CONSIGLI DI LETTURA

Una vita da agente segreto: “Siviero contro Hitler. La battaglia per l’arte”

Rodolfo Siviero
Immagine presa dal web

Oltre agli Alleati, un ruolo rilevante per il ritrovamento dei manufatti artistici trafugati dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale lo ebbero gli ufficiali italiani dell’Ufficio Recuperi delle opere d’Arte, presieduto e diretto da Rodolfo Siviero. Quest’ultimo non è stato solamente una figura simbolo del Novecento (artistico) italiano, ma anche un abile esempio dell’incontro tra interessi personali e impegno civile. Dopo essersi formato culturalmente negli ambienti artistico-letterari di Firenze, tra i suoi interessi cominciarono a spiccare la poesia e la critica d’arte; la sua vicinanza ai movimenti politici del tempo lo portarono dapprima ad aderire al PNF e poi a collaborare con una rivista del Fascismo fiorentino che dava spazio ai giovani scrittori. 

La guerra fece il resto: finita l’infatuazione mussoliniana, egli aderì rapidamente alla Resistenza, e si dedicò assiduamente al controspionaggio, focalizzando il proprio interesse nella salvaguardia delle opere d’arte, minacciate dai disastri della guerra e, peggio, dalle brame dei tedeschi. infine, la vocazione artistica e il mestiere di spia coincidevano perfettamente e si alimentavano nella determinazione di una nuova e inedita figura: l’agente segreto dell’arte.

La sua attività più importante, però, la svolse a partire dal 1934, nel momento in cui il suo amore per la storia dell’arte, interpretato da alcuni come una sorta di copertura, lo fece diventare un “agente segreto” per il SIM, il Servizio di Informazioni Militari. Siviero, in questo mestiere, seppe mettere in pratica ciò che nella sua vita non era riuscito a ottenere: non conquistando il suo successo nelle visti di scrittore e critico, ma attraverso un lavoro di grande interessamento per l’arte e per la sua salvaguardia. Con la guerra agli sgoccioli, i tedeschi istituirono il cosiddetto Kunstschutz, ossia un corpo militare che cominciò a requisire e trasportare i manufatti artistici verso la Germania con la scusa di “salvarli” dal declino. Adolf Hitler, in realtà, aspirava ad altro: il completamento di quel progetto culturale – già iniziato diversi anni prima con la requisizione delle opere “desiderate” e la distruzione di quelle “degenerate” – che vedeva nel museo di Linz l’emblema massimo della gloria dell’intero popolo germanico. Con l’aiuto delle forze alleate e di un fedele gruppo di amici di suo fiducia, iniziò così per Siviero una grande battaglia per evitare la dispersione e la perdita del patrimonio artistico italiano:

Le opere d’arte erano sotto attacco: la feroce Brigata Göring, giunta in massa, aveva ordini precisi per la rimozione di lavori di ogni tipo dalla città. Poggi e Wolf riuscirono a sventare le richiese pressanti del colonnello Baumann, dichiarando prima che erano ormai rimaste in città solo le statue, intrasportabili, e poi ribadendo che il “Patto di famiglia”, siglato dall’Elettrice Palatina, legava per sempre le collezioni a Firenze.

La sede dell’organizzazione era “simbolicamente” la casa di Rodolfo Siviero – la stessa che oggi è adibita a sede museale – mentre il nome scelto per questo straordinario progetto fu “Delegazione per il recupero delle opere d’arte”. Successivamente, «le notizie venivano scambiate al centralissimo Caffè del Porcellino per tramite del barista Cesare Toccafondi, che tra un caffè di cicoria e un vinsanto smistava le comunicazioni»Rodolfo Siviero poteva vantare su un grande numero di complici e un cospicuo giro di informazioni utili per l’individuazione dei manufatti sottratti impropriamente. Questo affiatato gruppo di appassionati arrivò a mettere al sicuro lavori di Giorgio de Chirico, Sandro Botticelli, Antonio del Pollaiolo, Filippo Lippi e Ambrogio Lorenzetti, ma presidiò e salvò dalle razzie anche luoghi eccelsi come gli Uffizi.

L’organizzazione, diretta da Rodolfo Siviero, era composta da ex ufficiali del disciolto Esercito italiano, da partigiani e ufficiali partigiani, professori universitari, intellettuali, operai, artigiani, piccoli commercianti. L’organizzazione nacque articolata su tre sezioni, però le due fondamentali furono la prima e la seconda: la prima aveva il compito di informare il Comando alleato dei piani e delle azioni delle forze armate naziste. La seconda sezione, invece aveva il compito di avvertire preventivamente le formazioni partigiane dei rastrellamenti che i nazi-fascisti avrebbero operato e di mettere in salvo i perseguitati, gli ebrei, le opere d’arte.

Sebbene il nome di Rodolfo Siviero sia connesso principalmente al ritrovamento delle opere disperse durante la Seconda guerra mondiale, a lui va anche il merito – soprattutto dopo la liberazione di Firenze – del loro ritorno “fisico” sul suolo italiano. Tra questi si annoverano il “Discobolo di Mirone” (ottenuto nel 1948 insieme ad altre trentotto opere dopo una serie di opposizioni, ricorsi giuridici e ritardi), ma soprattutto la “Annunciazione” del Beato Angelico, capolavoro conservato tutt’oggi presso il Museo della basilica di Santa Maria delle Grazie in San Giovanni Valdarno. Il recupero delle opere si attuò principalmente in cinque fasi: la prima si colloca nell’immediato dopoguerra, nel 1945, in cui avvenne la restituzione delle opere dei musei fiorentini; successivamente, nel 1947, toccò invece ai lavori trafugati soprattutto in quelli napoletani. Durante l’anno seguente si verificò il recupero delle opere sottratte dai gerarchi nazisti e trasportate illegalmente in Germania; mentre nel 1954, grazie all’accordo con la Repubblica Federale Tedesca, fu possibile il salvataggio dei lavori d’arte di provenienza incerta. Infine, negli anni Ottanta, cominciò l’assidua ricerca di quelle opere trafugate durante la Seconda guerra mondiale e di cui si erano perse le tracce.

Ai primi di ottobre del 1943, subito dopo la rese italiana, a Berlino si discute con fervore dell’idea di applicare anche al Belpaese la struttura di controllo (e di furto) del Kunstschutz provata con successo in Francia dal 1940, in una rete di infinite prevaricazioni e ruberie. Si tratta dello speciale Reparto di Protezione dell’Arte, di cui si fa portavoce l’archeologo Martin Schede, con il ministro della Cultura del Reich, Bernhard Rust. Il modello è semplice: prendere più che si può e portarlo in Germania, dichiarando che lo si vuole mettere al sicuro.

Alla luce di questi eventi, appare pressoché impossibile non pensare a Rodolfo Siviero come a un uomo rilevante e fondamentale: non son solo per storia culturale del nostro paese, ma anche per il suo spirito altruistico che ha permesso al popolo italiano di poter fruire ancora di immensi capolavori tutt’oggi visitati nelle collezioni museali. Un contributo reale e concreto senza il quale il rimpatrio dei lavori artistici sarebbe stato probabilmente molto più lungo e difficoltoso, e che è stato celebrato anche attraverso una “casa museo” e diverse mostre itineranti che hanno attraversato l’Italia.

Curiosità. Rischiereste mai la vita per un’opera d’arte? Se siete affascinati da questo argomento e volete entrare in contatto con storie che raccontano di uomini che hanno fatto della loro esistenza una vera e propria missione artistica, vi consiglio due approfondimenti visivi davvero molto interessanti:

1) The Rape of Europe, un documentario del 2006 creato e diretto da Richard Berge, Bonni Cohen e Nicole Newhnham. L’intenzione di questa produzione è soprattutto quella di dare rilevanza a quanto accaduto durante il periodo dei saccheggi nazisti e alle conseguenze che, il sequestro di certi tesori d’arte, ha provocato nei paesi convinti, prendendo in considerazione, inoltre, anche l’attività di salvaguardia e scoperta svolta dagli alleati e il loro aiuto nella restituzione di queste opere. In questo documentario, significative sono soprattutto le immagini delle cornici vuote gettate a terra o quelle degli ufficiali tedeschi con i quadri sottobraccio; attraverso delle splendide ricostruzioni di storia passata ed eventi recenti, i registi hanno cercato di sottolineare come le grazie eseguite dai nazisti per dodici lunghi anni siano state in un certo senso rivendicate dal lavoro che, restauratori ed esperti, hanno svolto per riportare alla loro bellezza originaria quei capolavori danneggiati dalla guerra.

2) Monuments Men, un film d’azione del 2014 diretto da George Clooney che racconta la storia di un gruppo di sette soldati – alcuni non più giovani e non più tanto in forma – che ha deciso di raggiungere le linee del fronte per recuperare le opere d’arte trafugate dai nazisti e restituirle ai legittimi proprietari. La pellicola (uscita in contemporanea con il ritrovamento di 1500 capolavori presso casa Gurlitt) è una libera trasposizione cinematografica del libro scritto nel 2009 da Robert M. Edsel, Monuments Men appunto. Sebbene il film sia una storia dai tratti romanzati e vanti un cast “stellare” con attori quali Matt Damon e John Goodman, rimane comunque una importante riproposizione storica di fatti realmente accaduti, senza contare il riferimento allo sconcertante “Progetto Nerone” – ossia la distruzione di ogni cosa, opere d’arte comprese – che doveva essere attuato dai tedeschi in in caso di sconfitta. Insomma: eroi alleati, ladri nazisti e la più grande “caccia al tesoro” della storia.

Per saperne di più:

Siviero contro Hitler

Titolo: Siviero contro Hitler. La battaglia per l’arte
Autore: Luca Scarlini
Editore: Skira
Lunghezza: 192 pagine
Prezzo: 16 euro
Trama: Rodolfo Siviero (1911-1983), spia ed esperto d’arte, ha contribuito alla salvezza e al recupero di molte opere rubate dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale. In un montaggio incrociato, “Siviero contro Hitler” presenta da un lato le ambizioni monumentali di esproprio dei nazisti (tra le funeree grandezze del Carinhall di Göring e il progettato Museo Hitler di Linz), dall’altro le avventure, in parte coperte dal segreto ufficiale, di questo 007 dell’Arte e il suo contributo alla salvaguardia del nostro patrimonio artistico. Il libro esce a ridosso del film The Monuments Men, scritto, diretto e interpretato da George Clooney e basato sull’omonimo romanzo di Robert M. Edsel (2009), che racconta la storia di un gruppo di storici dell’arte e curatori di musei riuniti per recuperare importanti opere d’arte rubate dai nazisti, prima che vengano distrutte.
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