Alla ricerca del piatto perduto: Involtini leggeri con salmone, zucchine e robiola

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Valentina Zanotto

Ingredienti (per 2 persone):
2 zucchine
200 g di salmone affumicato a fette
50 g di robiola (o un altro formaggio spalmabile)
Ciuffi di erba cipollina
Succo di limone
Pepe rosa in grani e sale q.b.
Olio e.v.o 

Preparazione:
Affettare finemente le zucchine nella sua lunghezza (meglio se con una affettatrice o uno strumento apposito) e disporre le strisce ottenute all’interno di una pirofila in cui, precedentemente, sono stati aggiunti un cucchiaio d’olio e.v.o, del sale e il succo di limone. Lasciarle marinare per circa 10 minuti spennellandole di tanto in tanto.

In una ciotola mettere la robiola, un filo di olio e del pepe rosa spezzettato, quindi mescolare energicamente con un cucchiaio per amalgamare e rendere “cremoso” il tutto.

Scaldare una griglia e cuocere le zucchine. Poi trasferirle in un piatto per lasciarle intiepidire.

A questo punto si può comporre il piatto: prendere le zucchine, spalmare su un lato la crema di robiola, aggiungere una fetta di salmone affumicato (nel caso sia troppo grande si può piegare su se stessa o tagliarla a metà) e arrotolare il tutto. Per tenere chiusi gli involtini si possono usare dei ciuffi di erba cipollina.

Grado di difficoltà:
Una forchetta su tre (bassa)

Se fosse un libro:

Mi pareva di avere riaperto una stanza, un armadio dimenticati, e d’averci trovata dentro la vita di un altro, una vita futile, piena di rischi. Era questo che avevo scordato. Non tanto Cate, non i poveri piaceri di un tempo. Ma il giovane che viveva quei giorni, il giovane temerario che sfuggiva alle cose credendo che dovessero ancora accadere, ch’era già uomo e si guardava sempre intorno se la vita giungesse davvero, questo giovane mi sbalordiva. Che cosa c’era di comune tra me e lui? Che cosa avevo fatto per lui? Quelle sere banali e focose, quei rischi casuali, quelle speranze familiari come un letto o una finestra – tutto pareva il ricorso di un paese lontano, di una vita agitata, che ci si chiede ripensandoci come abbiamo potuto gustarla e tradirla così.

Una ricetta leggera e piuttosto veloce da realizzare a cui ho deciso di abbinare un libro quasi all’opposto: La casa in collina di Cesare Pavese. Nonostante la loro estrema diversità, il piatto e il romanzo sembrano però richiamarsi sotto certi aspetti. Da una parte abbiamo un ritorno all’estate, una voglia di allontanarsi per un attimo dalla freddura autunnale, mentre dall’altra la malinconia tipica di un autore che di certi sentimenti ne ha fatto la sua cifra stilistica. Corrado, il protagonista de La casa in collina, non condivide gli ideali del Nazifascismo, ma allo stesso tempo si sente “inadeguato” anche nel ruolo di partigiano. Si ritira in “campagna”, in una casa che diventa rifugio, eppure c’è sempre qualcosa che non va: la guerra lontana e simultaneamente vicina, la morte, il sacrificio, e tutti questi elementi si impongono nella narrazione come se fossero delle bombe scagliate direttamente nella mente del protagonista (e quindi anche nella nostra). Il lavoro di Pavese, in un certo senso, è quello di trasformare la complessità in qualcosa di semplice – ma non frivolo -, e lo stesso ho cercato di fare anche io con questo piatto. Per quei giorni in cui ci si vuole sentire “fuori da tutto”, un po’ come Corrado.

La casa in collina

Titolo: La casa in collina
Autore: Cesare Pavese
Editore: Einaudi
Lunghezza: 180 pagine
Prezzo: 11 euro
Trama: La storia di una solitudine individuale di fronte all’impegno civile e storico; la contraddizione da risolvere tra vita in campagna e vita in città, nel caos della guerra; il superamento dell’egoismo attraverso la scoperta che ogni caduto somiglia a chi resta e gliene chiede ragione. “Ora che ho visto cos’è la guerra civile, so che tutti, se un giorno finisse, dovrebbero chiedersi: “E dei caduti che facciamo? Perché sono morti?” Io non saprei cosa rispondere. Non adesso almeno. Né mi pare che gli altri lo sappiano. Forse lo sanno unicamente i morti, e soltanto per loro la guerra è finita davvero”. La grande intuizione delle ultime pagine de “La casa in collina” sarà ripresa e portata alle estreme conseguenze artistiche e morali nell’altro grande libro di Cesare Pavese, “La luna e i falò”.
Per acquistarlo: clicca qui (al prezzo di 9,35 euro)

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