VISITE CULTURALI

Warhol & Friends: un mondo fatto a Pop art

«In futuro tutti saranno famosi per 15 minuti».
Tutti tranne Andy Warhol, perché la sua fama sembra destinata ad andare ben oltre qualsiasi limite temporale, persino a bypassare quel periodo del boom economico che ha aperto ufficialmente le porte all’effimero e alla cultura di massa. A Bologna, nella sede di Palazzo Albergati e fino al 24 febbraio, i riflettori sono puntati proprio su quel mondo Pop che ha consacrato non solo Warhol ma anche chi ha “orbitato” attorno a lui e alla sua arte. Tra le circa 150 opere, spiccano i nomi di Jean-Michel Basquiat, Francesco Clemente, Keith Haring, Julian Schnabel e Jeff Koons, ma anche i riferimenti al mondo letterario, cinematografico e musicale che hanno reso indimenticabili – e mitizzato – gli eighties.

DSC_0178.JPG
Valentina Zanotto

Questa è ben più di una mostra. È una narrazione temporale che proietta il visitatore all’interno di una generazione che ha fatto dell’immagine un veicolo per esprimere la propria personalità. È un viaggio lungo le tendenze e gli stimoli che hanno abitato l’America degli anni Ottanta, tra eccessi e conquiste. È un’esperienza in cui il fare artistico va ben oltre la sua concezione classica e spazia tra installazioni elettroniche, fotografie e murales.

Oggi New York è un carnevale che non delude mai, e lo alimenta il denaro: il denaro che in questa città è una febbre come non era mai stato negli anni ’60 e ’70, quando era considerato volgare per una persona colta far sfoggio di ricchezza. Oggi non si è mai abbastanza volgari.

L’esposizione prende avvio con un salto indietro alle opere di Andy Warhol nella Factory: la zuppa Campbell del 1962, il ritratto di Marylin del 1967, la serie su Jacqueline Kennedy del 1963; in questo contesto, protagonista è il lavoro di un “personaggio” che ha colto nel suo viaggio a New York – la città che in quegli anni stava diventando la nuova capitale dell’arte – un modo per adeguarsi e allo stesso tempo stravolgere il mondo culturale a cui si stava rapportando: non solo cambiando e “americanizzando” il suo nome (in origine Andrew Warhola), ma anche portando all’attenzione del pubblico degli elementi che, fino ad allora, non erano mai entrati in un quadro.

DSC_022411.JPG
Valentina Zanotto

La vera “New York negli anni ’80” incomincia dopo il passaggio attraverso delle strisce d’alluminio riflettenti e un pannello cronologico che riassume i fatti più salienti di quegli anni. Da lì in poi, il percorso si dirama seguendo diverse correnti espressive: la street art, la new wave, la Transavanguardia Internazionale, ma anche la fotografia in cui trovano spazio, oltre alle polaroid di Warhol, gli scatti di Nan Goldin, Robert Mapplethorp, Maripol ed Edo Bertoglio. A tutto ciò si affianca anche l’innovativa arte al femminile: un coro di voci rosa – Barbara Kruger, Jenny Holzer, Cindy Sherman, solo per fare qualche nome – che lavora sui testi e sulle immagini della cultura di massa per creare un nuovo modo per guardare la realtà quotidiana.

Nessun luogo al mondo è stato caratterizzato in egual misura dall’energia e dal senso di opportunità come New York.

L’atmosfera di questa esposizione è a dir poco vibrante: l’allestimento avvolge il visitatore attraverso un vortice di immagini e suoni (ricreati anche attraverso delle vecchie televisioni a tubo catodico e dei video) che trasporta simultaneamente nel clima e nell’energia tipici della Grande Mela di quegli anni. Sensazioni che è difficile non sentire sulla propria pelle, soprattutto se a fine mostra – e grazie ad una cabina fotografica – si ha la possibilità di diventare in prima persona un quadro pop di Andy Warhol. Peccato non aver vissuto quella rivoluzione creativa sembra dire la nostra mente prima di uscire.

Per saperne di più:

pop art

Titolo: Pop Art
Autore: Raphaël Sorin
Editore: Abscondita

Lunghezza: 117 pagine
Prezzo: 13 euro
Trama: La Pop Art americana è il movimento artistico più conosciuto, più popolare del dopoguerra. Alcuni dei suoi protagonisti sono diventati leggendari – Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Tom Wesselmann, Jasper Johns, Robert Rauschenberg, James Rosenquist -, le mostre che li celebrano si susseguono, le monografie si moltiplicano. Quello che mancava era la testimonianza diretta delle loro idee e dei loro propositi, enunciati nel libro che qui viene presentato, una raccolta di interviste risalenti al periodo più vivo e importante per la Pop Art, gli anni Sessanta. Protagonista diretta di questo movimento è la realtà della civiltà di massa, contrassegnata dall’ossessiva presenza dell’apparato pubblicitario, dall’invasione dei prodotti della società dei consumi, dal martellamento dei messaggi dei mass media (fumetti, réclame, manifesti): gli artisti della Pop Art lavorano manipolando immagini e oggetti già fabbricati che ne potenziano le implicite qualità espressive.
Per acquistarlo: clicca qui

Per ulteriori informazioni, visitate il sito ufficiale della mostra. Se invece volete vedere altre fotografie scattate alla mostra Warhol&Friends potete visitare il mio profilo Instagram.

Sono affiliata ad Amazon. Oltre ad aver aggiunto dei rimandi specifici negli articoli, potete supportare il mio blog facendo i vostri acquisti libreschi proprio a partire da questo link generico. Vi ringrazio in anticipo per qualsiasi vostro aiuto.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...