“La manutenzione dei sensi”: quando la montagna diventa cura e casa per i sentimenti

La passione per le montagne m’era venuta da ragazzo guardando una piccola foto in bianco e nero con i bordi seghettati, dove c’era mio padre.

Che Franco Faggiani, prima di essere scrittore e giornalista, sia anche un grande appassionato di montagna e fotografia lo si capisce dal suo romanzo La manutenzione dei sensi, pubblicato nel 2018 per Fazi Editore. Se da una parte, infatti, la storia ci proietta tra i monti piemontesi – intorno a Cesana Torinese – attraverso un percorso fatto di sentieri, radure e lunghe camminate, dall’altra, piuttosto, ci regala dei particolari che sembrano quasi dei fermo-immagine scattati sulle vite dei due protagonisti principali, Leonardo e Martino. Ma procediamo con ordine. In mezzo a tutto questo c’è un cambio di vita, non solo la voglia di staccare la spina, ma proprio la volontà di fare tabula rasa e ricominciare da zero, altrove.

Avevo deciso di comprare quel che rimaneva di quella vecchia baita dopo una notte insonne, passata a rimuginare idee e a ridare un contorno a ricordi quasi sbiaditi che salivano a casaccio dal fondo di quella macchina del tempo che viaggia solo a ritroso qual è la memoria; a considerare che la nostra vita, la mia e quella di Martino, non era più compatibile con Milano. Invece di scorrere fluida, si avvitava con spirali sempre più soffocanti e minacciose, preludio di tempeste.

Leonardo Guerrieri è uno scrittore affermato, un marito e anche un padre. La vita, però, decide di metterlo a dura prova quando sua moglie Chiara muore improvvisamente nel sonno a causa di un ictus, lontano da casa; il fatto che non sia riuscito ad abbracciarla un’ultima volta è un peso che Leonardo esterna nel suo essere un po’ freddo e distaccato. L’uomo ha bisogno di essere “salvato”, ne è consapevole lui stesso, ma anche Nina, la figlia che per grinta e indipendenza ricorda tanto la madre. Sarà proprio lei ad andare in orfanotrofio (lo stesso in cui prestava volontariato sua mamma) e a ritornare a casa con Martino Rochard, un ragazzino di otto anni da tenere in affido momentaneo. La sensazione è che Nina abbia già capito tutto, consapevole di quanto i due possano dare e imparare l’uno dall’altro, soprattutto perché lei, come medico osteopata, è quasi sempre in viaggio all’estero.

A parte la difficile convivenza delle prime settimane, qualche scaramuccia intensa ma di breve durata su faccende quotidiane come il disordine sovrano, il rifiuto della doccia, la TV lasciata sempre accesa e cose simili, e un conseguente distacco comportamentale («io faccio così, tu fai come ti pare»), fino al termine delle scuole elementari tutto era andato avanti senza scosse particolari. A dire la verità anche senza emozioni significative, di quelle che lasciano per qualche istante con il fiato sospeso per la sorpresa o che regalano evidenti segni positivi di cui tener conto. Sembravamo due vecchie zitelle che convivono la casa per farsi compagnia, che magari si sopportano con qualche sommesso mugugno e con quella latente ma terribile paura di rimanere sole. Il quieto vivere.

L’inizio non è affatto semplice: Leonardo è diffidente, ancora piuttosto provato dalla perdita della moglie, mentre Martino è introverso, taciturno, preferisce il distacco al contatto fisico, ma dentro di sé sembra avere un mondo inesplorato da scoprire pian piano. Insieme decidono di abbandonare il grigiore e il trambusto di Milano per la montagna e una baita interamente ristrutturata, un luogo che presto si trasformerà in casa e rifugio. Lì impereranno ad ascoltare la natura, a svolgere i mestieri manuali, a riconoscere gli animali, ad apprezzare la solitudine, ma anche a stare insieme e a trovare nella “convivenza” un sinonimo di famiglia.

L’isolamento a noi piaceva. molto. Lo consideravamo protettivo, rassicurante. Martino aveva trovato quella parte di mondo più consona alla sua indole, e io avevo soddisfatto un desiderio rimasto troppo a lungo in sospeso. Facevamo entrambi quel che ci piaceva fare, eravamo come ci piaceva essere. Vivevamo defilati, comunque liberi e con quanto ci serviva davvero. questo ci teneva a distanza da numerosi problemi. Molte cose, che in città sembravano indispensabili, qui, immersi nei boschi, spesso si erano rivelate superflue, ingombranti o, peggio ancora, inutili. Non avevamo mai molta gente intorno, ma non ci sentivamo per niente soli.

Questa non è solo la storia di Leonardo e Martino e del loro vivere insieme, ma anche della loro capacità di affrontare una perdita e una malattia. Sì, perché Martino ha quella che viene chiamata “sindrome di Asperger”, una condizione che nel romanzo viene descritta più come una ricchezza piuttosto che come un limite: basti pensare al modo in cui viene percepita dal ragazzo – quasi fosse una notizia buffa -, ma soprattutto a come essa sia accostata a grandi nomi della storia e della cultura. Questa passerella di personalità geniali ha un solo scopo: la sindrome non è una malattia debilitante (come tanti potrebbero credere), un’etichetta da appiccicare addosso a Martino, ma un incentivo al meglio e allo sfogo della sua creatività. 

Darwin, Newton, Hitchcock, Bertrand Russel, Bobby Fischer, Mozart, Spielberg, Temple Grandin, Vernon Smith, Satoshi Tajiri, Alan Turing […]
Mi aveva guardato con una certa compassione, poi aveva ripreso: «Storie affascinanti, esaltanti. Vede, tutti questi personaggi, ma potrei dargliene un nuovo e assai lungo elenco, sono o sono stati indubbiamente dei geni. Con una cosa in comune: la sindrome di Asperger.»

La vita va avanti anche se il passato l’ha fortemente segnata: ha tutta l’aria di essere una frase fatta, eppure è l’ineluttabile verità di questa storia. Leonardo e Martino hanno bisogno della stessa vicinanza da cui sembrano fuggire, della stessa rassicurazione che le perdite hanno tolto loro, si somigliano nel loro essere diversi e allo stesso tempo si differenziano dalle persone che li circondano. Leggere la “Manutenzione dei sensi” non solo vi trasporterà in una storia bella – nel vero e proprio senso del termine – e sorprendente, ma vi farà comprendere anche l’intenzione del titolo: l’importanza di “aggiustarsi” e la capacità di mantenere questo stato d’essere per il bene di se stessi e delle persone che si ama, senza avere paura dei cambiamenti. Se state pensando a qualcosa di triste, abbandonate all’istante questo pensiero. Uno dei motivi per cui ho amato questo romanzo è stato il modo in cui è stato scritto, la maestria con cui l’autore ha unito la serietà al riso, come se la trama fosse composta dai tornanti e dai saliscendi tipici di quella montagna che è anche raffigurata in copertina. Franco Faggiani è come se portasse con sé il lettore in una camminata fino alla cima: ci saranno momenti toccanti e difficili, ma anche momenti più leggeri e spensierati; la fine del romanzo rappresenta quella vetta che regala consapevolezza e un panorama da togliere il fiato, insieme a una nuova dimensione nel mondo proprio come è successo ai due protagonisti. Non bisogna avere paura di cambiare e migliorarsi, perché Leonardo e Martino non l’hanno avuta. 

Ero rimasto lì ancora un po’, a osservare il profilo ormai netto delle montagne che giravano tutt’intorno, la frastagliata linea di confine del nostro mondo. Quello che distillava nostalgia allo stato puro ogni volta che ce ne allontanavamo. A molti quel profilo dava l’idea di una barriera opprimente, perfino ostile. Per noi costituiva un susseguirsi di protezioni. Sapevamo bene che bastava salirle per vedere orizzonti sconfinati e inventare nuovi cammini. Un privilegio da condividere con chi si ama, o con chi, in sintonia, fa almeno un po’ di strada insieme a noi. Avrei voluto avere con me Chiara. fisicamente. Però, se così fosse stato, non ci sarebbe stato Martino. Perché, come diceva Augusto, è così che vanno le cose.

Parole chiave:

  • Montagna: è lo sfondo principale di tutta la storia, il simbolo della rinascita e della riscoperta di sé stessi. La montagna è le camminate, i sentieri da percorrere, il camino acceso e il tempo che cambia, gli animali che lasciano impronte e diventano un gioco tra “padre e figlio”: non solo un luogo, ma soprattutto una passione. Leonardo sceglie di abbandonare il caos della grande città non per promuovere la sua asocialità, ma per ritrovare quella parte che, dopo la perdita della moglie, era venuta meno. Questo trasferimento, però, ha anche un altro proposito: il recupero dei gesti più intimi e semplici, come gli abbracci.
  • Sindrome di Asperger: la condizione – non malattia – di cui “soffre” Martino, ma che il ragazzo (e le persone che ha intorno) trasformano in qualcosa di unico che va ben oltre le difficoltà.
  • Solitudine: Leonardo e Martino amano stare e vivere da soli, nel loro mondo fatto di cose semplici e non superflue. Questo non rappresenta un ostacolo, ma un vero e proprio stile di vita: sono selettivi, scelgono da chi farsi circondare, e non a caso sono tutte persone autentiche.
  • Padre e figlio: questa è anche la storia di come la famiglia non debba essere vista solo in maniera tradizionale, attraverso il legame di sangue, ma anche con gli occhi rivolti al mondo delle adozioni («La famiglia è quell’insieme di persone con cui uno vive una parte del tempo migliore della propria vita.»). Tra Leonardo e Martino c’è un rapporto profondo, un sentimento che sembra non avere un nome, ma che i due riescono a far comunicare attraverso i gesti, le parole centellinate (mai di troppo) e i silenzi. 
  • Destino: la vita toglie, come è successo con Chiara, ma riesce anche a donare, con Martino. All’inizio, per Leonardo, è stato piuttosto difficile rendersene conto, la tragedia lo aveva portato a vedere un mondo completamente al buio. Poi, però, Martino è arrivato a fare luce.

Voto: 5 segnalibri su 5

La manutenzione dei sensi - F. Faggiani.jpg

Titolo: La manutenzione dei sensi
Autore: Franco Faggiani
Editore: Fazi
Lunghezza: 250 pagine
Prezzo: 16 euro
Trama: A un incrocio tra casualità e destino si incontrano Leonardo Guerrieri, vedovo cinquantenne, un passato brillante e un futuro alla deriva, e Martino Rochard, un ragazzino taciturno che affronta in solitudine le proprie instabilità. Leonardo e Martino hanno origini ed età diverse, ma lo stesso carattere appartato. Il ragazzo, in affido temporaneo, non chiede, non pretende, non racconta; se ne sta per i fatti suoi e non disturba mai. Alle medie, però, a Martino, ormai adolescente, viene diagnosticata la sindrome di Asperger. Per allontanarsi dalle sabbie mobili dell’apatia che sta per risucchiare entrambi, Guerrieri decide di lasciare Milano e traslocare in una grande casa, lontana e isolata, in mezzo ai boschi e ai prati d’alta quota, nelle Alpi piemontesi. Sarà proprio nel silenzio della montagna, osservando le nuvole in cielo e portando al pascolo gli animali, che il ragazzo troverà se stesso e il padre una nuova serenità. A contatto con le cose semplici e le persone genuine, anche grazie all’amicizia con il burbero Augusto, un anziano montanaro di antica saggezza, padre e figlio si riscopriranno più vivi, coltivando con forza le rispettive passioni e inclinazioni. Una storia positiva è al centro di questo romanzo che trabocca di umanità e sensibilità autentiche e che contiene una riflessione sul labile confine che divide la normalità dalla diversità. Un romanzo sul cambiamento, la paternità, la giovinezza, in cui padre e figlio ritroveranno la loro dimensione più vera proprio a contatto con la natura, riappropriandosi di valori irrinunciabili come la semplicità e la bellezza.
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