CONSIGLI DI LETTURA

Amos Oz: uno scrittore “Contro il fanatismo”

Amos Oz (1939-2018) è stato un autore israeliano che ha scritto pagine importanti della letteratura mondiale; scrittore di saggi e romanzi, giornalista e docente universitario, ma anche fortemente attivo sul versante della politica e di temi “caldi” quali il conflitto israelo-palestinese. In origine Klausner, durante l’adolescenza ha poi cambiato il cognome in Oz – che in ebraico significa “forza” – non solo per manifestare il profondo conflitto con il padre, ma anche come incitamento a rialzarsi dopo il suicidio doloroso della madre. I suoi testi hanno sempre avuto la particolarità di essere anche una perfetta esemplificazione della vita: ha scritto di sé e simultaneamente dell’umanità intera, ha raccontato di Israele e del mondo come se ogni storia proposta dovesse andare ben oltre la parola scritta. Ne è un esempio Una storia di amore di tenebra, la sua celebre biografia che descrive proprio gli anni difficili della sua adolescenza e che lo ha fatto conoscere al mondo intero come autore in grado di dividersi tra luci e ombre. Impossibile non vedere nel suo Finché morte non sopraggiunga (ristampato lo scorso anno in seguito alla prima pubblicazione del 1971) una triste profezia: l’autore si è spento proprio il 28 dicembre del 2018 a Tel Aviv dopo una lunga malattia, e senza aver mai vinto il Nobel per la letteratura a cui puntualmente è stato candidato diverse volte. Eppure Amos Oz – come altri scrittori che occupano importanti scaffali nelle librerie – è la dimostrazione che non è necessario avere il prestigioso premio per essere considerato un grande. 

Ritengo che l’essenza del fanatismo stia nel desiderio di costringere gli altri a cambiare. Quell’inclinazione comune a rendere migliore il tuo vicino, educare il tuo coniuge, programmare tuo figlio, raddrizzare tuo fratello, piuttosto che lasciarli vivere. Il fanatico è la creatura più disinteressata che ci sia. Il fanatico è un grande altruista. Il fanatico è più interessato a te che a se stesso, di solito. Vuole salvarti l’anima, vuole redimerti, vuole affrancarti dal peccato, dall’errore, dal fumo, dalla tua fede o dalla tua incredulità, vuole migliorare le tue abitudini, vuole impedirti di bere o di votare nel modo sbagliato.

Contro il fanatismo è certamente uno dei suoi scritti più significativi e politicamente impegnati. Il testo è strutturato secondo tre “capitoli” che corrispondono anche alle lezioni tenute dall’autore all’università di Tubinga, in Germania:

  • Passioni oscure; 
  • Come guarire un fanatico. L’oltranzista è un punto esclamativo ambulante; 
  • Israele e Palestina: tra diritto e diritto.

Quando Amos Oz esponeva queste riflessioni era il 2002, e poco prima l’America era stata sconvolta dagli attentati terroristici alle Torri Gemelle e al Pentagono. Che quegli eventi, direttamente o indirettamente, abbiano cambiato il mondo è cosa unanimemente riconosciuta, come anche il lascito di riflessioni che da allora si sono protratte fino ai giorni d’oggi. L’opinione pubblica si trovò, volente o nolente, a ri-apportarsi ancora una volta con quell’estremismo che era rimasto sopito nel ventre del Novecento per molto tempo. Sebbene apparentemente scisse, le parti non sono altro che differenti prospettive di uno stesso punto di vista. Lo scrittore non vuole solamente accompagnarci in un percorso ideologico in cui a essere messo sotto esame è il concetto di fanatismo, ma insiste anche sull’importanza del compromesso come soluzione al contagio fondamentalista in grado solamente di annebbiare le menti delle persone. 

Dunque, imparai ad alleviare la mia solitudine osservando la gente, immaginando, inventando, a tratti captando brandelli di conversazione per poi comporli e, come un ufficiale della Stasi, ricavare da trascurabili frammenti di informazioni una storia intrigante.

Amos Oz ha capito molto presto che sarebbe diventato scrittore, all’incirca quando ha compreso che lo scrivere era per lui un mondo in cui rifugiarsi e a cui “attingere”. Ma un po’ lo aveva anche nel destino: suo padre era bibliotecario, mentre sua madre dava lezioni private di storia e letteratura; i libri, in pratica, lo hanno sempre ispirato, guidato e confortato. Gli piaceva fantasticare sulle persone, ma allo stesso tempo si confrontava anche con la realtà, per questo la sua abile penna si è distinta tra romanzo e scrittura impegnata. In Contro il fanatismo è raccontata anche la storia che l’ha condotto a riflettere sul suo paese e, inevitabilmente, a scavare nei meandri di quel conflitto israelo-palestinese che ancora non ha trovato una soluzione. Eppure Oz – che di certo non pecca di presunzione – prova a spiegare che forse, una soluzione, ci sarebbe: il “compromesso”. La verità è che entrambi questi popoli vivono la stessa tragedia: la necessità di avere una terra da chiamare Casa. Lo scrittore non si schiera apertamente, non parla di giusto o sbagliato, né di buono o cattivo, ma spiega efficacemente al lettore quanto sia difficile accantonare l’orgoglio che allontana le persone anziché avvicinarle.

Nel mio mondo, la parola compromesso è sinonimo di vita. E dove c’è vita ci sono i compromessi. Il contrario di compromesso non è integrità e nemmeno idealismo e nemmeno determinazione o devozione. Il contrario di compromesso è fanatismo, morte.

La sua missione è una mediazione che vuol dire anche “vita”. Un pensiero che non deve essere concepito come una verità scomoda, piuttosto come un punto di partenza per rapportarsi civilmente all’altro. L’autore prova a sbrogliare la difficile matassa del fanatismo attraverso un ragionamento sulla genesi di questo concetto e corredando il tutto con esempi utili anche a chi non ha vera e propria familiarità con il tema. Lo stile di Oz è estremamente colloquiale, e il fatto di affrontare la questione da “esperto” gli permette di avere anche il potere di mantenersene a distanza: la sua non è “indifferenza”, ma un tentativo di coinvolgere interamente il lettore nel discorso e di insinuare nella sua testa un’opinione. Contro il fanatismo è un testo da applicare a diverse situazioni della vita al pari di un vestito da cucirsi addosso, ma soprattutto un vademecum sul rispetto e sulla dignità dei punti di vista.

Il fanatismo è praticamente dappertutto, e nelle sue forme più silenziose e civili è presente tutto intorno a noi, e fors’anche dentro di noi. Conosco bene quei non fumatori capaci di bruciarti vivo se osi soltanto accendere una sigaretta vicino a loro! Conosco quei vegetariani capaci di mangiarti vivo per aver ordinato una bistecca! Conosco quei pacifi­sti, alcuni miei colleghi del movimento per la pace in Israele, capaci di spararmi in testa solo perché ho auspicato una strategia lievemente diversa per il processo di pace con i palestinesi. Insomma, non voglio certo dire che chiunque levi la voce contro qualunque cosa sia un fanatico. Non voglio lasciar intendere che ogni opinione convinta sia una forma di fanatismo, certo che no. Però penso che il seme del fanatismo si annidi immancabilmente nella rettitudine inflessibile, piaga di molti secoli.

Per saperne di più:

Contro il fanatismo

Titolo: Contro il fanatismo
Autore: Amos Oz
Editore: Feltrinelli
Lunghezza: 78 pagine
Prezzo: 7 euro
Trama: Come curare un fanatico? Inseguire un pugno di fanatici su per le montagne dell’Afghanistan è una cosa. Lottare contro il fanatismo è un’altra, completamente diversa. L’attuale crisi mondiale in Medio Oriente o in Israele e Palestina non discende dai valori dell’Islam. Non è da imputarsi, come dicono certi razzisti, alla mentalità araba. Ha invece a che fare con l’antica lotta fra fanatismo e pragmatismo. Fra fanatismo e pluralismo. Fra fanatismo e tolleranza. Il fanatismo nasce molto prima dell’Islam, del cristianesimo, del giudaismo. Viene prima di qualsiasi stato, governo o sistema politico. Prima di qualsiasi ideologia o credo. Disgraziatamente, il fanatismo è una componente sempre presente nella natura umana, è un gene del male.
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2 risposte a "Amos Oz: uno scrittore “Contro il fanatismo”"

    1. È proprio vero! Questo è uno di quei testi fondamentali per l’educazione letteraria e mentale di una persona. Io l’avevo letto proprio alle superiori, ma non l’avevo apprezzato bene. A distanza di anni, posso dire di averlo rivalutato e di aver riconosciuto la sua importanza.

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