CONSIGLI DI LETTURA

“Le parole dei fiori. Un alfabeto della lingua delle piante” di Isabel Kranz

Illustrazione fiori
Immagine presa dal web 

Il linguaggio dei fiori (florigrafia) è stato un modo unico di comunicazione molto diffuso e utilizzato nell’Ottocento, soprattutto perché, proprio in quel periodo, certe composizioni floreali servivano per esprimere emozioni che non sempre potevano essere dette apertamente. Sebbene oggi questo linguaggio appaia quasi del tutto dimenticato (se non in alcuni casi sporadici che coinvolgono prevalentemente gli appassionati), al tempo del suo massimo utilizzo poteva essere definito a tutti gli effetti come un vero e proprio modo di “comunicare tra le righe”.

La tradizione di ricorrere ai fiori per una lingua del cuore risale alla fine del XVIII secolo. «È in questo periodo che nascono i primi tentativi di mettere per iscritto su binari sistematici il linguaggio segreto dei fiori, nella ferma convinzione della loro forza espressiva universale. In precedenza si trovano cenni sparsi in lettere, calendari e riviste, a partire dai quali è possibile ricostruire una genealogia della lingua dei fiori universale, la cui idea centrale consiste nell’ipotesi che si trasmettano autentiche emozioni attraverso i fiori e per mezzo di un codice segreto coerente.» (da la Lettura)

Le parole dei fiori. Un alfabeto della lingua delle piante (Bompiani, 2018) è un lavoro che riprende tutta questa tradizione: l’autrice Isabel Kranz cerca un approccio ai fiori che non sia solamente un occhio “botanico”, ma anche un tentativo per intraprendere dei viaggi ipertestuali che spaziano dalla letteratura alla musica, dalla storia al cinema. Al pari di un fiore che si apre per mostrare il suo prezioso cuore, questo volume è un piccolo scrigno di curiosità e illustrazioni che mirano a spiegare un po’ quel mondo nascosto dietro al mondo vegetale che tanto ha ispirato e continua ancora a ispirare. Ma come nasce l’idea di accostare un determinato significato a un tipo specifico di fiore (o pianta)? Come scrive la Kranz, semplicemente “per la convinzione della loro forza espressiva universale”. Durante il Medioevo (o ancora prima), questi regali della natura possedevano soprattutto dei significati morali. L’apice del loro successo “comunicativo” è da attribuire soprattutto all’Ottocento, e alla necessità di esprimere emozioni che non sempre si potevano esplicare in maniera verbale. Quell’epoca ha dato vita a un dialogo del cuore che potesse accorpare quanti più stati d’animo possibile, ma soprattutto che non trasgredisse quella severa etichetta votata prevalentemente alla segretezza dei sentimenti. La fortuna di questa singolare forma espressiva fu tale da portare alla diffusione di un’editoria specializzata proprio in libri floreali con bellissime illustrazioni e incisioni. Tra queste si annovera il lavoro compiuto da Miss Corruthers con il suo Il linguaggio silenzioso dei fiori, un testo pubblicato nel 1876 e che ancora oggi riveste una fondamentale importanza per tutti gli amanti del genere, ma soprattutto il manuale di Madame Charlotte de Latour, Le langage des fleurs (1819). 

Dell’autrice non si sa molto, a parte che probabilmente Charlotte de Latour è lo pseudonimo di Louise Cortambert, moglie del geografo e bibliotecario della Biblioteca Nazionale francese Eugène Cortambert. Questa incerta paternità dell’opera è significativa, ma anche le traduzioni e le prosecuzioni del compendio di de Latour redatte ancora oggi sono spesso scritte sotto pseudonimo. Che l’autrice (o addirittura l’autore?) si vogliano nascondere è probabilmente dovuto al fatto che libri sul linguaggio dei fiori sono stati classificati come opere appartenenti alla letteratura dozzinale. A partire dal diciannovesimo secolo, una tale letteratura, figlia di “una musa leggera”, ha ottenuto di sicuro un grande successo commerciale, ma è stata considerata di scarso valore – non da ultimo, probabilmente, perché si ritiene, in linea di principio, che siano le donne a esserne grandi consumatrici. 

Camelia, Rosa, Ninfea, Orchidea, Tulipano, Viola del pensiero e molto altro: quello che compie Isabel Kranz attraverso il suo testo è un lavoro trans-mediale in cui a essere coinvolti non sono solo i fiori o le piante, ma anche i riferimenti di cui si sono fatti portatori nel corso dei secoli. Storia, autori, letteratura e media si intrecciano per creare una composizione dalle molteplici sfumature. In questo percorso alfabetico che mira alla rivalutazione di quello che per molto tempo è stato considerato un linguaggio marginale, il punto fondamentale sta proprio nel considerare i messaggi floreali – proprio perché messaggi – come modelli comunicativi a tutti gli effetti, e per giunta anche piuttosto ricchi ed eterogenei. Le parole dei fiori è un testo che parla un’altra lingua, quella che non ha parola ma solo petali, colori e foglie.

Per sapere di più: 

Le parole dei fiori

Titolo: Le parole dei fiori. Un alfabeto della lingua delle piante
Autore: Isabel Kranz
Editore: Bompiani
Lunghezza: 176 pagine
Prezzo: 27 euro
Trama: Fin dai tempi più remoti l’uomo ha associato un significato ai fiori. E alla fine del Settecento si diffusero veri e propri codici botanici per consentire agli spasimanti di scambiarsi segreti messaggi d’amore. Nel suo volume meravigliosamente illustrato Isabel Kranz recupera questa tradizione e ne segue gli sviluppi fino ai nostri giorni attraverso libri, film e opere musicali: dalla passionale orchidea Cattleya di Odette in “Alla ricerca del tempo perduto” alla misteriosa Dalia nera del noir di James Ellroy passando per i romantici non ti scordar di me in “La donna che visse due volte” di Alfred Hitchcock. Ogni fiore si rivela uno scrigno di curiosità e fantasia che va al di là della pura bellezza.
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2 risposte a "“Le parole dei fiori. Un alfabeto della lingua delle piante” di Isabel Kranz"

  1. Il linguaggio dei fiori mi affascina. Ho anche passato parecchio tempo con il naso tra le pagine di vecchi erbari. Grazie per la segnalazione e per il bel post! Buone letture!

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