CONSIGLI DI LETTURA

Rudolfs Blaumanis e il racconto de “La zattera di ghiaccio”

La zattera di ghiaccio (Sellerio Editore) conta solo 64 pagine, eppure in questa breve lunghezza è contenuta una storia tanto efficace quanto movimentata. Rudolfs Blaumanis – scrittore e drammaturgo lettone morto prematuramente a 45 anni – ambienta la tragica vicenda che scrive in un luogo che conosce alla perfezione e che lo ha visto nascere, quasi a raccontare tra le righe di un territorio che non è solo candido per la neve ma soprattutto insidioso per i suoi ghiacci perenni. Quello che leggiamo, come ci tiene a specificare la prefazione, è anche uno straordinario lavoro di “ribaltamento” delle circostanze: il resoconto di un naufragio partito non dal mare, bensì dalla terra. Al centro della trama c’è un gruppo di pescatori bloccato sull’orlo di una costa che affaccia sul mare di Bering, dove un lastrone di ghiaccio si è staccato ed è diretto alla deriva. Tutti quanti vivono un dramma che li lascia inermi e soli di fronte al gelo (soprattutto della notte), alla fame e alla sete, ma questa è anche una storia che descrive quanto possa essere fatale e amaro delle volte il destino quando si accanisce e si mette in combutta con la natura.

Ancora soffiava il vento da sud-ovest, e ancor più l’enorme lastra di ghiaccio, galleggiando, si spingeva in alto mare. Sul lastrone si trovavano quattordici pescatori e due cavalli. Intenti com’erano a scavare fori nel ghiaccio per calare le reti in acqua, nessuno di loro s’era accorto che il ghiaccio aveva cominciato a staccarsi. Si erano resi conto della disgrazia solo quando ormai non c’erano più possibilità di salvezza: un cavallo era scappato verso la riva, e Kārlēns, un ragazzetto di sedici anni, rincorrendolo con l’altro cavallo, l’aveva raggiunti proprio in un punto da cui si poteva vedere che il ghiaccio si era staccato.

Nonostante il racconto faccia parte della collana Il mare, quest’ultimo è quasi messo da parte per privilegiare altri elementi. La trama può essere paragonata a una sorta di cambiamento delle condizioni di stato: dal liquido si passa al solido, e di conseguenza il mare lascia il posto al ghiaccio. Insieme ai pescatori, il tempo che passa è spettatore inesorabile della tragedia che si sta compiendo, mentre la paura che abita i loro corpi è resa dall’autore con un calzante climax atto a rendere ancora più grave la loro situazione di “naufraghi”.

Il pallore dello spavento iniziale era svanito dai volti dei pescatori. Su tutti era dipinto in varie espressioni un intimo sgomento. I loro volti apparivano più lunghi, le ciglia strette e arrossate, e negli occhi di ciascuno tremolava e lampeggiava una fiammella che tradiva una muta disperazione. Tutti sapevano che, ad ogni istante che passava, si stavano allontanando sempre di più non solo dalla riva del mare, ma anche dalla vita.

Quella fredda zattera di ghiaccio è sia mamma che carnefice: da una parte li accoglie e li tiene attaccati a sé come con un “cordone ombelicale”, mentre dall’altra li ripudia nell’indifferenza più totale («Tutti fissavano sull’oscurità fitta, che come piombo pesava sulle spalle di tutti»). Quando comincia a frantumarsi, si frantumano un po’ anche le loro illusioni di sopravvivenza, e questo sconforto li porta verso una spietata e disumana selezione. 

La stessa vista disperata del giorno prima: onde scure con bianche creste di schiuma e più in alto nuvole grigie. La zattera di ghiaccio era diventata più piccola e più rotonda, dalla parte dove soffiava il vento ballonzolavano verdastre zolle di ghiaccio. I volti dei pescatori sembravano molto più vecchi del giorno precedente, e negli occhi di tutti si poteva leggere il terrore di spettri che chiedono sacrifici umani. 

La speranza si fa largo tra la rassegnazione generale solo quando una piccola barca arriva in soccorso dei pescatori, ma il problema è che non tutti – solo sette tra i dieci – potranno salire a bordo. Il naufragio che descrive Blaumanis è solo la punta dell’iceberg di tutta la storia, perché ciò che si nasconde al di sotto dell’evidenza è un repertorio di personalità che vivono quella disgrazia ognuna alla propria maniera. Anche se il clima è tendenzialmente pessimistico, il finale si libera di certo dall’idea di dare un taglio netto alla vicenda (la quale sembra finire piuttosto come il lettore vuole liberamente interpretarla). I personaggi si mischiano continuamente alle loro povere esistenze: non solo sembrano essere degli autori in mano all’autore-regista che li guida su quel palcoscenico che è la zattera di ghiaccio, ma tutti sono dipinti con così estremo realismo da rappresentare una “normalità” quasi spiazzante. 

il mare di ghiaccio
Immagine presa dal web

Se questo romanzo fosse un dipinto, sarebbe sicuramente Il naufragio della Speranza di Caspar Friedrich. Come già era accaduto con il romanzo di Blaumanis, dove la spiegazione della tragedia aveva lasciato spazio piuttosto alla “fisionomia” dei protagonisti, in questo caso il cuore del dipinto è l’ammasso di ghiaccio che seppellisce ogni elemento – persino la nave che non è visibile al primo colpo d’occhio. Sebbene nel quadro venga “raccontato” un fatto di cronaca, la storia è un riferimento che passa in secondo piano. Al suo posto prende il sopravvento la natura: la sua forza incontenibile domina nettamente sulla presenza umana, e visivamente è resa attraverso porzioni geometriche definite che tagliano l’opera come se tutte quelle parti fossero delle “zattere di ghiaccio” potenzialmente pericolose. Friedrich sembra lasciare allo spettatore due diversi registri di interpretazione: da una parte c’è il fallimento della spedizione polare della nave Speranza, mentre dall’altra c’è – ancora, se si pensa a La zattera di ghiaccio – la perdita della speranza (con la s minuscola) intesa come vero e proprio stato d’animo. Quella nube che squarcia il cielo al centro del dipinto non è solamente un proiettore puntato sulla scena della tragedia, ma soprattutto un monito che ha echi molto lontani:

“O frati”, dissi “che per cento milia
perigli siete giunti a l’occidente,
a questa tanto picciola vigilia
d’i nostri sensi ch’è del rimanente,
non vogliate negar l’esperienza,
di retro al sol,del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza”.
(Inferno, Canto XXVI)

Per saperne di più: 

La zattera di ghiaccio

Titolo: La zattera di ghiaccio
Autore: Rudolfs Blaumanis
Editore: Sellerio
Lunghezza: 64 pagine
Prezzo: 6,20 euro
Trama: Un gruppo di pescatori è a pesca sull’orlo ghiacciato d’una costa sul mare di Bering. Uno di loro, più distante perché cerca un cavallo che si è smarrito, scoprirà in quel bianco uniforme un segnale diverso: la terra su cui si trovano non è più tale, ma staccatasi dal resto, si è fatta zattera tra i ghiacci. Un’avventurosa novella di mare.
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