Pomodori “imbottiti”

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Valentina Zanotto

Ingredienti (per 2 persone):
200 g di cous cous (anche precotto)

Acqua (o brodo vegetale, se lo avete)
6 pomodori
Sale e pepe q.b.
Olio e.v.o.
Qualche foglia di basilico

Preparazione:
Per prima cosa occuparsi della pulizia pomodori: tagliarli a un centimetro dal picciolo e poi svuotarli aiutandosi con un cucchiaio. Non buttare la polpa, ma metterla in una padella insieme a un filo d’olio e a qualche foglia di basilico perché sarà il sugo del cous cous (aggiustare di sale e pepe a piacimento). 

Per fare il cous cous basterà metterlo in un recipiente, mescolarlo con dell’olio e poi coprirlo con dell’acqua salata portata a bollore (o del brodo). Per evitare che il calore si disperda e che il cous cous non si gonfi bene, vi consiglio di coprirlo con un coperchio o avvolgerlo con della carta d’alluminio. Dovrà rimanere così, senza essere toccato, per 5-7 minuti, poi si potrà sgranare con una forchetta o con le mani. Una volta pronto, aggiungere il sugo ricavato dalla polpa dei pomodori e mescolare bene.

Riempire i pomodori con il cous cous (non dimenticare di “chiuderli” con la parte superiore) e adagiarli su una teglia foderata di carta forno, quindi cuocerli a 180° per una decina di minuti; saranno pronti quando la pelle comincerà a raggrinzire e ad ammorbidirsi. Servire caldi o anche tiepidi.

Grado di difficoltà:
Una forchetta su tre (bassa)

Se fosse un libro: 

Ted Barnes tornò a casa scuro in volto e tremante. Gettò il cappotto e il giornale sulla poltrona. «Un altro sciame», bofonchiò. «Un intero sciame! Era proprio sopra il tetto di Johnson. Stavano cercando di farlo scendere con una specie di lungo palo». Lena prese il cappotto e lo ripose nello spogliatoio. «Sono proprio con- tenta che tu sia venuto subito a casa». «Mi prende la tremarella quando ne vedo uno». Ted si lasciò cadere sul divano, frugandosi nelle tasche in cerca di una sigaretta. «Lo giuro su Dio, proprio non lo sopporto». Si accese la sigaretta, soffiando tutto intorno fumo grigio. Le sue mani cominciavano a calmarsi. Si asciugò il sudore dal labbro superiore e strinse il nodo della cravatta. «Cosa c’è per cena?» «Prosciutto». Lena si chinò su di lui per baciarlo. «Come mai? È qualche ricorrenza?» «No». Lena si diresse verso la porta della cucina. «È quel prosciutto olandese in scatola che ci ha regalato tua madre. Ho pensato che era ora di aprirla». Ted la guardò sparire in cucina, snella e attraente nel suo grembiule chiaro di cotone stampato. Sospirò e si abbandonò contro lo schienale, tentando di rilassarsi. Il soggiorno tranquillo, Lena in cucina, il televisore acceso in un angolo, tutto ciò lo faceva sentire un po’ meglio. Si tolse le scarpe e le spinse via con un calcio. L’intero incidente era du- rato solo pochi minuti, ma a lui erano sembrati molto di più. Un’eternità… impalato sul marciapiede a guardare in alto verso il tetto di Johnson. La folla di persone vocianti, quel lungo palo. E… e quello, arroccato in cima al tetto, l’informe massa grigia che schivava l’estremità del palo, che strisciava di qua e di là per non farsi scacciare.
(I marziani arrivano a frotte)

Data l’imbottitura dei pomodori non potevo che scegliere un libro altrettanto “pieno” e straripante di situazioni e di personaggi: Tutti i racconti – 1954 di P. K. Dick; questo libro è letteralmente un miscuglio eterogeneo di tutti quei temi che poi prenderanno vita nei capolavori più famosi dell’autore (come La svastica sul sole, Ubik, Ma gli androidi sognano pecore elettriche?). Tutti i testi contenuti in questa raccolta non mancano affatto di stupire per la loro stravaganza, e sicuramente non si discostano neanche molto dal mondo fantascientifico che si prefiggono di descrivere. La storia di P. K. Dick è singolare tanto quanto i suoi racconti. Autore molto spesso definito “allucinato” (soprattutto letteralmente vista la sua pesante dipendenza dalle droghe), nella sua professione è stato artefice sia di scritti geniali che di lavori pessimi, tutti quanti comunque venduti “per fama” e per sbarcare il lunario (ma anche per mantenere le mogli a cui doveva gli alimenti). I racconti di Dick rientrano sicuramente in quella parte di letteratura che è un must da leggere, anche solamente per farsi un’idea di quanto possa essere vasta e sconfinata la fantasia (a volte fin troppo reale) di una persona.

Tutti i racconti 1954

Titolo: Tutti i racconti 1954
Autore: Philip K. Dick
Editore: Fanucci
Lunghezza: 640 pagine
Prezzo: 14,36 euro
Trama: I racconti di Dick raccolti in questo volume furono pubblicati per la prima volta nel 1954, in un periodo in cui lo scrittore californiano stava affinando la sua ispirazione narrativa, in attesa di cimentarsi con i primi romanzi. L’autore esplora molteplici generi narrativi – il fantastico, la fantascienza, il gotico – come fosse un astronauta irrequieto della letteratura popolare, che si muove da un pianeta all’altro. Accanto all’esplorazione del fantastico, grazie alla quale l’autore amplia i confini del genere della fantascienza con un ricco ventaglio di scenari futuristici, si afferma l’esigenza di rimanere ancorato alla realtà contemporanea, raffigurata in molti racconti attraverso vicende quotidiane che vengono sconvolte da eventi sconcertanti e inimmaginabili, che irrompono nella vita di ogni giorno.
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