RECENSIONI · SCRITTORI EMERGENTI

“Il cervo della Rivoluzione” di Zvan Matt

Il cervo della rivoluzione è un testo molto elaborato frutto della penna di Zvan Matt, autore emergente che ha deciso di intraprendere la sua carriera di scrittore sotto pseudonimo. Quello che conferisce anima a questo libro è sicuramente il suo carattere onirico. Avete presente il film Inception? Ecco, qui ci troviamo in una narrazione che funziona un po’ nello stesso modo: “a innesto”, quasi come se ogni capitolo rappresentasse un livello di lettura che compenetra continuamente con quello successivo. Sebbene il testo si ponga apparentemente alla stregua di un semplice romanzo, ben presto ci si rende conto che categorizzarlo in questo modo significherebbe solo (e ingiustamente) ridurlo. Storia e Fantascienza viaggiano a pari passo: si toccano, si alternano e, soprattutto, rappresentano il legante che tiene insieme l’intera trama.

«Ehi, che guardi?»
«Le nuvole e i miei pensieri.»
«Pensieri foschi?»
«Anche.»
«Che ci vedi nelle nuvole?»
«Il cervo della rivoluzione.»
«Cervo?»
«Lo so, non ha senso. Ma dopo aver intravisto un cervo tra le nuvole e averlo collegato alla rivoluzione, mi è venuto il triste pensiero che questa è l’ultima occasione per scardinare il sistema. Non ce ne sarà un’altra… Dopo di noi, lasceremo il palco ai nani e alle ballerine.»

Al centro della vicenda c’è Giovanni, un uomo che non deve solamente tenere a bada gli accadimenti della sua vita, ma anche le “reminiscenze” che lo sballottano, qua e là, a spasso nel tempo. Se prima ho parlato di Inception, l’esempio più calzante per descrivere queste speciali traslazioni – anticipate da sintomi precisi e descritte quasi come un sipario che si apre su un altro palcoscenico – è quello con Donnie Darko (e, quindi, con l’ipotesi del Multiverso). Ebbene sì, Il cervo della rivoluzione non racconta solo la realtà presente, ma anche una dimensione altra e coesistente con quest’ultima. Lì scopriamo che Giovanni ha una sorta di alter ego: si chiama Roberto, ed è un ex agente segreto con la missione di costruire una società interamente basata su verità e giustizia. I due sembrano il prolungamento l’uno dell’altro, due entità – distinte e simultaneamente stesse – che si trovano in balia dei fatti e delle persone che incontrano sul loro cammino.

«Sì, un bivio. Abbiamo sbagliato direzione.»

Quello degli universi paralleli è un tema che ha trovato molta fortuna nella Letteratura, e qui conferisce all’intero testo un tocco fantascientifico davvero molto interessante: la ramificazione di diverse (possibili) linee temporali non fa altro che trascinare il lettore in mondi che si incrociano continuamente in quel punto di riferimento che si presuppone essere la “realtà”. Eppure, a un certo punto, le dimensioni sono così tangenti l’una con l’altra da sembrare quasi una cosa sola. Se, nel testo, non si vedessero determinati accorgimenti – come ad esempio l’uso del corsivo – la lettura sembrerebbe una continua partita a rimpiattino giocata tra l’uno e l’altro protagonista.

Roberto fa la regia di quello che debbo vedere nel suo mondo, così, io vivo le storie che sceglie per me. E le storie sono sempre ampie, variegate e incredibilmente intrecciate le une dentro le altre.

La struttura stratificata de Il cervo della rivoluzione è sia un punto di forza che una debolezza: la lettura è di certo particolareggiata da insoliti intermezzi (fatti storici realmente accaduti intessuti da dei “fuori programma”), ma simultaneamente anche un po’ difficoltosa. Se da una parte la linea spazio-temporale è continuamente sollecitata da una serie di imprevedibili viaggi che non possiedono nessuna precisione (ma accadono e basta), dall’altra il lettore si trasforma in una “spugna” che assorbe ogni cosa capiti durante lo sbroglio della storia (dal trovarsi nel bel mezzo di una protesta al consultare documenti e fare ricerche in stile spy-story). Le contaminazioni sono così tante da provocare quasi un “mal di testa”: niente di doloroso, ma uno di quelli che scaturisce da un’attività cerebrale intensa frutto di macchinazioni e idee di ogni genere.

Un velo bluastro è calato sui miei occhi. Vedo solo il blu e qualche prima immagine che traspare oltre il velo. Ho chiuso gli occhi, seguimi, le immagini scorrono potenti…
Non so cosa stiano facendo adesso Sergio e gli altri amici. Probabilmente, mi stanno sdraiando nel letto, poi scendono giù. Sul portone del palazzo si salutano, si abbracciano e spariscono verso il proprio appartamento.
Per me è tutto diverso… Davanti a me, c’è un appartamento in via del Governo Vecchio… C’è Roma… C’è Simone che studia i dossier di Roberto… C’è Serge… Un Serge giovane, molto lontano dagli anni della Roma, porto delle nebbie…

I traumi – e gli eventi negativi in generale – sono soliti disorientare le persone: in questo caso, Giovanni è turbato dalla morte improvvisa del suo caro amico Luca. La dipartita è una delle cause delle sue diffuse “assenze”, e il riferimento al passato si erge a punto fondamentale per cercare di comprendere ciò che di incomprensibile sta accadendo: l’autore Zvan Matt, oltre a incastrare tra di loro diverse temporalità nel tentativo di farle combaciare tra loro (e in un certo senso richiamare anche Walter Benjamin con i suoi “sentieri al bivio”), non solo riesce nel tentativo di imbastire una trama contorta su dei fatti reali, ma anche nella creazione di mondi immaginifici che   conferiscono al testo un senso ucronistico difficile da ignorare. Il risultato è un serbatoio di tematiche che scivolano e si disvelano proprio tra un capitolo e l’altro.

É la prima cosa che farò appena sveglio e sarà la prima cosa che troverai nella prossima puntata dove seppelliremo Luca con tutti gli onori… E lo ricorderemo, e scriveremo un libro su di lui..
Adesso, lasciami solo poche ore di sonno… Ci vediamo quando mi sveglio!

Il finale è l’ennesima dimostrazione che storia e fiction sono due concetti costretti in un loop senza fine. In un contesto in cui l’immaginazione è il potente motore trainante, una delle poche certezze in mano al lettore riguarda proprio Roberto e Giovanni: la porta dell’intercapedine quantica è destinata ad aprirsi continuamente, e chissà dove ancora condurrà.

Parole chiave:

  • Media: Il cervo della rivoluzione è un romanzo ricco di mezzi di comunicazione. A partire dalla scrittura, per poi passare alla tv e alla radio, questo testo può anche essere letto come un grande esempio di divulgazione mediale tra passato e presente.
  • Diversi narratori: l’alternanza tra Roberto e Giovanni (ma anche la presenza di numerosi altri personaggi) vivacizzano la lettura trasformandola in un coro di voci (quasi sempre) ben amalgamate tra di loro.
  • Millepiani: il soprannome di Roberto, perché con i suoi viaggi nel tempo “agisce su tanti livelli contemporaneamente”.
  • Assenze: o anche “reminescenze”, sono i momenti in cui la storia si mescola all’immaginazione ed entrano in gioco quei percorsi paralleli che permettono di vedere scene, persone e contesti completamente avulsi dalla realtà.
  • Eventi: i fatti storici che attraversano il testo sono davvero moltissimi. Che si tratti di musica, politica, religione o altre tematiche, dietro il percorso narrativo c’è, indubbiamente, un grande lavoro di documentazione (e invenzione).

Voto: 4 segnalibri su 5

Il cervo della Rivoluzione

Titolo: Il cervo della Rivoluzione
Autore: Zvan Matt
Editore: Independently published
Lunghezza: 281 pagine
Prezzo: 9.98 euro
Trama: Il romanzo è ambientato in Italia. All’apertura del volume, ci troviamo a Bologna nell’opaca penombra della stanza di Giovanni che si ridesta da una delle sue Reminiscenze. Giovanni torna dall’altrove della reminiscenza e recupera la memoria. Nel suo presente c’è un calice amaro da affrontare: la tragica fine del suo amico Luca. Assieme a Sergio, si reca dalla moglie di Luca, Franca, a fare le condoglianze. Proprio a casa di Franca, inizia il nuovo loop di un’altra lunghissima Reminiscenza. È così che scopriamo che le Reminiscenze sono le porte di un’intercapedine quantica che accede ad un universo parallelo che si soprappone al nostro. Nell’universo parallelo che si sta muovendo col nostro, il protagonista è Roberto, un ex agente segreto impegnato nella costruzione un piano per una società parallela basata sulla verità. E scopriamo che in quello stesso momento, nella Bologna di Roberto, non in quella di Giovanni, Mogol e Vasco stanno preparando il “Convegno contro l’Oppressione del Futuro” ed il Megaconcerto, dove Vasco esploderà con il suo rock a dare senso e parole all’oppressione della gente. Al termine del concerto di Vasco, la Reminiscenza finisce e il loop ritorna al lato dell’universo di Giovanni. Dopo le condoglianze a Franca, ora, occorre affrontare i riti funebri per Luca e parlare con Franca e gli amici della visione orribile del futuro senza Luca. E di cosa significa perdere con Luca quella coraggiosa ingenuità che aveva sempre resa bella la vita. Ma, il loop quantico è destinato a ricominciare. Giovanni verrà assorbito nuovamente dall’universo di Roberto e tu sei pronto? “Sappi che in un mondo fatto di menzogne, le persone hanno il diritto di costruire una ‘società parallela fatta di verità.Perchè un altro mondo è possibile.
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4 risposte a "“Il cervo della Rivoluzione” di Zvan Matt"

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