“Mattatoio n. 5”: così va la vita

Mattatoio n. 5 di Kurt Vonnegut non è solamente un romanzo pungente in grado di unire la leggerezza dell’ironia con la serietà di certi temi, ma è anche (e soprattutto) la storia di un trauma, sia personale che storico, perfettamente trasposto su carta. Il fatto che sia stato scritto nel 1969 non fa altro che incentivare questa affermazione: non solo è l’anno del progresso che in quell’anno ha visto l’apice nello sbarco lunare e nelle prime manifestazioni del boom economico, ma rappresenta anche il periodo della cruenta guerra in Vietnam (citata in parallelo al bombardamento di Dresda) e, per di più, degli assassini di Martin Luther King e Robert Kennedy, dei riferimenti tutti quanti stratificati in una trama che dire fantascientifica e (quasi) schizofrenica è poco.

«Due sere fa hanno sparato a Robert Kennedy, la cui residenza estiva si trova a dodici chilometri dalla casa dove io vivo tutto l’anno. E’ morto ieri notte. Così va la vita. Un mese fa hanno sparato a Martin Luther King. E’ morto anche lui. Così va la vita. E ogni giorno il governo del mio paese mi comunica il numero dei cadaveri prodotti dalla scienza militare nel Vietnam. Così va la vita. Mio padre è morto già da molti anni, di morte naturale. Così va la vita. Era un uomo dolce. Era anche fanatico di armi. Mi ha lasciato le sue armi. Si stanno arrugginendo.»

I disegni che costellano qua e là il libro, i salti temporali, gli spazi tra un paragrafo e l’altro: qui la storiografia tradizionale abbandona la sua linearità e si lascia andare a una stratificazione che “a balzi” fa emergere patologie e traumi. In questo contesto, il protagonista Billy Pilgrim non è altro il “pellegrino” che affronta questo viaggio nella storia dell’umanità e, soprattutto, nella sua realtà da sopravvissuto che, però, non lo salva da una mente che viaggia più forte di lui e che continuamente lo ributta in quei buchi neri della memoria che pensava di aver lasciato all’oblio. 

«“Ogni tanto ti guardo,” disse Valencia, “e ho la strana impressione che tu abbia un sacco di segreti.”
“Non è vero” disse Billy. Era una bugia, naturalmente.
Non aveva parlato a nessuno di tutti i viaggi nel tempo che aveva fatto, di Tralfamadore e così via.
“Devi avere dei segreti sulla guerra. O magari non dei segreti, ma delle cose di cui non vuoi parlare.”»

Ecco che, allora, la fantascienza entra in gioco per poter giustificare tutti questi salti nel tempo che fanno sì che Billy Pilgrim possa approdare su Tralfamadore, rapito dagli alieni proprio il giorno del matrimonio della figlia, e costretto così, quasi come una sorta di prigionia mentale, a vivere senza ordine e senza cognizione, passato, presente e futuro. Ma Vonnegut, in fondo e tra le righe, chiede: quale è il paese altro? Se da una parte, infatti, il protagonista viene visto come un animale allo zoo o un freak da osservare quasi in maniera stupita dai “tralfamadoriani”, dall’altra parte la stessa cosa succede agli umani che, nel 1969, sono tutti attaccati alla televisione per osservare lo sbarco sulla Luna, insomma un luogo non familiare. In realtà, dietro questa ironia c’è molto altro, ovvero il tipico stress post-traumatico del veterano e il crollo psico-fisico della mente (più che del corpo) di fronte alla tragedia della guerra. Una patologia che, però, Vonnegut riesce a mascherare con una buona dose di ironia.

«Lo ricoverarono in una piccola clinica privata. Da Boston venne un celebre chirurgo del cervello che gli fece un’operazione di tre ore. Billy, dopo l’operazione, restò in stato d’incoscienza per due giorni e sognò milioni di cose, alcune delle quali erano vere. Le cose vere erano i viaggi nel tempo.»

Mattatoio n. 5 è la storia di una guerra, anche personale, che comunque, però, passa attraverso un filtro agli occhi dei lettori (come le stesse lenti che maneggia Billy Pilgrim): nel testo, infatti, non compaiono direttamente i corpi straziati dei soldati, ma se ne riesce comunque a percepire la perdita, come pure accade nelle descrizioni dei viaggi in treno che rimandano inevitabilmente alle immagini della deportazione. Il paesaggio lunare ricorda la “miniera di corpi” abbattuti e accumulati dalla guerra, ma anche le città rase al suolo e bombardate che appaiono come dei luoghi alieni completamente da ricolonizzare. Ma “così va la vita”, direbbe Billy Pilgrim. E la vita è una guerra continua che non troverà mai fine e da cui se ne genererà sempre un’altra, come una specie di cimelio da passare di generazione in generazione: se il protagonista, infatti, si è ritrovato a provare e a ricordare, con suo rammarico mentale, la Seconda guerra mondiale, il figlio, invece, da “Berretto verde”, rivive quella cruenta del Vietnam che nessuno ha voluto, a maggior ragione l’opinione pubblica che rispecchia anche un po’ il protagonista “viaggiatore” nel suo percorso traumatico di consapevolezza. 

«Che il bombardamento di Dresda sia stato una grande tragedia nessuno può negarlo. Che fosse realmente una necessità militare pochi, dopo avere letto questo libro, lo crederanno. E’ stata una di quelle cose terribili che a volte accadono in tempo di guerra, causate da una sfortunata combinazione di circostanze. Coloro che l’approvarono non erano né malvagi, né crudeli, ma può darsi benissimo che fossero troppo lontani dall’amara realtà della guerra per comprendere pienamente il terrificante potere distruttivo dei bombardamenti aerei nella primavera del 1945.»

Senza dubbio, quello che più colpisce di questo testo, è sicuramente il modo quasi disincantato in cui Vonnegut racconta quello che è lo specchio della vita umana, anche nelle sue deformità. Billy Pilgrim, infatti, per certi versi, non appare come un corpo, piuttosto come un fantasma che ha lasciato la sua anima a Dresda, tra i bombardamenti, o meglio, tra le macerie di una guerra che lo ha segnato a tal punto da far riemergere quei traumi che aveva segretamente nascosto dentro di lui, come in un pozzo buio che ha un inevitabile e doloroso fondo. La sua scrittura è ironica, vera, graffiante, a tratti quasi confusionaria, ma bisogna pur sempre ricordare che Mattatoio n. 5 è anche il viaggio fantascientifico di una mente “malata” e disordinata, non solo dal punto di vista delle temporalità, ma anche sotto l’aspetto della scrittura (e i disegni presenti come spiegazione un po’ lo fanno intuire). Dresda, in un certo senso, è una copertura, un espediente per cogliere un tema dal suo punto di vista universale: quest’ultima, in realtà, è il Vietnam e il Vietnam, a sua volta, è ogni guerra. Lo stesso per quanto riguarda “l’ogni uomo” Billy Pilgrim. Alla fine, il “così va la vita” che il protagonista ripete continuamente in un mantra di rassegnazione per qualcosa di più grande di lui e che può stare solo a guardare passivamente, è anche un modo per offrire al lettore la volontà di discostarsi. Ecco perché se volete un testo che vi porti a riflettere su certe tematiche con un altro sguardo, vi consiglio Mattatoio n. 5 e la maniera di raccontare di Vonnegut, decisamente sopra le righe, come una sorta di scrittura “tralfamadoriana”.

Parole chiave:

  • Trauma: il tema centrale e diretto è senz’altro la guerra, ma non bisogna scordare che anche il trauma ricopre uno spazio importante nella storia. Senza troppi giri di parole, è l’intera vita di Billy Pilgrim a essere traumatica, basti pensare agli episodi che descrivono il padre che lo getta nell’acqua per fargli imparare a nuotare, lo sguardo nell’abisso al Grand Canyon oppure, ancora più grande, il momento che riguarda la morte della moglie. Tutte cose decisamente segnanti per Billy Pilgrim e che, in un certo senso, lo fanno rifugiare su Tralfamadore.
  • “Crociata dei bambini”: sottotitolo dell’opera che fa riferimento al Medioevo e ai fatti successi nel 1212-13, quando molti ragazzi persero la vita in mare o vennero venduti come schiavi (leggi qui), ma che si potrebbe accostare, in una maniera molto più moderna, ai bambini che perdono la loro innocenza combattendo per una guerra che non hanno chiesto. In questo romanzo, come già affermato, quest’ultima ha un ruolo rilevante, non solo perché rivive in quella di Dresda o del Vietnam, ma anche perché è presa in considerazione sotto altri punti di vista (come accade, ad esempio, nei riferimenti ai bombardamenti di Hiroshima, a Troia con “Ilium” e il luogo di nascita di Billy Pilgrim oppure alla distruzione di Sodoma e Gomorra). 
  • Occhio: inteso come lo sguardo che Vonnegut riesce a dare a tutto il romanzo, perfino nel rimando al lavoro da optometrista di Billy Pilgrim. Come lo stesso protagonista di Mattatoio n. 5 crea delle lenti correttive per coloro che non riescono bene a mettere a fuoco, così anche l’autore crea una trama in cui la storia è continuamente rimescolata  e vista sotto diverse prospettive.
  • Harward Rumfoord: il professore di Storia che incontra Billy Pilgrim in ospedale, un episodio in cui la storia tradizionale incontra quella “non lineare”.
  • Benessere/Vietnam: l’America che viene descritta in Mattatoio n. 5 è quella del boom economico (le “dita magiche”, le macchine, il consumismo) e del benessere, quella del  “va tutto bene” mentre fuori viene combattuta la guerra.

Voto: 4 segnalibri su 5

Mattatoio n. 5 - K. Vonnegut

Titolo: Mattatoio n. 5 (o La crociata dei bambini)
Autore: Kurt Vonnegut
Editore: Feltrinelli
Lunghezza: 196 pagine
Prezzo: 9 euro
Trama: Verso la fine della seconda guerra mondiale Vonnegut, americano di origine tedesca, accorse con tanti altri emigranti in Europa per liberarla dal flagello del nazismo. Fatto prigioniero durante la battaglia delle Ardenne, ebbe la ventura di assistere al bombardamento di Dresda dall’interno di una grotta scavata nella roccia sotto un mattatoio, adibita e deposito di carni. Da questa dura e incancellabile esperienza nacque “Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini”, storia semiseria di Billy Pilgrim, americano medio affetto da un disturbo singolare (“ogni tanto, senza alcuna ragione apparente, si metteva a piangere”) e in possesso di un segreto inconfessabile: la conoscenza della vera natura del tempo.
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