ALLA RICERCA DEL PIATTO PERDUTO

Linguine “alla greca” con salmone

Linguine con salmone, yogurt greco e scorze di limone 2
Valentina Zanotto

Ingredienti (per 4 persone)
320 g di Linguine
175 g di Philadelphia “alla greca”
150 g di salmone affumicato
Qualche ciuffo di prezzemolo 

1 limone (non trattato)
Olio e.v.o.
Sale q.b.

Preparazione:
Portare a bollore dell’acqua salata e calare le linguine.

Nel frattempo, tagliare a tocchetti il salmone e scottarlo leggermente in padella.

Per la crema che accompagnerà la pasta, versare in una ciotola il Philadelphia “alla greca”, la scorza di limone e metà del suo succo, un po’ di prezzemolo tagliato fine e un filo di olio. Amalgamare il tutto e aggiustare anche di sale. All’occorrenza, per rendere il composto ancora più cremoso, allungarlo con un mestolo d’acqua di cottura.

Scolare le linguine direttamente nella ciotola con la crema preparata in precedenza e unire anche il salmone, quindi dare una bella mescolata. Completare il piatto con un ciuffetto di prezzemolo e della scorza di limone.

Grado di difficoltà:
Una forchetta su tre (bassa)

Se fosse un libro:

È qui che la guerra mi ha preso, e mi prende ogni giorno. Se passeggio nei boschi, se a ogni sospetto di rastrellatori mi rifugio nelle forre, se a volte discuto coi partigiani di passaggio (anche Giorgi c’è stato, coi suoi: drizzava il capo e mi diceva: «Avremo tempo le sere di neve a riparlarne»), non è che non veda come la guerra non è un gioco, questa guerra che è giunta fin qui, che prende alla gola anche il nostro passato. Non so se Cate, Fonso, Dino, e tutti gli altri, torneranno. Certe volte lo spero, e mi fa paura. Ma ho visto i morti sconosciuti, i morti repubblichini. Sono questi che mi hanno svegliato. Se un ignoto, un nemico, diventa morendo una cosa simile, se ci si arresta e si ha paura a scavalcarlo, vuoi dire che anche vinto il nemico è qualcuno, che dopo averne sparso il sangue bisogna placarlo, dare una voce a questo sangue, giustificare chi l’ha sparso. Guardare certi morti è umiliante. Non sono piú faccenda altrui; non ci si sente capitati sul posto per caso, Si ha l’impressione che lo stesso destino che ha messo a terra quei corpi, tenga noialtri inchiodati a vederli, a riempircene gli occhi. Non è paura, non è la solita viltà. Ci si sente umiliati perché si capisce – si tocca con gli occhi – che al posto del morto potremmo essere noi: non ci sarebbe differenza, e se viviamo lo dobbiamo al cadavere imbrattato. Per questo ogni guerra è una guerra civile: ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione.

Per salutare l’estate ho pensato di fare un piccolo tributo a un autore e a un libro a me molto cari, e che – almeno secondo me – tutti dovrebbero leggere. Ogni volta che ho tra le mani La casa in collina di Cesare Pavese penso a quelle scampagnate lungo i sentieri di montagna, al profumo dell’erba e degli alberi, alla bella stagione. Questo testo si può dire possieda la solidità delle radici affondate nel terreno, ma anche quella solitudine – mista a malinconia – tipica di un uomo che decide di fare una visita silenziosa alla natura. Corrado, personaggio principale e anche un po’ emblematico, non condivide gli ideali del Nazifascismo, ma allo stesso tempo si sente “inadeguato” anche nel ruolo di partigiano. Si ritira in “collina”, in una casa che diventa rifugio e luogo di affetti, e qui scopre proprio quella esclusione che stava cercando. Eppure c’è sempre qualcosa che non va, un malessere che solo in apparenza lo tiene alla larga dalla città: la guerra lontana e simultaneamente vicina, la morte, il sacrificio. Tutti questi elementi si impongono nella narrazione come se fossero delle bombe scagliate direttamente nella mente del lettore che non può far altro che lasciarle esplodere. Anche solo per immaginare il “limbo” creato da Corrado: un piatto leggero e veloce per quei giorni estivi in cui si sente la necessità di rifugiarsi in una zona di comfort.

La casa in collina

Titolo: La casa in collina
Autore: Cesare Pavese
Editore: Einaudi
Lunghezza: 180 pagine
Prezzo: 11 euro
Trama: La storia di una solitudine individuale di fronte all’impegno civile e storico; la contraddizione da risolvere tra vita in campagna e vita in città, nel caos della guerra; il superamento dell’egoismo attraverso la scoperta che ogni caduto somiglia a chi resta e gliene chiede ragione. “Ora che ho visto cos’è la guerra civile, so che tutti, se un giorno finisse, dovrebbero chiedersi: “E dei caduti che facciamo? Perché sono morti?” Io non saprei cosa rispondere. Non adesso almeno. Né mi pare che gli altri lo sappiano. Forse lo sanno unicamente i morti, e soltanto per loro la guerra è finita davvero”. La grande intuizione delle ultime pagine de “La casa in collina” sarà ripresa e portata alle estreme conseguenze artistiche e morali nell’altro grande libro di Cesare Pavese, “La luna e i falò”.
Per acquistarlo: clicca qui

Sono affiliata ad Amazon. Oltre ad aver aggiunto dei rimandi specifici negli articoli, potete supportare il mio blog facendo i vostri acquisti libreschi proprio a partire da questo link generico. Vi ringrazio in anticipo per qualsiasi vostro aiuto.

Annunci

4 risposte a "Linguine “alla greca” con salmone"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...