La Chicago distopica di “Divergent”

Potrei dirgli che sono settimane che mi arrovello su cosa mi dirà il test attitudinale: Abneganti, Candidi, Eruditi, Pacifici o Intrepidi?

Divergent è un romanzo del 2011 scritto da Veronica Roth e il primo capitolo di una trilogia a cui si aggiungono anche Insurgent (2012) e Allegiant (2013). Da questi, successivamente, sono stati ricavati pure delle produzioni cinematografiche (uscite nelle sale tra il 2014 e il 2016) che, come i libri, hanno riscosso un grande successo di pubblico.
Il romanzo appartiene al genere “distopico” ed è ambientato nella Chicago post apocalittica di un futuro imprecisato in cui gli ultimi (o i primi) umani sopravvissuti hanno deciso di porre fine alle guerre intestine tra loro dividendosi in cinque diversi gruppi, chiamati “fazioni”. Ognuna di esse, come teste diverse di uno stesso corpo, possiede un determinato tipo di caratteristiche e richiama, a seconda della predisposizione naturale, una specifica tipologia di persone.

«I corridoi sono angusti, anche se la luce che entra dalle finestre crea un’illusione di spazio. Sono gli unici luoghi in cui le fazioni si mischiano.»

Ci sono i Candidi, che perseguono i valori della sincerità e dell’onestà poiché il loro obiettivo principale è quello di dire sempre il vero a tutti i costi; i Pacifici, coloro che coltivano la terra e vestono con toni accesi e vivaci (la loro filosofia di vita è quella di essere sempre in armonia con se stessi e con ciò che li circonda); gli Intrepidi, il gruppo dei coraggiosi che fa cose che nessuno farebbe (come saltare dai treni in corsa, combattere a corpo nudo o saltare da grattacieli attaccati a una fune); gli Eruditi, quelli che conoscono ogni cosa perché interessati alla sapienza; infine gli Abneganti: loro, oltre ad avere in mano il governo della città, sono chiamati anche “Rigidi” per via del forte altruismo che fa dimenticare loro stessi in favore degli altri (aiutano tutti, anche gli “Esclusi”, ossia quelli che vivono ai margini della società perché rifiutati dalle loro fazioni). L’appartenenza a uno di questi gruppi è sperimentata attraverso una sorta di seduta psicoanalitica che studia come reagisce l’inconscio se stimolato da determinati elementi. Una pratica indolore, ma sicuramente tanto singolare. Questo “test di iniziazione”, infatti, non solo è svolto tramite la somministrazione di un liquido e la stimolazione della mente per mezzo di elettrodi, ma è rivolto a tutti i sedicenni che sono chiamati a scegliere se unirsi a una nuova fazione oppure a rimanere con i propri affetti. Una tappa importante tanto quella che, all’interno del romanzo, viene chiamata “Cerimonia della scelta”: un evento ufficiale che sancisce definitivamente l’adesione al gruppo scelto attraverso un vero e proprio “patto di sangue”. 

«Nel cerchio più interno ci sono cinque coppe di metallo così grandi che ci starei tutta se mi rannicchiassi. ognuna contiene l’elemento simbolo di ogni fazione: pietre grigie per gli Abneganti, acqua per gli Eruditi, terra per i Pacifici, carboni ardenti per gli Intrepidi, vetro per i Candidi. (..) Lui mi porgerà un coltello, e io mi farò un taglio nella mano e lascerò gocciolare il sangue nella coppa della fazione che avrò scelto.»

I personaggi principali della vicenda e intorno a cui ruota prevalentemente la trama sono Beatrice e Tobias, chiamati anche “Tris” e “Quattro”. Questi due ragazzi, oltre a essere legati dal numero come una sorta di prolungamento l’una dell’altro, dimostrano fin da subito di capirsi e comprendersi a vicenda, passando però attraverso non poche difficoltà. Entrambi appartengono agli Intrepidi, ma non sempre ne condividono tutti gli aspetti; per questo si può dire che la loro vita di “superficie” all’interno del gruppo si mescola a quella segreta che vivono tra di loro e agli ideali che condividono.

«Penso che abbiamo fatto un errore» mi spiega dolcemente. «Abbiamo tutti cominciato a criticare le virtù delle altre fazioni nello sforzo di valorizzare la nostra. Io non voglio commettere lo stesso sbaglio: voglio essere coraggioso, e altruista, e intelligente, e gentile, e onesto.»

Lo spazio in cui si svolge Divergent è davvero interessante: la storia non è solo ambientata in uno scenario post apocalittico, ma anche in una città in cui la differenza centro-periferia si percepisce fortemente. Man mano che si raggiunge il cuore di Chicago, infatti, il lettore si trova spiazzato – e sovrastato – dalle descrizioni che fanno emergere soprattutto una sequenza di vetro, cemento e acciaio: le strade sono livellate, gli edifici numerosi, dappertutto ci sono binari sopraelevati e rotaie. Insomma, lo spazio è così ridotto e claustrofobico da sembrare tanto quello teorizzato da Piranesi nelle sue “Carceri d’invenzione”. In tutto questo alternarsi tra luoghi angusti e aperti si colloca anche la base degli Intrepidi, una sorta di caverna sotterranea in cui le ore notturne sembrano superare quelle diurne, mentre le pareti di roccia e i tunnel sono gli unici collegamenti con il mondo esterno.

«Cerco di guardare, oltre lui, il paesaggio che stiamo attraversando: un mare di edifici fatiscenti e abbandonati che, allontanandosi, si rimpiccioliscono sempre di più.»

Questo è un libro che non può non entusiasmare: nonostante sia lontano dai classici del genere distopico (parlo di Orwell o Huxley), riesce comunque a riprenderne le tematiche e perfino a “romanzarle”. La Roth si può dire che abbia creato un piacevole esempio moderno che segue questo filone, ma allo stesso tempo se ne distacca consapevolmente creando una storia fondata su degli elementi interessanti che sanno colpire l’attenzione del lettore fin dalle prime pagine. Ne sono un esempio la stessa divisione in fazioni, i simboli, ma anche gli scenari e i personaggi. Il suo modo di scrivere è molto semplice ed efficace, ma non per questo banale: le sue parole arrivano dirette al punto senza perdersi troppo in giri di parole “stordenti”, mentre ogni capitolo è un crescendo di azioni che porta a chiedersi continuamente come la storia si svilupperà e andrà a finire. Una cosa è sicura: Tris e Quattro coinvolgeranno anche voi nel loro mondo fatto di tatuaggi, paesaggi “spersonalizzati”, perdite e insidie nascoste.

Parole chiave:

  • Beatrice: non è solo il vero nome di Tris, ma anche un’intenzione, ossia colei che “ispira” (come accade a Dante) il cambiamento e la rivolta per ristabilire l’equilibrio.
  • Divergente: il titolo del libro, ma anche la stessa Beatrice, una persona non collocabile in una sola categoria come vuole e pretende la società, ma che possiede diverse caratteristiche. Essere divergente, nel mondo di Tris, è proibito, ecco perché la ragazza tenta in tutti i modi di nasconderlo.
  • Tatuaggio: qualcosa di importante sia per Tris che per Quattro, un linguaggio e un modo per descrivere ciò che sentono.
  • Paura: la società descritta nel romanzo gioca moltissimo su quest’ultima per poter mantenere saldo il controllo e l’equilibrio tra le fazioni (gli stessi Intrepidi svolgono delle prove che fanno immaginare le fobie più recondite per poterle affrontare e superare).
  • Caos/ordine: due elementi imprescindibili e costantemente presenti nel romanzo, il primo è rappresentato dagli Intrepidi e dal loro carattere esuberante, mentre il secondo è descritto dalle strutture delle stesse fazioni («Le strade ordinate degli Abneganti (..) nel caos degli Intrepidi»).

Voto: 4 segnalibri su 5

Divergent - Veronica Roth

Titolo: Divergent (Una scelta può cambiare il tuo destino)
Autore: Veronica Roth
Editore: De Agostini
Lunghezza: 478 pagine
Prezzo: 6,90 euro
Trama: La società distopica in cui vive Beatrice Prior è suddivisa in 5 fazioni, ognuna delle quali è consacrata a una virtù: sapienza, coraggio, amicizia, altruismo e onestà. Beatrice deve scegliere a quale unirsi, con il rischio di rinunciare alla propria famiglia. Prendere una decisione non è facile e il test che dovrebbe indirizzarla verso l’unica strada a lei adatta si rivela inconcludente: in lei non c’è un solo tratto dominante ma addirittura tre! Beatrice è una Divergente, e il suo segreto – se reso pubblico – le costerebbe la vita.
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