, e dai suoi rami pendono centinaia di zucche. Zucche in cui sono intagliati sorrisi inquietanti che fissano otto ragazzini. È la notte di Halloween e ognuno di essi indossa una maschera ma… dov’è finito Pipkin? Scortati da Sudario, una guida davvero particolare, i ragazzini partono alla ricerca dell’amico.
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