“Smith & Wesson”: si entra in scena

Smith & Wesson - A. Baricco

Valentina Zanotto

«Guardi che le parole sono piccole macchine molto esatte, mi creda, se uno non le sa usare, tanto vale che non le usi.»

Smith & Wesson di A. Baricco, a prima vista, può sembrare niente più che un breve e semplice romanzo, ma leggendolo meglio ci si accorge che è decisamente qualcosa di più, ovvero una pièce teatrale in cui i personaggi cercano, con qualsiasi espediente, di rendere memorabili e degne di nota le proprie esistenze, pur non mancando di vivere dei momenti ironici. Questo legame con il teatro, infatti, lo si coglie fin dalle prime pagine: oltre alla evidente struttura in atti che suddivide in capitoli il libro, tutti i dialoghi appaiono come una sorta di copione dove le parole dei personaggi sono scandite da quelle che potremmo definire delle vere e proprie “battute”.

PRIMO MOVIMENTO, Allegro.

Non lontano dalle cascate del Niagara, anno 1902.

Interno di una baracca povera, incasinata ma dignitosa.

Un uomo sdraiato sul letto. Non sta necessariamente dormendo. È lì, tranquillo.

Bussano alla porta.

WESSON
[l’uomo sdraiato sul letto
] Chi è?

SMITH
[da fuori] La signora Higgins, su all’albergo, mi ha parlato di lei. Mi ha detto che potevo venirla a trovare.

WESSON
La signora Higgins è una puttana!

Pausa.

Ci troviamo nel 1902 e il luogo sono le grandi Niagara Falls. I protagonisti di questo “spettacolo scritto” sono Tom Smith e Jerry Wesson, le cui vite si intrecciano nella loro affannosa ricerca di ribellione e adrenalina, a qualsiasi costo. Al lettore non deve affatto sfuggire l’accoppiata ironica dei loro nomi: “Tom e Jerry” da una parte, come i più celebri gatto e topo del mondo dei cartoni animati, “Smith e Wesson”, in riferimento alla famosa azienda statunitense di armi, dall’altra. Che sia voluto o no, tramite questo espediente Baricco riesce a trasmettere una leggerezza ironica che si ritrova poi anche nelle loro azioni, come una specie di nomen omen. Wesson, infatti, è un “pescatore”, ma non nel vero senso del termine: lui pesca i corpi di quelli che si suicidano buttandosi dalle Cascate del Niagara (ripercorrendo, in un certo senso, il ricordo del padre); Smith, invece, si è scoperto “metereologo” e ha deciso di annotare su un taccuino le previsioni decise sulla base di quanto gli riferisce la gente. 

Abbiamo deciso che il 21 giugno, solstizio d’estate, il primo essere umano nella storia degli esseri umani salterà dalle cascate del Niagara non per farsi fuori, ma per vivere, una volta buona, e vivere davvero. Sarà una ragazzina di ventitré anni e contro ogni aspettativa non morirà in quel salto, e questo perché i signori Smith e Wesson, invece di progettare infallibili fucili a ripetizione, le troveranno il modo di sopravvivere alle cascate, sfidando la natura e le leggi della fisica, e vincendo, se dio lo vorrà e se avremo un culo bestiale.

Tra i due si inserisce Rachel Green, un’aspirante giornalista che è alla ricerca di uno scoop memorabile che la faccia riscattare dalla normalità, e per farlo è disposta anche a mettersi in gioco lei stessa, diventando una incredibile “notizia vivente”.

In fondo un bel destino, ma a lei manca qualcosa vero? Manca qualcosa di veramente suo, una storia memorabile, una prodezza, un miracolo tutto suo.

Il loro desiderio di evasione dall’ordinario, infatti, non è rappresentato solamente dall’attuazione di una impresa epica, ma anche dalla volontà di conquistare un po’ di gloria a discapito di una vita trascorsa costantemente in maniera piatta e senza sfumature. Tutti e tre decidono di sfidare la grandezza incontrastata delle cascate, ma come spesso accade (e come insegna anche lo stesso concetto di “sublime”), sono proprio le cose più grandi di noi a sopprimerci e a farci sentire piccoli e perituri, soprattutto se di mezzo si trova una natura che ci ricorda costantemente quanto è più potente di noi. Da qui al fatto che, raramente, le cose vanno come si spera il passo è veramente breve ed ecco che, per ultimo, è il destino a farla da padrone.

Riepilogando. Disponiamo di tre strade. Prima: una palla di caucciù, perfettamente sferica, cava all’interno. La spariamo a grande velocità in modo che salti oltre i gorghi e cada direttamente nelle rapide, dove poi Wesson la va a pescare. Seconda: una sorta di cassaforte. La precipitiamo giù dalle cascate, quando tocca il fondo Rachel esce attaccata a un salvagente che la riporta velocemente a galla e poi la trasporta giù per le rapide. Wesson la raccoglie. Terza: una botte piena di aria compressa, perfettamente imbottita e a tenuta stagna. Rotola giù dalle cascate, finisce sott’acqua, torna su, e galleggia giù dalle rapide fino a quando Wesson non la prende al volo. Votazioni!

Quello che più colpisce di Smith & Wesson, probabilmente, è proprio questo: il tentativo di costruire una vicenda interamente incentrata su una natura che appare ingestibile e ingovernabile nonostante il desiderio, prettamente umano, di tenerle testa. Tutto questo è descritto da Baricco in una maniera che ho trovato semplice e delicata, quasi come se non ci fossero altre parole per poterlo fare. Complice anche l’originale espediente teatrale, la lettura appare scandita come i colpi delle lancette su un orologio e la storia è tanto precisa quanto dinamica nel suo desiderio di uscire dalle righe di un destino che appare già scritto in tutti quei corpi senza vita che vengono recuperati ai piedi di quell’enorme discesa d’acqua. Rachel, tra tutti, è quella più motivata nell’impresa («Son qui perché se mi arrendo questa volta mi arrenderò tutta la vita») e, con la sua giovane età, sembra la personificazione di una generazione che cerca di fare del rischio e del desiderio di emergere dalla folla, una via di fuga dalla routine e dalla monotonia. Quello che ne esce è uno “spettacolo nello spettacolo”: inscenato prima di tutto nel metodo di scrittura – che prende le mosse dal teatro – e poi anche nella storia. Baricco è uno di quegli scrittori che piace o non piace, senza vie di mezzo, ma con Wesson & Smith è stato in grado di creare una storia (quasi sulla scia di una notizia giornalistica) degna di davvero di essere letta.

Parole chiave:

  • Ironia: presente prima di tutto nei nomi dei protagonisti, ma anche come filo conduttore che unisce, dall’inizio alla fine, una trama in cui le battute presenti non sono solamente quelle teatrali, ma anche quelle che vengono dai personaggi stessi.
  • Destino: l’unico che esce vincente dalla scena e che appare, come sempre, incontrastabile. Non ci sono desideri di rivalsa o preparazioni che tengano se, alla fine, certi piani sono già stati scritti.
  • Teatro: Smith & Wesson è una pièce teatrale, ovvero un libro che fa dello “spettacolo” l’ingrediente principale e cardine di tutta la storia inscenata dai tre protagonisti. Questi ultimi, infatti, come dei veri e propri attori, entrano ed escono dalla “scena” in maniera dinamica e sono scanditi non solo dalla battute ma anche dalle pause che sono gli “andamenti” o gli atti.
  • Natura: rappresentata dalle Cascate del Niagara e vista come insormontabile, almeno considerando i corpi che vengono ripescati ai piedi della distesa d’acqua. Smith & Wesson è anche la storia del tentativo del superamento dei limiti, ma già la storia di Ulisse, inserito nell’Inferno di Dante, aveva insegnato che questo non è possibile senza delle conseguenze.
  • Tanto in uno: questo libro è molte cose. E’ un articolo di giornale (o meglio, la ricerca di uno scoop), un copione teatrale, un breve romanzo e anche una storia di vita.

Voto: 4 segnalibri su 5

Smith & Wesson - A. Baricco

Titolo: Smith & Wesson
Autore: Alessandro Baricco
Editore: Feltrinelli
Lunghezza: 108 pagine
Prezzo: 7 euro
Trama: Tom Smith e Jerry Wesson si incontrano davanti alle cascate del Niagara nel 1902. Nei loro nomi e nei loro cognomi c’è il destino di un’impresa da vivere. E l’impresa arriva insieme a Rachel, una giovanissima giornalista che vuole una storia memorabile, e che, quella storia, sa di poterla scrivere. Ha bisogno di una prodezza da raccontare, e prima di raccontarla è pronta a viverla. Per questo ci vogliono Smith e Wesson, la coppia più sgangherata di truffatori e di falliti che Rachel può legare al suo carro di immaginazione e di avventura. Ci vuole anche una botte, una botte per la birra, in cui entrare e poi farsi trascinare dalla corrente. Nessuno lo ha mai fatto. Nessuno è sceso giù dalle cascate del Niagara dentro una botte di birra. È il 21 giugno 1902. Nessuno potrà mai più dimenticare il nome di Rachel Green? E sarà veramente lei a raccontarla quella storia?
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2 pensieri su ““Smith & Wesson”: si entra in scena

  1. SegnaLibro ha detto:

    Non l’avevo mai sentito, ma sembra davvero un romanzo invitante, uno di quei libri un po’ particolari che hanno il loro indiscusso fascino… aggiunto alla wishlist😛
    Ottima recensione ✌️

    Piace a 2 people

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