ALLA RICERCA DEL PIATTO PERDUTO

Cuore di zucca

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Valentina Zanotto

Ingredienti (per 2 persone):
2 zucche “Delica”

180 g di riso
1/2 cipolla bianca
Brodo vegetale q.b.
100 g di gorgonzola (meglio se piccante)
20 g di formaggio grattugiato
Olio e.v.o.
Sale e pepe q.b.

Preparazione:
Accendere il forno. Poi, occuparsi delle zucche: dopo averle sciacquate sotto l’acqua, tagliarle nella parte superiore in modo tale che abbiano una sorta di “cappello”. Quindi svuotarle dei semi (che non andranno buttati) e dei filamenti interni aiutandosi con un cucchiaio. Una volta pronte, infornarle con un filo di olio (per renderle morbide, io ho messo al loro interno anche un cucchiaio colmo di acqua) a 150 gradi per circa 30 minuti. La loro cottura corrisponderà all’incirca a quella del riso.

In una pentola con un filo di olio, stufare la cipolla tagliata a pezzetti molto piccoli; versare anche il riso e “tostarlo” in modo che diventi traslucido. Sfumare con il brodo vegetale caldo, e abbisogno aggiungere dei mestoli fino a portarlo a cottura.

Quando il riso sarà pronto, togliere la pentola dal fuoco e mantecarlo con il gorgonzola piccante ridotto a pezzetti e il formaggio grattugiato. Aggiungere anche una macinata di pepe.

Togliere le zucche dal forno e utilizzarle come “contenitore” in cui mettere il riso al gorgonzola. Per gustarsi il piatto appieno, tagliare la zucca a fette e assaporarla insieme al risotto.

E i semi della zucca? Pulirli dai filamenti sotto l’acqua corrente e poi asciugarli per bene. Metterli su una teglia insieme a un po’ di olio, del sale e del pepe, quindi lasciarli “seccare” in forno per circa 15 minuti a 200 gradi circa. Girarli a metà cottura per una tostatura omogenea. Saranno un ottimo snack!

Grado di difficoltà:
Due forchette su tre (media)

Se fosse un libro:

Per lui, certo, la vita in se stessa era la prima e la più grande delle arti, per la quale tutte le altre arti sembravano costituire soltanto una preparazione. La moda, che rende universale per un momento quello che in realtà è fantastico, e l’eleganza del vestire e dei modi, che è, nel suo genere, un tentativo di affermare l’assoluta modernità della bellezza, avevano naturalmente un fascino per lui.
Il suo modo di vestire e lo stile particolare che adottava di quando in quanto esercitavano una marcata influenza sui giovani raffinati dei balli di Mayfair e dei circoli di Pall Mall. Lo imitavano in tutto quello che faceva e si sforzavano di riprodurre il fascino casuale delle sue graziose frivolezze, che egli, peraltro, non prendeva interamente sul serio.

Una ricetta ricca e gustosa come questa non poteva che essere affiancata a un libro altrettanto traboccante di contenuti. Il ritratto di Dorian Gray – capolavoro indiscusso di Oscar Wilde, datato 1891 – si inserisce in un periodo molto particolare: quello del pensiero filosofico ottocentesco permeato da una nuova idea estetica che ha trasformato il corpo in pura apparenza e l’identità in qualcosa di continuamente plasmabile. Al centro della vicenda, neanche a farlo apposta, il dandy Dorian. Questo romanzo è diventato famoso soprattutto per il tema del doppio – offerto dal ritratto animato -, ma si colloca nella sua epoca anche rispetto ad altre tematiche decisamente interessanti. Nonostante siano pochi i riferimenti agli ingredienti classici del gotico (non ci sono castelli, fantasmi o creature mostruose), questo romanzo si ascrive pienamente nel genere. Il gotico a cui risponde, infatti, riguarda il contesto urbano contemporaneo che, simultaneamente, riprende un topos della letteratura gotica delle antiche moralità, cioè il tema del patto con il diavolo. Dorian vive una doppia vita: il ritratto non è solo la sua altra personalità, è l’idea di un potenziale segreto occultato (e, del tutto consapevolmente, nascosto da Dorian in soffitta). Come si conclude questo romanzo? Con una “doppia morte” e una nota moralistica. Dorian, non sopportando più la sua immagine nel quadro, uccide il ritratto uccidendo però anche se stesso. La pugnalata al cuore è fatale: di lui resteranno solo gli orpelli, come se l’unica cosa destinata a rimanere della sua identità sia proprio il superfluo che ha ineluttabilmente perseguito fino all’ultimo.

Il ritratto di Dorian Gray

Titolo: Il ritratto di Dorian Gray
Autore: Oscar Wilde
Editore: Feltrinelli
Lunghezza: 261 pagine
Prezzo: 8 euro
Trama: Dorian Gray, un giovane di straordinaria bellezza, si è fatto fare un ritratto da un pittore. Ossessionato dalla paura della vecchiaia, ottiene, con un sortilegio, che ogni segno che il tempo dovrebbe lasciare sul suo viso, compaia invece solo sul ritratto. Avido di piacere, si abbandona agli eccessi più sfrenati, mantenendo intatta la freschezza e la perfezione del suo viso. Poiché Hallward, il pittore, gli rimprovera tanta vergogna, lo uccide. A questo punto il ritratto diventa per Dorian un atto d’accusa e in un impeto di disperazione lo squarcia con una pugnalata. Ma è lui a cadere morto: il ritratto torna a raffigurare il giovane bello e puro di un tempo e a terra giace un vecchio segnato dal vizio.
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