RECENSIONI

“La rovina della casa degli Usher”: una maledizione di famiglia

Rivista Il crollo della casa Usher
Immagine presa dal web

La rovina della casa Usher si inserisce sicuramente nell’elenco dei più apprezzati (e sconvolgenti) racconti di Edgar Allan Poe. Conosciuto anche coi titoli La caduta della casa Usher e Il crollo della casa Usher, questo breve testo è stato pubblicato per la prima volta nel 1839 su un periodico dell’epoca (il Burton’s Gentleman’s Magazine) e, solo successivamente, nella raccolta Tales of the Grotesque and Arabesque. Il successo di pubblico è stato immediato: storia narra che anche l’editore di Poe volle approfittare dell’enorme riscontro, tant’è che gli negò i diritti d’autore e lo liquidò dal progetto lasciandogli solo alcune copie della sua opera. Lo “sgambetto”, però, non solamente contribuì a confermare la bravura dello scrittore americano, ma gli spianò la strada verso un riconoscimento tale che la sua influenza letteraria, tra “imitazioni” e valorizzazioni, continua ancora oggi.
Al centro della vicenda della “casa Usher” c’è un narratore che è solo una voce: di lui non si conoscono identità e caratteristiche fisiche, ma i suoi occhi ci descrivono perfettamente ogni cosa rendendoci spettatori consapevoli di quanto vive. Come spesso accade con Poe, sono proprio le ambientazioni a rappresentare il punto forte della storia. In questo caso, il protagonista è talmente sopraffatto dalla decadenza e dall’abbandono intorno a lui che le sensazioni si ripercuotono inevitabilmente anche sul suo animo.

Un terrore insormontabile penetrò grado a grado tutto il mio essere; e a lungo andare venne a posarmisi sul cuore un’angoscia senza motivo, un vero incubo.

Impossibile non rimanere esterrefatti di fronte a quel “sentimento di tristezza insopportabile” che si legge poco dopo l’inizio del testo. Il narratore, per fare visita a un suo vecchio amico d’infanzia, giunge davanti alla casa di Roderick e Madaline Usher – ultimi eredi di una antichissima famiglia che si è mantenuta solo in maniera diretta – e ciò che lo pervade non sono meraviglia o stupore, ma un’inquietudine che inspiegabilmente – proprio come una sorta di magnetismo macabro – lo attrae in quell’abitazione.

Tale e, lo sapevo da un pezzo, la legge paradossale di tutti i sentimenti che hanno per base il terrore. E fu quella forse l’unica ragione per cui, quando i miei occhi lasciando l’immagine nello stagno, si rialzarono verso la casa stessa, un’idea strana mi nacque nello spirito, un’idea sì ridicola, in verità, che, se la dico, è soltanto per mostrare la forza viva delle sensazioni che m’opprimevano.

La casa, che di per sé dovrebbe rappresentare un luogo di affetti e calore, viene qui dipinta da Poe come il peggiore degli incubi. Non solo appare fragile nel suo aspetto, ma “le finestre che parevano occhi distratti” la trasformano in una persona dal volto terrificante che si fa artefice di vicende misteriose ed inquietanti.

Guardavo il quadro che s’offriva ai miei occhi e, soltanto a veder la casa e la prospettiva caratteristica di quel dominio, i muri che avevano freddo, le finestre che parevano occhi distratti, alcuni gruppi di giunchi vigorosi, alcuni tronchi d’albero bianchi e deperiti, provavo quel completo abbattimento dell’animo che, fra le sensazioni terrestri, non si può meglio assomigliare che allo svegliarsi del mangiatore d’oppio -al suo angoscioso ritorno alla vita giornaliera, all’orribile e lento ritrarsi del velo.

In un climax ascendente che incomincia con l’agitazione e si conclude con il totale disfacimento, questo testo è anche l’emblema della perdita della razionalità. La malattia è senz’altro una condizione che influisce non poco sull’andamento perturbante della vicenda. Sia Roderick che Madaline sono entrambi cagionevoli di salute: il primo soffre di una ipersensibilità morbosa che gli provoca stati d’irrequietezza e ansia, la seconda lotta tra la vita e la morte a causa dei frequenti stati di catalessi. L’impressione è quella che non siano tanto le descrizioni a spaventare il lettore, piuttosto l’angoscia costruita attorno a un terrore soprattutto psicologico. Il delirio degli Usher viene visto dal narratore come un destino ineluttabile, una manifestazione sovrannaturale che – come si leggerà meglio nel finale – troverà il suo massimo compimento con il vero e proprio annullamento della famiglia.

Intanto che stavo guardando, quella fessura s’allargò rapidamente, sopravvenne una ripresa di vento, un turbine furioso: il disco intero del satellite rifulse d’un tratto ai miei occhi. Mi girò la testa al vedere le potenti muraglie spezzarsi in due. Successo un rumore prolungato, un fracasso tumultuoso come la voce di mille cateratte, e lo stagno putrido e profondo disteso ai miei piedi, si richiuse tristemente e silenziosamente sulle rovine della casa Usher.

Le note descrittive che riguardano Roderick introducono prepotentemente anche il tema della cultura. L’uomo è praticamente un dandy – dall’aspetto gradevole  e dalle maniere rispettose – che manifesta il suo essere attraverso spiccate doti artistiche, musicali e letterarie. Gli interessi trovano spazio anche nell’arredamento della sua casa, ma ciò non basta a conferirgli una parvenza di accoglienza:

Il mobilio generale era stravagante, incomodo, antico e deperito. Una quantità di libri e di strumenti di musica giaceva sparpagliata qua e là, ma non bastava a dare il quadro una qualunque vitalità. Sentivo respirare un’atmosfera d’affanno. Un’aria di melanconia crudele, profonda, incurabile, spaziava su tutto e penetrava tutto.

Eppure, come già verificatosi in precedenza, ci troviamo di fronte a delle qualità che sono molto più di quanto tratteggiato. L’estrema sensibilità dell’uomo non è solamente la “porta” che gli permette di entrare in contatto con un mondo allucinatorio in cui proietta la sua malattia, ma anche una predisposizione destabilizzante volta a sperimentare dinamiche decisamente singolari. Il narratore – non volente – è reso partecipe dei deliri dell’amico fino alla tragica scomparsa di Madeline. L’apice di questa trascendenza avviene durante “una notte terribile” e tempestosa, quando i due sono in vicendevole compagnia e occupati nella lettura di un libro: il mondo narrato nel romanzo si riversa, come una terribile profezia, nella realtà vissuta in quella stanza, mentre sgomento e sublime si incontrano per creare un vero e proprio incubo a occhi aperti.

Qui, di nuovo, m’interruppi bruscamente, e questa volta violentemente stupefatto, poiché, senza alcun dubbio, avevo realmente sentito  (in qual direzione m’era impossibile indovinarlo) un suono fievole e come lontano, ma aspro, prolungato, stranamente penetrante e stridente, il fac-simile esatto del grido sovrannaturale del drago descritto dal romanziere, e quale già se l’era figurato la mia immaginazione.

È la storia di uno dei più tormentati racconti di Edgar Alla Poe ed è apprezzata soprattutto per la sua capacità di unire, magistralmente, elementi reali e suggestioni immaginifiche. Insieme a Il ritratto Ovale e Ligeia, Il crollo della casa Usher ha ispirato anche un film uscito nel 1928 – La Chute de la maison Usher – e diretto da Jean Epstein con la collaborazione di Luis Buñuel (lo trovate qui).

Parole chiave:

  • Fisionomia: il narratore – e quindi Poe – fa uso frequente di questa parola per indicare i tratti di un determinato personaggio. Accade con il medico di famiglia (che si incontra poco dopo l’inizio del testo), ma anche con lo stesso Roderick Usher, che viene valutato sinceramente proprio per la sua “fisionomia” («Ma però, al primo colpo d’occhio gettato sulla sua fisionomia, mi convinsi della sua perfetta sincerità.»). Il rimando viaggia inevitabilmente alla Fisiognomica (disciplina pseudo-scientifica portata in auge soprattutto da Lombroso negli studi sull’antropologia criminale) secondo cui le caratteristiche morali di una persona sono detraibili dai lineamenti e dalle espressioni del volto.
  • Sublime: altro concetto che trova molto spazio nel testo, soprattutto per indicare tutte le manifestazioni sovrannaturali – e inspiegabili – che accadono. Il narratore, appena varcata la soglia della casa Usher, entra in mondo (non solo fisico, ma anche psicologico) molto più grande di lui.
  • Metalibro: la questione del “libro nel libro” occupa la parte finale della storia e  permette a Poe di sviluppare una scena suggestiva in cui subentra anche il tema del “doppio”.
  • Superstizione: Il crollo della casa Usher è un serbatoio di collegamenti incredibili. Come capita anche in Dracula di Bram Stoker, le superstizioni inscrivono il testo all’interno di una dimensione altra in cui il tempo sembra essersi  condensato («Era dominato da certe impressioni superstiziose relative al maniero che abitava, e da cui non avea osato uscire da parecchi anni, relative ad un’influenza di cui egli traduceva la supposta forza con termini troppo tenebrosi per essere riportato qui, un’influenza che alcune particolarità nella forma stessa e nella materia del maniero ereditario, avevano, coll’eccesso della sofferenza, diceva, impressa sul suo spirito, un effetto creato a lungo andare, sul morale della sua esistenza dal fisico dei muri grigi, delle torricelle e dello stagno nerastro in cui si rifletteva tutta la casa.»).
  • Atmosfera: le descrizioni spettrali, pesanti e gotiche immaginate dall’autore americano sono, paradossalmente, anche dei fermo immagine in grado di dare una nota realistica a quanto si sta leggendo. Poe non è solo un abile scrittore, ma anche un grande “fotografo” del macabro.

Voto: 5 segnalibri su 5

Tutti i racconti, le poesie e «Gordon Pym» - Poe

Titolo: La rovina della casa degli Usher
Autore: Edgar Allan Poe
Editore: Newton Compton
Lunghezza: 982 pagine
Prezzo: 14.90 euro
Trama: Castelli diroccati, paesaggi foschi, misteriose presenze. Eroi solitari e introversi, donne diafane e sensitive che si aggirano in luoghi spettrali. Situazioni paradossali, talvolta grottesche, casi straordinari, apparizioni d’incubo e di sogno: le storie stregate di Poe sono metafore delle nostre stesse più profonde inquietudini, esplorazioni negli oscuri meandri della  psicologia umana, negli orrori malcelati di una condizione esistenziale lacerata, contraddittoria, enigmatica. La continua allusività analogica e simbolizzante, l’oniricità ossessiva e visionaria, le suggestioni “gotiche” e romantiche sono costantemente sostenute dalla ricerca di idealità assolute, da un lucido e articolato dominio complessivo dettato da una  straordinaria abilità stilistica e tecnica, da una logica compositiva e combinatoria di stampo razionalista che si dilata, nelle poesie attraverso una stupefacente varietà di intrecci strofici e metrici e una continua fluidità ritmico-musicale, fino all’istrionismo e alla mistificazione.
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Per leggere solo La rovina della casa Usherclicca qui

Bonus track. È impossibile raggiungere i livelli narrativi di Poe, ma provare a mettersi nei suoi panni – da lettrice appassionata del genere – è una pratica che mi ha sempre fascinato molto. Se volete leggere il racconto che ho scritto ispirandomi proprio ad alcuni degli elementi a lui cari, potete scaricare il formato PDF a partire da questo link: Il segreto di Pumpkin Creek. Aspetto di conoscere i vostri pareri (siate clementi).

Sono affiliata ad Amazon. Oltre ad aver aggiunto dei rimandi specifici negli articoli, potete supportare il mio blog facendo i vostri acquisti libreschi proprio a partire da questo link generico. Vi ringrazio in anticipo per qualsiasi vostro aiuto.

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3 risposte a "“La rovina della casa degli Usher”: una maledizione di famiglia"

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