ALLA RICERCA DEL PIATTO PERDUTO

Petto di pollo panato e insaporito

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Valentina Zanotto

Ingredienti (per 2 persone):
4 fette di petto di pollo
2-3 cucchiai di farina
Erba cipollina (in polvere) q.b.
Paprika (in polvere) q.b.
Rucola
1 pomodoro ramato
2-3 pomodori secchi
Qualche foglia di basilico
Olio e.v.o. 

Sale q.b.

Preparazione:
Questa ricetta prevede una panatura senza uova; un’alternativa alla farina potrebbe essere il pangrattato. Se invece volete utilizzare la classica panatura con le uova, vi basterà passare la carne di pollo prima nella farina (facoltativa), poi nelle uova e infine nel pangrattato. Se siete amanti delle “panature forti e croccanti”, ripetete l’operazione una seconda volta.

Prendere le fette di pollo e ricoprirle con la farina, l’erba cipollina e la paprika (per comodità vi consiglio di mettere gli ingredienti all’interno di un sacchetto salva-freschezza: agitare e poi premere per bene per coprire la carne in maniera uniforme).

Occuparsi del “condimento” di pomodori: in una ciotola mescolare quello ramato tagliato a cubetti e quello secco (sott’olio e “strizzato”) ridotto a striscioline sottili, quindi ultimare con un pizzico di sale, un filo di olio e.v.o. e il basilico ridotto a pezzetti con le mani.

Scaldare una padella, ungerla con dell’olio e cuocere il petto di pollo fino a quando la superficie non sarà bella dorata e croccante (la paprika e l’erba cipollina sprigioneranno il loro profumo). Servire la carne panata ancora calda, accompagnata con qualche foglia di rucola e il condimento di pomodori.                   

Grado di difficoltà:
Una forchetta su tre (bassa)

Se fosse un libro:

Ma dopo neanche venti metri si fermarono di colpo. Dalla casa giungeva un gran clamore di voci. Tornarono precipitosamente sui loro passi e ripresero a guardare dalla finestra. Sì, era scoppiata una lite violenta: urla, pugni sul tavolo, sguardi incattiviti dal sospetto, contestazioni furiose. L’apparente motivo di quel parapiglia era che Napoleone e il signore Pilkington avevano giocato entrambi, simultaneamente, l’asso di picche. Dodici voci urlavano rabbiose, ed erano tutte uguali. Non c’era più alcun dubbio su ciò che era successo alla faccia dei maiali. Dall’esterno le creature volgevano lo sguardo dal maiale all’uomo, e dall’uomo al maiale, e ancora dal maiale all’uomo: ma era già impossibile distinguere l’uno dall’altro.

Nessun libro è stato maltrattato ai fini di questa ricetta. Non me ne vogliano i vegetariani o i vegani “ferventi”, ma l’abbinamento con “La fattoria degli animali” di George Orwell è venuto da sé. Niente di “triste”, ma un tentativo sagace per riprendere lo spirito parodico e satirico con cui è scritto questo testo. Come protagonisti non ci sono polli (al massimo delle galline comandate a bacchetta), ma dei maiali piuttosto furbi che decidono di mettersi al comando della fattoria per instaurare un regime di giustizia e uguaglianza. Ma tra gli intenti e la realtà c’è di mezzo un mare di imprevisti, o meglio, di “smanie di potere”. Ciò che vuole trasmettere l’autore con questo libro – a metà tra il Classico e l’Allegorico – è un messaggio alquanto drammatico: qualunque sia il capo o la rivoluzione, l’esito porterà unicamente a trovare un nuovo oppressore a cui sottostare. Nonostante la ricetta sia piuttosto semplice da preparare, non altrettanto si può dire della lettura di questo distopico orwelliano: tutto fuorché superficiale, ma una visione acuta e disincantata nei confronti della prevaricazioni negative dei totalitarismi.

La fattoria degli animali

Titolo: La fattoria degli animali
Autore: George Orwell
Editore: Mondadori
Lunghezza: 141 pagine
Prezzo: 12 euro
Trama: Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri. Stanchi dei soprusi, gli animali di una fattoria decidono di ribellarsi agli umani e, cacciato il proprietario, danno vita a un nuovo ordine fondato sull’uguaglianza. Ben presto, però, emerge tra loro una nuova classe di burocrati, i maiali, che con astuzia, cupidigia e prepotenza si impongono sugli altri animali. L’acuta satira orwelliana contro il totalitarismo è unita in questo apologo a una felicità inventiva e a un’energia stilistica che pongono “La fattoria degli animali” tra le opere più celebri della narrativa del Novecento.
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4 risposte a "Petto di pollo panato e insaporito"

    1. Spero che tu non ci sia rimasto male per il modo in cui ho “spiegato” il libro, volevo tentare di renderlo simpatico ma con tutto il rispetto per le scelte di vita altrui. Grazie per il tuo commento, hai proprio ragione: un testo imprescindibile!

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