CONSIGLI DI LETTURA

Impara l’«Arte» di Yasmina Reza e non metterla da parte

Faccio una piccola premessa: talvolta, tra le mie letture, fanno capolino anche delle pièce teatrali; sento il bisogno di qualcosa che sia scandito da dei tempi e delle battute ben precisi, e i libri scritti come se fossero dei copioni – perchè lo sono davvero, nati apposta per essere messi in scena – rispondono a questa mia necessità. Ho cominciato con Shakespeare, Goldoni e Beckett, fino ad arrivare anche a Baricco e Benni: spazio dai classici ai contemporanei, e «Arte» (titolo originale “Art”) di Yasmina Reza – apprezzatissima drammaturga di lingua francese – oltre a essere un testo scritto nel 1994, ha avuto anche una notevole fortuna in fatto di riconoscimenti e rappresentazioni in tutto il mondo, perfino in Italia (solo per citarne una, quella al Teatro Fontana di Milano con Mauro Bernardi, Elio D’Alessandro, Christian La Rosa e la regia di Alba Maria Porto).

SERGE: La pittura contemporanea non ti interessa, non ti ha mai interessato. È un campo che non conosci affatto, quindi come puoi sostenere che un oggetto, che obbedisce a leggi che tu ignori, è una merda?
MARC: È una merda. Scusa, ma è così.

Protagonisti di questa bizzarra commedia sono tre amici che discutono animatamente di fronte a un quadro di “soggettiva” bellezza. Serge e Marc sono sicuramente i più accalorati: il primo è un convintissimo sostenitore del valore della tela, il secondo invece rifiuta categoricamente l’idea che il compare abbia potuto spendere 200.000 franchi per quella che lui definisce, senza mezzi termini, “una merda”. Tra di loro si inserisce Yvan, un tipo molto tranquillo e sensibile. Come terzo componente del trio  è inevitabilmente destinato a trovarsi in mezzo a due fuochi e a una discussione – a tratti surreale – che degenera pagina dopo pagina, e che prosegue tra battute, discorsi rancorosi e incomprensioni.

YVAN: Aggrediscimi, aggrediscimi ancora!… Forse ho un’emorragia interna, ho visto passare un animale…
SERGE: È un topo.
YVAN: Un topo?
SERGE: Sì, ogni tanto passa.
YVAN: Hai un topo in casa?!!

Il dipinto è sostanzialmente una tela bianca con delle righe bianche, niente di più semplice e “riduttivo”. All’apparenza non ha colori né personalità, eppure ha l’enorme potere di palesare tantissimi sospesi. Se con Il ritratto di Dorian Gray si era visto un quadro che invecchiava al posto di una persona in carne e ossa (non senza conseguenze), in questo caso l’arte è vista come un espediente per portare a galla tante situazioni insolute che sembrava non esistessero affatto, e che allo stesso tempo mostrano tutti i rancori di una vita trascorsa solo all’apparenza in maniera serena.

MARC (a Serge): C’è stato un tempo in cui eri orgoglioso di avermi come amico… Amavi la mia stranezza, la mia propensione a starmene appartato. Ti piaceva esibire la mia ruvidezza in società, a te che vivevi in modo così normale. Ero il tuo alibi. Ma… alla lunga, a quanto pare questa specie di affetto si inaridisce… Con la vecchiaia, conquisti la tua anatomia…

Questo è sì un piccolo testo che riflette sui valori dell’amicizia e della sincerità, ma anche un serbatoio di riflessioni riguardo il senso del fare artistico. Mi vengono in mente artisti come Fontana, Pollock o Klein: possono dei tagli, dei buchi o delle “semplici” pennellate di colore su una tela essere considerati arte? Ma poi, in fondo, cosa è davvero l’arte? Forse non è solo qualcosa che si riduce a un “mi piace/non mi piace”, ma anche un grande strumento che indaga le epoche e le mentalità delle persone. Yasmina Reza crea un’opera singolare in cui è difficile non ridere e uscirne increduli, e «Arte» sonda – talvolta in maniera cinica e diretta – anche la gamma dei sentimenti che abitano l’essere umano. Leggendo questo testo saremo chiamati a riflettere sulle nostre ipotetiche risposte ad alcune delle domande che abitano la cultura contemporanea: chi siamo tra Serge, Marc e Yvan?

Per saperne di più:

Arte

Titolo: Arte
Autore: Yasmina Reza
Editore: Adelphi
Lunghezza: 101 pagine
Prezzo: 10 euro
Trama: «Il mio amico Serge ha comprato un quadro» annuncia Marc, da solo in scena, ad apertura di sipario. «È una tela di circa un metro e sessanta per un metro e venti, dipinta di bianco. Il fondo è bianco, e strizzando gli occhi si possono intravedere delle sottili filettature diagonali, bianche». Subito dopo Marc viene a sapere dallo stesso Serge che il quadro bianco a righe bianche è stato pagato duecentomila franchi: cosa che Marc giudica grottesca, poiché secondo lui è «una merda». Un terzo amico, Yvan – che ha già abbastanza guai con i preparativi del suo matrimonio -, non prende posizione, venendo accusato dagli altri due di pusillanimità e doppiezza. Così, la serata che i tre decidono di trascorrere insieme si trasforma in un regolamento di conti, in un gioco al massacro: il quadro bianco a righe bianche diventa il rivelatore da cui affiorano a poco a poco nevrosi, risentimenti e rivalità, mentre le parole si fanno sempre più velenose, sempre più acuminate, fino a ridurre in macerie la fragile impalcatura di un rapporto fondato sull’egoismo, la vanità e l’ipocrisia. Yasmina Reza, di cui conosciamo la penna affilata e lo sguardo chirurgico, tocca in questa commedia nera vette di comica crudeltà, si diverte e ci fa divertire – perché ridiamo molto, anche se sempre più a denti stretti, a mano a mano che da sotto la maschera buffa del théâtre de boulevard vediamo spuntare la malinconia.
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